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Angelo Pintus riporta in tv il Karaoke

Dal 30 marzo torna su Italia 1 il mitico programma che grazie a Fiorello fece cantare milioni di italiani

Foto: Angelo Pintus  - Credit: © Pigi Cipelli

30 Marzo 2015 | 09:56 di Barbara Mosconi

Angelo come?
«Come?!».

Come il nonno, come Branduardi, come l’angelo custode…
«Ah, era mio nonno».

Pintus come il papà.
«Eh sì, sardo».

Professione: comico.
«Non mi sono mai considerato un comico, faccio quello che sono. Io sono io e mi diverto. Sulla carta d’identità c’è ancora scritto studente, credo».

«Io sono io»: ossia?
«Sono... mmmhh... sono un bambino simpatico a cui piace stare in mezzo alle persone e che è riuscito a fare di questa cosa la propria vita».
Alle sette della sera Angelo Pintus sale sul palco. Di spalle c’è l’Arena di Verona («Non è il Colosseo!»), lui si guarda intorno e prova il microfono. «La tribuna è gremita» dice con la voce di Pizzul. E poi: «Sono emozionatissimo» con la vocina da criceto. «Mi si stanno congelando le unghie!» con la voce di Pintus. È il momento: «Wow!!!». Si parte. Dopo vent’anni il «Karaoke» torna nelle piazze d’Italia e stavolta lo fa con lui, Angelo Pintus, uno che si vanta: «Sono conosciuto dai figli e non dai genitori». E aggiunge: «Quanti comici ci sono per una generazione di bambini e di ragazzi?».

Dal palco di «Colorado» al palco del «Karaoke»: il passo è breve o lungo?
«Facciamo una premessa».

Facciamola.
«Sono più di vent’anni che sogno di fare questo programma, quindi il passo è lungo. Da quando ho visto le prove di quello del ’92 con Fiorello. Ero in piazza ad Alassio e facevo il cameriere. Vent’anni è una vita. Per questo ho tanta energia».

Se in Italia uno dice «Karaoke» tutti pensano a Fiorello.
«Anch’io, eh! Ma va benissimo».

Quando ti hanno detto «Karaoke» cosa hai pensato?
«In realtà era da qualche anno che ne parlavo con Massimo Dorati, che ora non c’è più: come autore lui aveva fatto il primo “Karaoke”. Abbiamo lavorato insieme a “Colorado”. Perciò non posso spiegare la mia felicità».

Nel ’92 quando Fiorello girava le piazze tu avevi 17 anni e andavi a scuola...
«...ed ero magro, ero alto un metro e ottanta e pesavo 67 chili, vivevo in Liguria e andavo tutti i giorni a lavorare con la bici in un ristorante ad Andora».

Il «Karaoke» va in onda alle otto di sera contro i tg e le soap opera. A quale pubblico ti rivolgi?
«Mi immagino che lo vedano una nonna, una mamma, un bimbo, un po’ tutti. È una cosa che fa compagnia e a cui non hai bisogno di prestare troppa attenzione, puoi cucinare, mangiare mentre uno canta. Nel fare compagnia la musica è fondamentale».

Nell’epoca dei talent e dei reality, perché uno va al «Karaoke»?
«Perché questa non è una gara, ma un modo per stare insieme. Qui nessuno ti giudica, nessuno ti promette niente, nessuno ti dirà: “Per me è no”. Ci vieni per fare una bella cantata e poi rivederti da casa».

Tu il karaoke lo facevi già da animatore nei villaggi turistici.
«Per forza. Vuoi non farlo negli Anni 90? Era un appuntamento! Facevamo la chitarrata dopo pranzo. La chitarra la suonavo per finta».

Che canzoni facevi cantare?
«Quelle che mio zio aveva nel juke box del suo bar e ascoltavo da bambino. I “must” erano Massimo Ranieri, Little Tony e Celentano».

Mai pensato di fare il cantante?
«No. Diciamo che sono intonato in quanto imitatore: è diverso».

La prima canzone in pubblico?
«Credo a 10 anni, ho una foto con un microfono in mano, non ricordo cosa ho cantato. Da ragazzo cantavo sempre Jovanotti con “Serenata rap” e Max Pezzali. E poi Fiorello con “Finalmente tu”».

Fiorello dopo il «Karaoke» è andato al Festival di Sanremo.
«Ecco, io l’ho già fatto».

Ci sei appena stato come ospite. Tra applausi e critiche.
«Ci sono state molto polemiche e ci tengo a dire una cosa».

Prego.
«Il pubblico in sala non mi conosceva, però dopo qualche minuto ridevano. Io ho fatto le cose che faccio sempre pensando che a casa ci fossero dei bambini che mi guardavano. Non piaccio ai giornalisti perché non creo polemica? Pazienza, non lo farò mai».

Torneresti all’Ariston?
«Ma certo, mica mi sono depresso!».

Pizzul, il criceto e gli altri personaggi del tuo repertorio li fai anche sul palco del «Karaoke».
«Li devo fare. Dire: “Adesso faccio un cambio” è un errore grandissimo. Un anno fa ho conosciuto Henry Winkler, l’attore famoso come Fonzie. Gli ho chiesto una foto e lui si è messo in posa con il pollice in su, era quello che volevo. Io dico sempre: “Ogni volta che esco di casa sono di tutti, non bisogna mai negare un momento a qualcuno”. E quindi faccio il criceto».

A maggio compirai 40 anni. «Eppure me ne sento 23» hai detto.
«Non saprei che età darmi, ho molta più energia di quando ne avevo 20, è uno stato mentale».

Festeggerai al karaoke con «Tanti auguri a te...»?
«Il mio desiderio più grande è fare la tournée teatrale in giro per l’Europa, ho già fatto Zurigo, poi sarò in Germania. Ma il sogno resta la Francia».

Non si vince nulla, solo tanti applausi

In questa prima fase sono previste 40 puntate distribuite su 8 piazze italiane. Durante ogni puntata si alternano sul palco 12 persone che si dividono, a coppie, 6 canzoni. Da casa si può cantare seguendo il testo che scorre sullo schermo. Alla fine il pubblico presente in piazza decreta il vincitore a forza di applausi. Spiega Roberto Cenci, regista e direttore artistico del programma: «Scegliamo canzoni abbastanza recenti, dal 2000 al 2015: Italia 1 è una rete giovane. Però inseriamo anche dei classici della musica italiana».

COME PARTECIPARE

Per partecipare basta essere maggiorenni e iscriversi sul sito www.karaoke.mediaset.it (si può mandare anche un video). Altrimenti ci si può presentare il giorno prima nelle piazze dove gli autori del programma fanno le selezioni. «La qualità di quelli che vengono è molto alta, il popolo italiano mediamente canta bene» racconta Cenci. Cosa vincono? «Alla meglio vincono un trofeo, alla peggio hanno cantato in tv».