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Alessandro e Leo Gassmann, una convivenza serena e affiatata

Stanno vivendo insieme in campagna questo periodo di isolamento. «Ci dividiamo i compiti e non smettiamo mai di lavorare» dicono padre e figlio. «Litighiamo spesso, ma poi facciamo subito la pace»

Foto: Leo e Alessandro Gassmann

30 Aprile 2020 | 8:30 di Stefania Zizzari

«La prima cosa da fare è stata cercare di nascondere i “capelloni” di oltre un mese di quarantena. Leo li aveva già lunghi, io li ho bagnati e poi pettinati» sorride Alessandro Gassmann, autore del selfie poi diventato la copertina del numero 17 di Sorrisi.

L’attore e suo figlio Leo si sono fotografati da soli per questo servizio superesclusivo. «Eravamo in terrazzo, abbiamo cercato la luce, usato il mio braccio che è più lungo, fatto sette scatti e il risultato... è in copertina!».

I segreti del mestiere?
Alessandro: «Ho cercato di sfruttare i ricordi che ho delle foto fatte con grandi fotografi nel corso della mia carriera. Poi Leo è belloccio e pure furbo perché non cambia mai espressione e fa sempre quella in cui viene benissimo. Io ancora mi mantengo e... ho sfoderato la posa da vecchio marpione (ride)».
Leo: «Non so di quale espressione papà stia parlando (ride) ma in effetti ci siamo divertiti».

Dove state trascorrendo il periodo di isolamento?
Leo: «Nella casa in campagna. Io ero venuto qui con il mio cagnolino Piuma per un paio di giorni per stare tranquillo e scrivere un po’. Poi papà e mamma mi hanno raggiunto».
Alessandro: «Il giorno in cui sono state interrotte le riprese a Napoli dei “Bastardi di Pizzofalcone 3”, con mia moglie abbiamo pensato di venire qui per passare del tempo con Leo. Quando stava per scattare il blocco ci siamo detti: torniamo a Roma in case più piccole e separate oppure stiamo qui tutti insieme? Abbiamo deciso di rimanere. Infatti Leo, che era venuto per stare due giorni, è vestito così da un mese e mezzo e si mette tutte le cose mie. Io invece ero venuto direttamente dal set con l’abbigliamento da “Bastardi“, con tanto di cappotto imbottito... Meno male che qui ho trovato i bermuda che vedete nella foto».

Come sta andando la convivenza?
Alessandro: «Passo gran parte della giornata in terrazzo a fare giardinaggio, ad ascoltare musica, a leggere. Poi a metà pomeriggio accendo il televisore, guardo le notizie, si decide tutti insieme cosa mangiare la sera. Dopo cena, la grande novità: le serie americane sulle piattaforme in streaming. Leo me le ha fatte scoprire e ora ne sono dipendente. Sono fatte in maniera sublime».
Leo: «Io studio, ho tre esami a partire da maggio, sono al secondo anno di “Arte, comunicazione e psicologia” in un’università americana a Roma. E poi c’è la musica. È uscito il video di “Maleducato”, il brano estratto dal mio album, che abbiamo riarrangiato con la band, ognuno da casa. Poi mi sto mettendo in gioco, cercando di trovare delle nuove chiavi di scrittura».

Alessandro, ama il giardinaggio?
«Mia madre (l’attrice francese Juliette Mayniel, ndr) viveva in campagna, era figlia di contadini. Io da bambino ho imparato a vendemmiare, a coltivare, ho sempre avuto amore per la terra, e in questa casa c’è un terrazzo che ha una parte con il terreno vero. Qui ho piantato due alberi: due sughere che erano al vivaio da anni e che nessuno voleva perché richiedono molto lavoro e crescono lentamente. Sono piante meravigliose, le amo moltissimo e le curo tutti i giorni. Poi ci sono le rose, i gelsomini, un glicine, un limone. Poto, levo il secco, colgo i frutti: mi piace tanto, posso andare avanti così per ore».

Leo tu invece vai avanti ore a cantare...
Leo: «Giorno e notte (ride)».
Alessandro: «Canta 24 ore su 24. Mi fa piacere perché vuol dire che ha preso seriamente il suo lavoro, che è anche la sua passione. Sono ammirato dalle sue qualità canore e anche di composizione. Gli ho chiesto solo di relegare i brani nei quali “spinge” di più alle ore diurne, in modo che si mantengano buoni rapporti con i vicini. Che per carità, sono pure contenti perché in fondo becca tutte le note…».

I compiti domestici li dividete?
Leo: «Io passo l’aspirapolvere: Piuma lascia un sacco di peli per casa e li devo pulire. Poi dopo cena mi rilassa lavare i piatti… di solito la cucina la pulisco io».
Alessandro: «Ma non è vero: io sono campione mondiale di caricamento lavapiatti!».
Leo: «Tu lo fai la mattina, la sera ci penso io (ride)».

Sembra un buon compromesso.
Alessandro: «La verità è che io la mattina, al contrario suo e di mia moglie, mi sveglio presto e sono iperattivo: dalle 7 sono in piedi. Arrivo in cucina, svuoto la lavapiatti della sera, metto tutto a posto, apparecchio per bene la tavola per la colazione sua e della mamma, carico le caffettiere, mi faccio un caffè con la moka piccola, leggo i giornali e pubblico sui social la poesia del mattino».

È una convivenza serena.
Alessandro: «Sì, anche se discutiamo spesso. Abbiamo due caratteri forti e diversi, quindi può capitare che ci arrabbiamo, soprattutto io: lui è più serafico. Sono ipercinetico e la sua flemma mi fa impazzire: finisce che mi alzo dal tavolo dicendo: “Mi avete rotto!” e me ne vado».

Chi chiede scusa per primo?
Alessandro: «Io: vado da lui, mi scuso e gli dico: “Facciamo pace?”».
Leo: «E io lo perdono subito».

Chi è il più pigro tra voi in questo periodo?
Leo: «Nessuno. In questo siamo simili: cerchiamo di riempire le giornate e farle fruttare al meglio, tra lavoro, passioni e attività fisica. Poi però papà ha più bisogno di riposarsi perché ha una carriera più lunga alle spalle».
Alessandro: «Stai dicendo che sono vecchio?».

In effetti messa così...
Leo: «Intendevo dire che papà avendo lavorato tanto nella vita riesce ad apprezzare di più i momenti nei quali ci si può rilassare. Io invece non riesco mai a rilassarmi perché devo andare sempre a mille».

Chi cucina meglio?
Alessandro: «Senz’altro Leo: l’altro giorno ha fatto una carbonara di zucchine che era la fine del mondo. Vorrei che dopo aver vinto Sanremo ed essere arrivato quasi in finale a “X Factor”, ora mi vincesse “MasterChef”, così si specializza e sperimenta a casa cose sempre più buone».
Leo: «Io avrei citato la “pasta filacciosa”...».

La pasta filacciosa?
Leo: «Anni fa papà mi portò in un ristorante in Toscana dove lui andava quando era piccolo. Mi ha fatto provare la pasta filacciosa, con pomodoro, parmigiano, mozzarella, basilico, peperoncino: io l’ho rifatta a casa ed è diventata ormai la mia specialità».

A che cosa state lavorando?
Leo: «Io al tour in modo da farmi trovare pronto quando si potrà ripartire, sto promuovendo il singolo “Maleducato” e sto scrivendo: ho tante idee per un nuovo disco, che esprimerà al 100 per cento quello che sono. Il primo album era di sperimentazione, il prossimo avrà più identità. E poi utilizzo questo tempo per prepararmi nel caso mi chiamassero al prossimo Festival di Sanremo!».
Alessandro: «Sto sistemando il piano di lavorazione del mio terzo film da regista. È un adattamento cinematografico di “Il silenzio grande”, un testo di Maurizio de Giovanni che ho portato in scena con successo in teatro, con un altro cast. Appena possibile tornerò sul set di “I bastardi di Pizzofalcone 3” che abbiamo interrotto a metà. Poi è già pronto il film di Massimiliano Bruno che si intitola “Ritorno al crimine”, il sequel di “Non ci resta che il crimine”, che fa ancora più ridere. Su Raiuno arriverà la serie “Io ti cercherò”, diretta da Gianluca Maria Tavarelli, la storia toccante di un padre che cerca un figlio che non c’è più e che non ha mai veramente conosciuto. Infine uscirà “Non odiare”, un’opera prima di Mauro Mancini, un film che parla di possibilità di perdono».

Alessandro, qual è il consiglio più importante che ripete a Leo?
«Quello che diede mio padre a me: “Se nella vita hai la possibilità di raggiungere un obiettivo, cerca sempre di fare la strada più difficile e faticosa per raggiungerlo”».

Leo, tuo nonno Vittorio è mancato quando tu non avevi nemmeno due anni: ce l’hai un suo ricordo?
«Papà mi ha raccontato che quando sono nato, nonno ha iniziato a correre per l’isolato urlando a tutti che era diventato nonno».

La prima cosa che farete, tornati alla normalità?
Leo: «Suonare ai live e spaccare tutto. Sempre con gentilezza (sorride)».
Alessandro: «Appena tornato a Napoli vado nel mio baretto preferito e prendo il caffè più bbono d’’o munno!».

Gassman o Gassmann? La vera storia della “n” scomparsa

«Il nostro cognome è tedesco» spiega Alessandro. «Mio nonno Heinrich Gassmann veniva dalla Foresta Nera, da Baden-Baden, e il cognome è sempre stato con due “n” finali. Mia nonna Luisa Ambrôn, ebrea di Pisa, dovette cambiare il proprio cognome in Ambrosi durante il fascismo, come usava per gli ebrei in quel periodo drammatico della nostra storia. Mio padre, per semplificare il proprio cognome da attore, tolse la “n” finale e rimase così.

Io ho voluto rimettere la seconda “n” finale di Gassmann simbolicamente, per stigmatizzare il fatto che, mi auguro, nessuno debba mai più in futuro cambiare il proprio nome per avere gli stessi diritti degli altri, come ha dovuto fare mia nonna. Diciamo che è un segnale che vuole anche ricordare l’orrore del nazi-fascismo, delle leggi razziali e del pericolo costante che tutto ciò possa tornare».