Amadeus: «Eccomi, sono l’amico di famiglia»

Parla il conduttore, che racconta come negli ultimi anni le sue giornate sono cambiate tra vita privata, lavoro e... Sanremo

Amadeus  Credit: © Pigi Cipelli
21 Gennaio 2021 alle 08:50

Il momento “buono” per riuscire a chiacchierare con Amadeus in questo periodo è di prima mattina. «Poi cominciano a incastrarsi gli impegni e si entra nel frullatore della giornata» sorride lui.

Amadeus, è una stagione d’oro per lei: il secondo Festival di Sanremo, un programma dietro l’altro, il Capodanno di Raiuno e la Lotteria, grandi ascolti e soprattutto l’amore della gente. Lei piace a tutti.
«Intanto sono strafelice perché io nella vita non do nulla per scontato. Avverto questo affetto della gente, me ne accorgo quando sono in giro e mi dicono: “Di persona sei proprio come ti vediamo in tv”».

Lei è sempre così allegro anche nella vita?
«Ho un buon carattere ma certo, ogni tanto ci sono le giornate storte, però ho il dovere di tenerle per me. Soprattutto in questo periodo così difficile, in cui la gente ha problemi seri: il lavoro che non c’è, la salute o addirittura la perdita di persone care, se qualcuno mi dice che ha passato una serata piacevole in compagnia di un mio programma… ecco, è la gratificazione più grande. Che poi io il mio lavoro lo faccio con gioia, divertimento: è quello che volevo fare da ragazzino ed è un sogno che ho realizzato».

Ha parlato prima di giornate storte. Da che cosa dipendono?
«Sono apprensivo. Se mio figlio ha il raffreddore o un po’ di febbre vado in ansia. In questo periodo ho i miei genitori molto anziani e lontani, e sono in pensiero per loro. Mia figlia vive in Spagna e non la vedo da mesi. Se prima di andare in onda la chiamo e non mi risponde perché magari è impegnata, allora entro in studio pensando: “Perché non mi ha risposto?”. Però poi vado in onda e come per magia mi passa tutto».

Da circa quattro anni, da quando ha iniziato a condurre “Soliti ignoti - Il ritorno”, lei è in onda praticamente ogni giorno. Senza considerare gli altri programmi di prima serata e Sanremo. Come è cambiata la sua vita?
«È cambiata in meglio perché io amo il programma quotidiano, il rapporto col pubblico tutti i giorni: mi è sempre piaciuta l’idea di essere l’amico di famiglia, il presentatore della porta accanto. È una routine, è vero, ma è piacevole, non avverto mai la noia».

Ma nel concreto?
«Innanzitutto sono diventato un pendolare. Giovanna e José (sua moglie e suo figlio, ndr) vivono a Milano, io sono a Roma e ogni fine settimana li raggiungo. Certo, andando in là con l’età gli spostamenti diventano più faticosi. E soprattutto ora: José ha 12 anni, ha esigenze diverse per lo sport e il tempo libero, vorrei seguirlo di più. Stare lontano dalla famiglia durante la settimana mi pesa, anche perché io sono un pessimo single».

Che cosa significa?
«Non so cucinare: è un dramma!».

Avrà dovuto imparare ad arrangiarsi tra i fornelli...
«Macché, non sono proprio capace e soprattutto sono molto pigro».

Come “sopravvive”?
«Spero negli inviti a cena di Lucio Presta (il suo agente, ndr), con la scusa di parlare di Sanremo (ride). Lui è molto gentile e a casa sua si mangia sempre molto bene. Meno male che faccio il Festival...».

E quando è costretto a cavarsela da solo?
«Il massimo delle possibilità è una pasta in bianco. Neanche al sugo. È più forte di me, solo il pensiero di sporcare le pentole, che poi devo lavare, mi dà fastidio. Ci sono un paio di ristorantini che conosco: passo, prendo la cena e torno subito a casa, così è ancora calda e non devo neanche accendere il forno per riscaldarla (ride)».

Ama, lei è disarmante!
«È vero. E aggiungo anche che a me piace mangiare, ma farlo da solo mi mette una tristezza... allora spesso faccio una abbondante colazione, un bel pranzo e la sera salto proprio la cena. Glielo avevo detto che sono un pessimo single, di quelli con il frigo vuoto...».

Le posso chiedere di aprire il frigorifero?
«Certo».

Che cosa c’è dentro?
«Del formaggio grattugiato, che è quello che mi serve per la pasta in bianco. Cinque mandarini, tre banane. Un litro di latte. La grande tristezza (ride). Ma il mio frigo conosce anche momenti di splendore, eh?».

Meno male!
«Quando vengono Giovanna e José lo riempiono e diventa un frigo normale. Quando se ne vanno dico: “Portatevi via tutto perché sennò qui va a male”».

Ci racconta una sua giornata tipo?
«Alle 7.30 mi sveglio. Appena mi alzo metto la musica. In questo periodo mi piace riascoltare le canzoni di Sanremo. Mi butto subito sotto la doccia e poi faccio colazione. Mi riempio la tazza di latte come i bambini, poi aggiungo caffè, cereali, biscotti, miele e noci. Dopodiché esco e comincio le riunioni per Sanremo, le telepromozioni o le prove. Alle 13 mangio qualcosa fuori. Rientro a casa solo se ci sono Giovanna e José».

Anche perché altrimenti non ci sarebbe niente...
«Già (ride). Alle 14 vado al Teatro Delle Vittorie per registrare due puntate al giorno di “Soliti ignoti” per “fare magazzino”, come si dice, necessario soprattutto in questi ultimi due anni perché un mese prima dell’inizio del Festival io mi trasferisco a Sanremo. Si registra mediamente fino alle 20, poi torno a casa e verso le 22 “svengo” sul letto perché sono cotto».

Ha mai sognato il Festival?
«Non mi capita di fare sogni legati al lavoro perché mi piace tanto quello che faccio e non arriva mai a turbare il mio sonno. Organizzare il Festival è faticoso, certo, ci sono mille intoppi, cose che non si incastrano, polemiche, ma io di carattere sono determinato e vado avanti per la mia strada. Mi sento sereno e la mia famiglia mi trasmette tranquillità».

Riesce a ritagliarsi del tempo libero?
«Ora no. E il mio tapis roulant è fermo, con la spina staccata da due anni! Però a Milano riesco ad andare con Giovanna a fare la spesa al supermercato: è una cosa che mi diverte. E la mattina porto fuori Kira, la nostra cagnolina, ultima arrivata in famiglia, il sogno di José».

Sua moglie sarà inviata di “La vita in diretta” a Sanremo. Lo scorso anno era in platea: stavolta la coinvolgerà anche sul palco?
«Avere Giovanna in prima fila era una gioia. Non solo, era il mio punto di riferimento: io capivo dal suo sguardo se una cosa le era piaciuta o no. Quest’anno vediamo. Di certo improvviseremo».

Qual è la difficoltà maggiore nell’organizzare un Festival ai tempi del Covid?
«Si parte dalla sicurezza. Certo, sarebbe facile non rischiare, con un teatro vuoto e senza nessuno in giro. Ma non sarebbe un Festival di Sanremo. Allora stiamo lavorando perché si possa fare un Festival più tradizionale possibile, nel pieno rispetto delle regole. In questa ottica c’è l’idea della nave dove ospitare il pubblico dell’Ariston, per creare una sorta di bolla. Stiamo cercando di riorganizzare i percorsi all’interno del teatro Ariston e in tutta la città di Sanremo, la sala stampa, il palco esterno con delle sedute. Tutto si può fare, ma va ripensato in maniera diversa. Che è una fatica enorme, ma c’è un grande impegno da parte di tutti. Del mio gruppo di lavoro e della Rai, che devo ringraziare perché si è messa a disposizione per far sì che questo sia il Festival della rinascita».

È sicuro che il Festival si potrà fare dal 2 al 6 marzo?
«Stiamo lavorando perché il 2 marzo possa partire la sigla del 71º Festival di Sanremo. Ma certo, stiamo monitorando costantemente le decisioni del governo».

A proposito di ospiti, oltre ad Achille Lauro, Elodie e Zlatan Ibrahimovic che lei ha già annunciato, si è parlato degli Abba.
«Quando si parla di ospiti di Sanremo escono tanti nomi: alcuni sono invenzioni, altri sono desideri. Ed è giusto che sia così, fa parte del gioco. Gli Abba sono un desiderio: magari!».

E Alessandra Amoroso ed Emma?
«Sono due artiste fantastiche, non escludo che ci siano ma è ancora presto per dirlo, non ne stiamo parlando».

Sta facendo il conto alla rovescia per l’inizio del Festival, pur con tutte le incertezze del caso?
«No (ride). Io ho solo un grande quaderno dove scrivo, rigorosamente a penna, idee, appunti, considerazioni. Anche scarabocchi. C’è pure una foto di papa Giovanni Paolo II con la sua preghiera per gli artisti. L’ho comprato in una cartoleria di Madrid il 3 agosto 2019 quando mi hanno detto che avrei fatto il mio primo Festival. L’ho usato per Sanremo 2020 e lo sto utilizzando per il Sanremo 2021. Sulla copertina c’è scritto: “Stop thinking & let things happen”, smetti di pensare e fai accadere le cose. E io voglio fare un Sanremo dove accadano delle cose. Penso alla reunion dei Ricchi e Poveri dell’anno scorso. E anche quest’anno sento che le cose accadranno...».

A che punto del quaderno è?
«La prima metà è occupata dallo scorso Festival, ora sono nella seconda».

E per gli altri Festival ne comprerà un altro?
«No, in questo momento l’obiettivo è arrivare al 6 marzo e poi vedremo. Non so se a José piacerebbe un altro anno in cui non sono a casa con lui. Sanremo è un impegno davvero molto grande».

Fiorello lo sente?
«Certo! Con Ciuri (così lo chiama lui, ndr) ci sentiamo spesso, mi fa sempre divertire. È un vero fuoriclasse ed è una persona per me fondamentale. Non potrei fare Sanremo se non avessi lui al mio fianco, perché illumina tutto quello che succede sul palco. Ha già delle idee per interagire con Ibra, ma non me le dice. E poi Ciuri ora è super allenato, fa sport, va in bicicletta... Gli ho detto: “Non è che sul palco dell’Ariston tu sarai fisicato e mi farai fare brutta figura?”. E lui: “Ma no. Tanto tu sei magro. Mangi poco...”».

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