Vi portiamo per mano nel mondo di Vasco Rossi

In edicola con Sorrisi un eccezionale supplemento dedicato al rocker più amato: foto mai viste, testi inediti e una lunga ed esclusiva intervista in cui si racconta come non ha mai fatto. Ecco qualche passaggio...

Vasco Rossi
7 Giugno 2021 alle 16:02

Quanto ci mancano i grandi concerti di Vasco? Per anni sono stati l’appuntamento estivo imperdibile di centinaia di migliaia di persone. Per due anni la macchina si è fermata per il Covid: siamo certi che appena sarà possibile Vasco tornerà sul palco per far sognare i suoi fan. Nell’attesa, noi di Sorrisi abbiamo preparato due sorprese.

Vasco Nonstop Live

La prima è una strepitosa iniziativa editoriale che dall’8 giugno porta in edicola tutti gli album dal vivo di Vasco.

Le emozioni dei grandi concerti di Vasco in una nuova collana di 18 imperdibili uscite. Una raccolta impreziosita da cover inedite tratte delle locandine originali dei tour e da un'intervista esclusiva, in cui Vasco racconta tutti i retroscena dei suoi mitici live. In più un concorso per vincere 10 esclusivi giradischi "Vasco Modena Park". Qui tutte le informazioni e il piano delle uscite: https://www.mondadoriperte.it/vasco-nonstop-live.html

Storie di Vasco

La seconda è uno speciale di 52 pagine realizzato dalla nostra redazione con il racconto della sua vita e della sua musica. Gli esordi e i concerti negli stadi, i segreti delle sue canzoni e una collezione di frasi ritrovate in 40 anni di incontri con Sorrisi. C'è anche una lunga e bella intervista inedita di cui qui vi presentiamo un piccolo antipasto...

Nel 1981, 40 anni fa, esce “Siamo solo noi” e tu diventi “il rock in Italia”.
«Ho dato credibilità al rock “in italiano”, e di questo vado orgoglioso. La mia svolta rock è iniziata con “Colpa d’Alfredo”, il mio terzo album. Lì è evidente la mia mutazione da cantautore rock a rockstar. Con l’album successivo, “Siamo solo noi”, il cambiamento è definitivo. Nelle canzoni ci metto rabbia e ironia, la musica diventa la colonna sonora perfetta per le parole, che uso come la mia arma segreta. Poche, ma quelle giuste e significative, evocative».

Com’è nata “Siamo solo noi”?
«È nata dalla rabbia, come tutte le canzoni di quel periodo. Dalla rabbia che avevo in corpo dopo anni che scrivevo canzoni e continuavo a non ricevere alcun tipo di risposta se non quella dei “pochi ma buoni”, di coloro cioè che mi seguivano dalla prima ora. Ero arrabbiato con tutto il mondo. Mi è venuta di getto in una notte in cui ero furioso con me stesso».

Quanto lavori sulle parole delle canzoni?
«Le parole sono tutto per me, la musica ne è la colonna sonora. L’obiettivo è la sintesi, con una sola parola dare l’idea di un intero concetto. Le mie parole sono “distillate” e vengono fuori come bolle di sapone… ma bisogna stare attenti a dosare bene il soffio per non farle scoppiare troppo prima».

Quando guardi il pubblico dal palco di uno stadio, qual è la prima cosa che vedi?
«La mia gente. Il mio popolo, il popolo del rock, l’entusiasmo, la condivisione, la rabbia e la commozione di centinaia di migliaia di individui che contemporaneamente si riconoscono e si sfogano come un effetto catartico. È il potere “terapeutico” di un concerto, torni a casa con gli occhi che brillano di felicità e ti senti appagato e libero».

Quanto ti manca entrare in uno stadio?
«Ahimè, la pandemia ci ha distrutti tutti, per il secondo anno siamo stati costretti a riprogrammare le date dei miei concerti, dal 2020 al 2021 e adesso al 2022. È chiaro che è stata, ed è, dura: mi manca l’adrenalina da palco, quell’adrenalina da concerto che mi mantiene vivo, che mi dà una motivazione di esistere. Dobbiamo tenere duro per arrivare vivi, sani e lucidi al 2022!».

Quanto è importante per te la famiglia?
«La famiglia per me è casa. Il centro di gravità permanente...».

La band è una famiglia?
«Si può essere amici sì, ma non è necessario. La band è come una “banda” che si organizza per fare un colpo: sono tutti specialisti nel loro campo, c’è quello che sa aprire la cassaforte, quello che guida la macchina. Alla fine si fa il colpo e poi ognuno per la sua strada».

Vieni da Zocca, quindi, nella parlata bolognese e modenese, sei un “montanaro”. Questo vuol dire che sei uno caparbio, che sta bene con gli altri e con sé, che ha i piedi ben fissi per terra, che mette da parte per il futuro… Ti ci ritrovi?
«Montanaro orgoglioso e fiero! Non rinnegherò mai le mie radici profonde a Zocca, dove vive mia madre, dove sono cresciuto felice in mezzo ai boschi e tanti amici. I primi sogni, le prime canzoni, la radio... Punto Radio è nata lì dalla mia combriccola di amici di infanzia. Quando cresci in un paese, dove tutti ti conoscono, impari subito a non montarti la testa e a mantenere i piedi ben saldi per terra. E scopri che ti serve averlo imparato, soprattutto quando scendi dal palco: è fondamentale tornare alla normalità della vita».

Quando vuoi rilassarti cosa ascolti?
«Rock, heavy metal. Ma ascolto anche la radio e ultimamente ho notato un sacco di belle canzoni di Sanremo. Sono le migliori in circolazione, Amadeus ha fatto un buon lavoro».

Da chi hai imparato a stare sul palcoscenico?
«Dai Rolling Stones: Mick Jagger, Keith Richards... ma anche dalla mitica PFM».

Nella storia del rock, c’è stato un “Vasco Rossi” ideale?
«Ci sono io! Non basta? (ride)».

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