700 anni fa moriva Dante, il padre della lingua italiana

La tv lo celebra e il superesperto Aldo Cazzullo ci aiuta a risolvere qualche mistero

13 Settembre 2021 alle 08:36

Quest’anno cade il 700° anniversario della morte di Dante Alighieri (tra il 13 e il 14 settembre 1321), grande poeta, padre della lingua italiana. Le sue opere sono state analizzate in lungo e in largo per secoli, ma cosa sappiamo davvero di lui? Abbiamo chiesto lumi al giornalista Aldo Cazzullo, che su Dante aveva incentrato il best seller “A riveder le stelle” e che ora ha appena pubblicato un nuovo libro, “Il posto degli uomini”, dedicato al “Purgatorio”.

Aldo Cazzullo

Il suo vero nome era proprio Dante Alighieri, come lo scriviamo ora?
«Si chiamava in realtà Durante di Alighiero degli Alighieri. Dante è l’unico scrittore che chiamiamo per nome, anzi per soprannome, tanto lo sentiamo vicino a noi. Come se chiamassimo Leopardi “Giacomino” o Manzoni “Sandro”».

È vero che Dante aveva un pronunciato naso aquilino?
«Non tanto come lo pensiamo. Nel ritratto del palazzo del Bargello, attribuito a Giotto (probabilmente è del suo allievo Taddeo Gaddi), ha un naso pronunciato ma abbastanza normale. Certo era di carattere sdegnoso, pensoso, facile all’indignazione. Ma era di animo buono. Pieno di compassione per il dolore altrui».

Chi erano i genitori di Dante? Era di buona famiglia?
«Piccola nobiltà decaduta. Il padre lavorava nella finanza».

È vero che Dante e i suoi amici si facevano battaglia con le parole come i rapper di oggi?
«Sì! Con il suo amico-rivale Forese ingaggia una battaglia durissima, in cui i due si rinfacciano cose terribili. È Forese a dare dell’usuraio al padre di Dante, che replica scrivendo che l’altro lascia sempre sola la moglie Nella. Poi però lo ritrova in “Purgatorio”. Si riconcilia con lui. E Dante in qualche modo chiede perdono alla donna che aveva offeso, descrivendola come virtuosa rispetto alle fiorentine che vanno in giro mostrando “le poppe”».

Dante per vent’anni non poté tornare nella sua Firenze e morì in esilio. Perché?
«Dopo la vittoria della parte a lui avversa, i Neri, rifiutò di ammettere colpe che non aveva commesso. E fu condannato a morte».

Dante era sposato con Gemma Donati: ne parla mai nelle sue opere?
«Quando raccontando la storia di Ulisse cita Penelope e il “debito amore lo qual dovea Penelopè far lieta”, forse pensava anche a sua moglie, e al senso di colpa che sentiva per aver dedicato la vita alla poesia e non aver sacrificato il proprio orgoglio per riportare la famiglia a casa, a Firenze».

Beatrice Portinari, la sua musa, era stata la sua amante?
«No. Anche se non credo sia vero quel che sostengono alcuni, che non si siano mai conosciuti. Non ci si innamora così di una donna immaginaria. E quando Dante la ritrova, nel giardino dell’Eden, in cima alla montagna del “Purgatorio”, trema per l’emozione. La rivede ancora più bella di come la ricordava. E scoppia in un pianto purificatore. Beatrice, “colei che rende beati”, è la parte migliore di ognuno di noi».

Sappiamo con certezza in che città è stata scritta la “Divina Commedia”?
«Non a Firenze, ma in esilio. E Dante ha avuto un esilio itinerante. Nel Casentino, in Romagna, a Verona. Senza l’indignazione e la rabbia per l’esilio ingiusto non l’avrebbe mai scritta, o almeno non così: “Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e com’è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale”».

Tra i personaggi dell’Inferno sono nascosti dei veri nemici giurati di Dante?
«Sì, e con loro è spietato. Nella Palude Stigia incontra Filippo Argenti, suo nemico personale. Si chiamava in realtà Filippo Adimari, lo chiamavano Argenti perché ferrava di argento il suo cavallo e cavalcava per le vie di Firenze con le gambe larghe per ferire con gli speroni chi non era lesto a saltare di lato. Aveva schiaffeggiato Dante, e la famiglia degli Adimari aveva incamerato i beni degli Alighieri. Dante lo ritrova all’Inferno, lui gli dice: abbi pietà di me, vedi che son un che piango. Ma Dante non ha pietà: “Con piangere e con lutto, spirito maladetto, ti rimani, ch’i’ ti conosco, ancor sie lordo tutto”, cioè, anche se sei sporco di fango ti riconosco, e tu stai bene dove stai».

Che cosa uccise Dante a soli 56 anni?
«Forse la malaria, sulla via del ritorno a Ravenna da Venezia, dov’era stato per una missione diplomatica per conto dei signori della città, i Da Polenta».

Come mai oggi diciamo che Dante è il padre della lingua italiana?
«Perché Dante ci ha dato una lingua, presa dai mercati della sua città, che è una lingua viva ancora oggi. Pensiamo a quante espressioni coniate da Dante usiamo ancora adesso: “stare fresco”, “stare solo soletto”, “cosa fatta capo ha”, “essere a buon punto”, “avere un piede nella fossa”, “degno di nota”, “senza infamia e senza lode”, “non mi tange”, “far tremare le vene e i polsi”, “non ragioniam di lor ma guarda e passa”, “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare” (non esiste un modo più letterario di dire a qualcuno: “Fatti i fatti tuoi!”). Antelucano, parola meravigliosa, è stata inventata da Dante; dieta, parola orribile, è una parola usata da Dante. E poi la frase che i veterani ci facevano trovare sulla porta della classe il primo giorno di scuola: “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”. E, ovviamente, la frase che ci dà speranza nei momenti difficili come questo: “A riveder le stelle”».

Ed ecco come la televisione renderà omaggio al poeta

Focus

Una maratona senza precedenti dedicata a Dante andrà in onda su Focus (canale 35) dalle 7 del 13 settembre fino alla mezzanotte del 14 per un totale di 41 ore. La “Divina Commedia” sarà trascritta integralmente, dentro una cornice che farà da sfondo ai versi, mentre la programmazione della rete continuerà normalmente sullo schermo. «La “Commedia” di Dante non ha solo una straordinaria valenza letteraria: è anche di un’attualità pazzesca» dice Marco Costa, direttore della rete. «È intrisa di tutti gli ardori, le pulsioni, le aspirazioni che attraversano i nostri cuori».

Rai

Sono tante le iniziative della Rai per il 700° anniversario della morte di Dante. Raidue propone la trilogia di documentari “Dante” (17 e 24 settembre, e 1° ottobre in seconda serata) coprodotti dalla rete americana Pbs, mentre su Raitre vedremo “Dante confidential” (il 13 in seconda serata) con la voce narrante di Pif. Su Rai5 il 13 ci sarà “Divino Dante” sul tema dell’amore raccontato dallo scrittore, e il 17 “Gli occhi di Dante” che presenta un’affascinante lettura della sua poetica, entrambi i programmi in prima serata. Su Rai Storia, infine, il 14 alle 21.10 rivedremo “Alighieri Durante, detto Dante. Vita e avventure di un uomo del Medioevo” con il racconto della sua vita fatto dallo storico e scrittore Alessandro Barbero.

Seguici