Alessandro Cattelan: «Sono diventato grande, vedrete»

Debutta a settembre su Raiuno con uno show in cui balla, canta e dialoga con le star. E intanto prepara un programma per Netflix

Alessandro Cattelan  Credit: © PIgi Cipelli
19 Agosto 2021 alle 09:00

Sarebbe in vacanza Alessandro Cattelan, in attesa di debuttare su Raiuno a settembre con lo show “Da grande” (due prime serate, il 19 e il 26) e con “Una semplice domanda”, programma in otto episodi disponibile su Netflix entro la fine del 2021, entrambi prodotti da Fremantle. Sarebbe, appunto, perché come leggete in questa intervista esclusiva il giovane conduttore un po’ si riposa e un po’ lavora al suo autunno in tv.

Alessandro, come procede questo agosto?
«Sta andando tutto bene, anche se in realtà è una vacanza lavorativa, tra la chiusura del programma per Netflix e l’ideazione dello show in Rai. È una mezza vacanza, dai...».

Come vive questo grande inizio che ci sarà a settembre su Raiuno?
«Da un lato bene, perché i cambiamenti mi stimolano, confrontarmi con un ambiente, un pubblico e un canale completamente nuovi mi gasa! Dall’altro lato, ovvio, mi spaventa perché non si sa cosa aspettarsi, è difficile fare previsioni. Ma questo è un po’ il bello del mio lavoro, riuscire a farlo a cuor leggero. Di solito mi veniva meglio, invece sto sentendo un po’ l’ansietta da prestazione, ma immagino sia “sana” come si dice di solito».

Che immagine racconta il suo stato d’animo?
«È come aver imparato a nuotare in una bellissima piscina dove si pagava l’abbonamento (Cattelan è sta to a lungo un volto di Sky, ndr) mentre invece ora sto andando in mare, libero e aperto. Magari qualcuno non mi conosce, qualcuno mi ha sentito nominare ma non ha ancora chiaro quale sia il mio linguaggio e il mio modo di fare tv».

Il titolo del programma, “Da grande”, è più azzeccato che mai...
«Lo abbiamo scelto apposta. Ed è un filo conduttore del programma».

Ce lo spiega meglio?
«È uno show puro, in cui tratteremo il tema della crescita, ci chiederemo cosa vuol dire essere grandi nel 2021. Ogni generazione ha la sua età. Mio padre alla mia, 41 anni, aveva già “finito” la sua parabola: aveva un figlio di 16 anni, un’attività che faceva da tantissimo tempo, non ti dico che era pronto alla pensione ma quasi visto che ha iniziato a lavorare giovanissimo. Ecco, le cose cambiano. Quindi, oltre a essere uno show in cui si balla, si canta, si ride, si fa qualche riflessione proprio sul concetto dell’essere grandi, ci si chiede quali siano le prove da affrontare per essere definiti tali».

Che cosa farà con gli ospiti?
«Se a “X Factor” facevo il presentatore classico, in questo caso l’indole è più simile a “E poi c’è Cattelan”, quindi sono io il primo che canta, balla, si traveste, e chiedo la complicità di volta in volta dell’ospite di turno. Sarà un’alternanza di momenti, coinvolgerò vari personaggi che si integreranno nello show».

Ci può rivelare in anteprima qualche nome?
«Luca Argentero, perché il punto di partenza per me è sempre quello dell’intesa reciproca, quindi volevo iniziare con qualcuno che mi fosse amico. Insieme cercheremo di capire come cambia la vita con l’arrivo di un figlio, essendo diventato lui padre da poco. Ci sarà Carlo Conti, in un ruolo un po’ diverso. Vestirà i panni di un attore e mi darà consigli su come affrontare questo ingresso in Rai: lui è una colonna dell’azienda e mi accoglierà in quanto giovane promessa. Poi avremo Il Volo, con cui ci divertiremo a cantare, ci travestiremo, interpreteremo un po’ di musica di varie decadi. Verrà Elodie, e con lei stiamo preparando un’esibizione “bomba”: sarà un momento di show davvero spettacolare! Ci sarà anche Antonella Clerici, della cui presenza sono particolarmente felice perché lei da sempre auspicava un mio arrivo in Rai, mi dà consigli, mi prepara a questo momento e quindi sarà bello averla con me. E come si dice in questi casi: “E tanti altri ancora”».

Come si sta preparando?
«Alla cavolo, come sempre affronto la vita! A parte gli scherzi, non sto facendo niente di particolare anche perché il punto di ogni mia esibizione non è raggiungere la perfezione, ma divertirmi. Sfruttiamo le “doti” che ho di natura, senza esagerare. Più della tecnica, per me è l’atteggiamento che fa la differenza. È come se mi mettessi a studiare dizione: quando parlo ho mille difetti che sono diventati la mia caratteristica e me li tengo!».

Essere spontanei come primo punto, quindi...
«Sì, e credo che questo sia quello che interessa al pubblico, che vorrà sentirsi coinvolto e divertirsi più che prestare attenzione alle note che prendo».

Ci sarà il pubblico in sala?
«Questo potrebbe cambiare da un giorno all’altro, vista la situazione. Seguiremo tutte le procedure, non abbiamo idea di quante persone o di come sarà l’accesso allo studio. Ma sì, questo show è pensato per avere il pubblico presente».

Che ricordo ha dello Zecchino d’Oro del 1987 dove fece il “giurato”?
«Ho provato a rubare la torta alla fine. E ricordo che ci hanno regalato un po’ di giochi. Ero un grande lettore del "Corriere dei piccoli", dentro c'era un coupon per partecipare: in realtà erano stati i giochi ad attirarmi...».

Da grande cosa voleva diventare?
«Volevo essere un calciatore, attività che mi avrebbe già portato a fine carriera visto che alla mia età avrei abbondantemente terminato, e sarei quindi in preda alla depressione per capire cosa sarei diventato dopo. Poi a un certo punto avevo l’idea di studiare Lingue, quindi avrei potuto essere interprete o traduttore, però mia moglie (la modella Ludovica Sauer, ndr) sostiene che avrei potuto fare l’avvocato perché quando discutiamo dice che sono puntiglioso. Per fortuna mi è capitato questo lavoro...».

Affrontiamo il tema Inter, dato che ne è tifoso?
«Non è proprio un momento felicissimo...».

Allora la prendo alla larga: parliamo degli Europei e delle Olimpiadi?
«Ho visto tutto: durante gli Europei il momento che più ricordo è la semifinale con la Spagna. Ero arrivato lì in vacanza da un paio di giorni, durante la partita c’era un silenzio tombale e solo io urlavo come un matto in giro per la casa. Un’altra cosa bella è che in questa estate si sono formati un sacco di ricordi (e ne parleremo anche in “Da grande”) e so per certo che i figli porteranno con sé: “Quell’estate di vittorie ero con...”».

Per quale disciplina olimpica ha urlato di più?
«Per i 100 metri: non ci potevo credere. Mi sono commosso. Questo è stato davvero un anno sorprendente, che credo porterà benefici. Dobbiamo ringraziare tutti gli atleti perché sono un’iniezione di combustibile per il nostro Paese, non da poco. Io poi spero che le mie figlie si convincano a fare sport e che capiscano che la vita è oltre un telefonino».

Come sta andando da questo punto di vista?
«Bene, Nina e Olivia hanno 9 e 5 anni, stanno molto all’aria aperta ma ci si deve lavorare ogni giorno».

Ci riprovo: parliamo un attimo dell’Inter... come vive la vendita di Lukaku?
«Malissimo. Lukaku era diventato un simbolo ma venderlo ci può anche stare, perché il mercato è fatto così. Il tema è che la proprietà non reimmetta qualche altra nuova energia, che significa un po’ abbandonare il percorso. Questo fa male. Ma ci siamo abituati».

Come si rilassa, quindi, in questa semi-vacanza?
«La preparazione dei nuovi show mi ha messo sotto pressione, abbiamo lavorato con un ritmo molto intenso, una buona parte del programma di Netflix è stata girata di notte. Ho iniziato a prendermi 5-10 minuti al giorno in cui sto immobile e in silenzio e respiro, semplicemente. È un rito di ogni mia giornata».

E poi fa qualche sport, dopo aver giocato a calcio a lungo?
«No, il calcio amatoriale mi dà più nervoso che gioia. Ogni tanto mi sento in colpa e vado a correre, ma lo detesto ogni secondo».

Che musica ascolta?
«Ieri ho messo una playlist “Il meglio del 1995”: lì si è fermato il mio interesse per la musica. Mia figlia Nina è una superfan di Katy Perry, ci dividiamo l’autoradio».

Quanto influisce la sua famiglia nel lavoro?
«Quello che è stato “E poi c’è Cattelan” e quello che sarà “Da grande” è basato sulla mia vita: loro sono l’80% della mia giornata, finiscono in tutti i miei racconti».

Nina è dietro al suo show su Netflix, giusto?
«Sì. Una sera guardavamo il cielo e parlavamo dei tipi di desideri da esprimere vedendo una stella cadente. Io ho detto: “La vostra felicità”. Lei mi ha chiesto: “Come si fa a essere felici?”. Non sapevo cosa dire. Ci ho riflettuto e questo è stato lo spunto per “Una semplice domanda”. Parleremo di ricchezza, amore, possesso, gelosia, spiritualità, religione...».

Ha anche scritto un libro con sua figlia, giusto?
«“Emma libera tutti!” (edito da Gallucci, ndr) è una storia che ha inventato Nina, io l’ho solo aiutata a chiuderla. Aveva realizzato dei disegni, mia moglie ha detto che sarebbe stato bello stamparli in un libro. Lo abbiamo fatto, devolvendo tutto il ricavato all’associazione Caf onlus, che aiuta bambini in difficoltà. A Natale arriverà un secondo capitolo, con lo stesso spirito».

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