Amadeus: «L’Inter si è presa per sempre il mio cuore»

La squadra per cui tifa appassionatamente da quando era bambino ha vinto lo scudetto

Amadeus
13 Maggio 2021 alle 08:54

Amadeus, l’Inter ha vinto il suo 19º scudetto e lei non sembrava così felice neanche quando le hanno proposto il suo primo Festival di Sanremo!
«Sono due cose diverse (ride)... Il primo Sanremo è particolare, ovviamente. Questo invece non è il primo scudetto dell’Inter che festeggio, ma ha un sapore speciale perché arriva dopo 11 lunghi anni».

Cosa è accaduto a casa Sebastiani quando si è capito che l’Inter avrebbe vinto?
«Io, José e Giovanna eravamo davanti alla tv: abbiamo urlato, il telefonino ha cominciato a squillare impazzito, arrivavano messaggi uno dietro l’altro».

Come avete festeggiato?
«Abbiamo messo sciarpe e maglie dell’Inter, io avevo quella che mi ha regalato Lukaku, siamo saliti in macchina tutti e tre, anzi tutti e quattro perché c’era pure il nostro cane Kira, e siamo andati in giro per Milano a strombazzare. José non aveva mai partecipato a un carosello di macchine finora perché per lo scudetto del 2009 aveva pochi mesi. Nel 2010 l’abbiamo portato in giro ma era piccolino e non se lo ricorda. Stavolta si è goduto la festa. E mi ha detto: “Papà, è uno dei giorni più belli della mia vita...”».

Fino a che punto l’Inter condiziona il suo umore?
«Totalmente. Il tifo lo vivo in maniera passionale, non riesco a essere distaccato. Se l’Inter perde sono di umore cupo. Poi non è che per questo io rovini la giornata a chi mi sta accanto: riesco a dare delle priorità!».

Quando le passa?
«Il giorno dopo cerco di farmelo passare. Ma mi devo sforzare (ride)».

E quando l’Inter vince?
«La giornata diventa fantastica: mi va bene tutto!».

Nello sport a volte si vince, a volte si perde...
«Certo! Il problema non è perdere, ma come perdi. Se la squadra gioca bene e perde, sono dispiaciuto ma penso: “Ha avuto una giornata sfortunata, capita”. Lo sport è anche sconfitta, lo so, ma io lo vivo con passione».

Suo figlio José gioca negli Esordienti dell’Inter come portiere.
«Non perdo mai una sua partita. Cammino avanti e indietro a bordo campo, mi isolo, non voglio sentire i commenti di nessuno. Poi quando José dal campo mi guarda, sfodero un sorrisone sereno perché non voglio mettergli pressione. Ma dentro soffro (ride)».

Ha un rituale quando guarda le partite dell’Inter a casa?
«Sì. Sto in piedi. E se l’Inter segna, rimango immobile nella posizione in cui ero al momento del gol».

Altre “regole” nella visione della partita?
«Non la guardo mai con persone che non tifino Inter, non voglio nessuno che venga a “gufare” a casa mia, altrimenti rischio di litigare: parenti o amici che siano, non guardo in faccia a nessuno».

Si può parlare?
«Sì. Io parlo, urlo, inveisco, mi arrabbio, esulto, grido. Insomma, non mi tengo».

Chissà cosa fa quando va allo stadio...
«Più o meno lo stesso. Mi lascio andare».

È scaramantico?
«Molto. Una volta l’Inter stava perdendo nel primo tempo 2 a 0. All’inizio del secondo tempo vado in uno dei box in tribuna a prendere dell’acqua. Ho pensato: “Tanto stiamo perdendo...”. Invece l’Inter ha iniziato a segnare e io da quel posto non mi sono più mosso: ero immobile, a sbirciare da un monitor. Solo quando l’arbitro ha fischiato la fine sono tornato al mio posto e tutti: “Dov’eri finito?”».

Sua moglie Giovanna è tifosa del Napoli?
«Giovanna è una simpatizzante del Napoli, ma negli ultimi 18 anni si è appassionata per forza anche all’Inter».

Quando c’è Napoli-Inter?
«C’è una sorta di tregua in casa: se il Napoli segna, Giovanna può esultare. Ma lo permetto solo a lei (ride)».

Come è nato il suo amore per l’Inter?
«Mia zia Enza, la sorella di mamma, era una ultrà dell’Inter e mi ha trasmesso la sua passione».

La sua prima volta allo stadio?
«A Verona, avevo 8 anni e la zia mi aveva portato a vedere l’Inter: rimasi incantato dal gioco. Fuori dallo stadio mi comprò un panino con la salamella e mentre lo mangiavo ero rapito dall’atmosfera di festa, dalla condivisione di una passione con tutta quella gente».

Il suo giocatore preferito nella storia dell’Inter?
«Ronaldo, il fenomeno».

In tempi più recenti?
«Lukaku: di rado ho visto giocatori così potenti e così veloci allo stesso tempo».

La cosa più pazza che ha fatto per la sua squadra?
«Nel 2020 finisce il Festival di Sanremo il sabato notte, la domenica c’era il derby. Io mi sono messo in macchina e sono andato direttamente allo stadio, con tutti i bagagli, senza passare da casa».

Anche la scelta di chiamare suo figlio José come l’allenatore Mourinho è originale!
«È vero! Mio figlio è nato nel 2009 ed ero sicuro che quell’anno avremmo vinto qualcosa di importante con Mourinho. Così è stato...».

Ora è alla Roma.
«E sa quanti altri bambini si chiameranno José (ride)? La Roma ha fatto un bel colpo, è l’allenatore giusto per riaccendere la luce. Una punta di gelosia la confesso, Mourinho ha dato il massimo all’Inter e noi tifosi gli vorremo sempre bene. Ma so che darà l’anima per la Roma, come è giusto che sia, e gli auguro di arrivare secondo dietro l’Inter il prossimo anno».

Quando gioca l’Inter lei e il nostro direttore Aldo Vitali vi messaggiate...
«Commentiamo la partita, ci si arrabbia e si gioisce insieme. Ci spediamo cuori nerazzurri a volontà... Tra interisti c’è una sorta di affetto, c’è qualcosa che ci accomuna tutti. Voglio bene ad Aldo, ancora di più perché è interista, l’amore per l’Inter è come un valore aggiunto».

Tra gli oggetti dell’Inter a quale è più affezionato?
«Ho le maglie autografate di Lukaku, Zanetti, Eto’o e la numero 22 di Milito, quella del triplete (quando dieci anni fa l’Inter vinse nella stessa stagione scudetto, Champions League e Coppa Italia, ndr). Quando ti vengono date personalmente, hanno un valore speciale».

Dove le tiene?
«Quella di Eto’o è incorniciata. Le altre sono nell’armadio: a volte le indosso».

La partita dell’Inter che ha rivisto più volte?
«La finale di Champions contro il Bayern Monaco a Madrid nel 2010, quella del triplete. L’avrò vista almeno 20 volte, è sempre una gioia. L’ho fatta vedere anche a José, lui mi ha detto: “Quell’Inter era fortissima, torneremo mai a essere così forti?”. Con Antonio Conte siamo sulla strada giusta».

Ma quante sono le star nerazzurre!

«Era il 6 ottobre 2019» racconta Amadeus, «nella foto qui sopra io e Paolo Bonolis siamo sorridenti all’inizio della partita Inter-Juve. Siamo allegri ma solo perché non sapevamo che poi avremmo perso in casa per 2 a 1! Diciamo che alla fine della partita il nostro umore era del tutto cambiato!». Nel mondo dello spettacolo ci sono tanti interisti doc. Oltre a Paolo Bonolis sono interisti, tra gli altri, Fiorello, Ligabue, Max Pezzali, Nicola Savino, Vasco Rossi, Elio e Adriano Celentano.

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