Anna Billò è la “signora del calcio” di Sky anche per gli Europei

Sono tanti i programmi dedicati al torneo continentale con numerosi volti del mondo sportivo di Sky

Anna Billò
10 Giugno 2021 alle 09:22

Ampia è la copertura che Sky ha previsto per Euro 2020. Oltre a trasmettere in diretta tutte le 51 partite in calendario, ci saranno aggiornamenti quotidiani nell’arco di tutta la giornata. Sono tanti i programmi dedicati al torneo continentale con numerosi volti del mondo sportivo del broadcaster ufficiale.

Tra i più noti c’è Anna Billò che abbiamo raggiunto telefonicamente a pochi giorni da Turchia - Italia, gara inaugurale in programma venerdì 11 giugno alle ore 21 allo stadio Olimpico di Roma.

Come ci si sente a essere definita la “signora del calcio” di Sky?
«Sono felice (ride), non tanto per la definizione, ma perché mi diverto. Forse sbaglierei a indicare un singolo evento, perché mi sono divertita moltissimo anche con l'Europa League negli ultimi anni».

A Euro 2016 era a Parigi con la postazione sulla Senna. Quest’anno?
«Saremo negli studi di Milano, sempre serali, per le partite delle nazionali più importanti a eccezione dell’Italia perché la seguiranno altri colleghi. Credo sia una scelta per sfruttare al massimo i differenti volti di Sky che lavorano nel mondo del calcio. Certo, non mancheremo di trattare anche le notizie sulla Nazionale di Roberto Mancini».

A proposito di Italia, può darci qualche pronostico?
«Io credo che per il CT sarebbe già un successo arrivare nelle prime quattro. Non possiamo dimenticare che abbiamo mancato l’appuntamento del Mondiale 2018 con Giampiero Ventura. È stata una grande ferita che ha tante motivazioni e quindi essere nel poker finale sarebbe un risultato straordinario».

E per le altre tre candidate semifinaliste?
«Per me, ma credo anche per molti, la Francia è in assoluto la squadra più forte e, non dimentichiamolo, sono i campioni del mondo in carica. Tra i favoriti vedo anche Belgio e Inghilterra. C’è il Portogallo, ultimo campione europeo, nel difficile girone con Germania e Francia. Ce la ricordiamo la finale con Ronaldo infortunato, quindi come fai a non metterlo fra i favoriti?».

La formula a 24 squadre introdotta con Euro 2016 come le sembra?
«A me è piaciuta molto. Credo che il tasso tecnico in generale di tutte le squadre si sia alzato e quindi potremo vivere un europeo spettacolare. Già parlare delle possibili vincitrici con una rosa così allargata di squadre è la dimostrazione che il torneo rimarrà incerto e spettacolare fino alla fine».

È difficile trovare l’intesa con i vari campioni, tecnici, giornalisti presenti in studio?
«Difficile non lo so, trovo invece interessante che il rapporto sia vario, ognuno con la propria personalità, il proprio approccio, però sono sempre stata fortunata. E anche con il gruppo nuovo per Euro 2020 sono entrata subito in sintonia, mi hanno accolto con grande disponibilità. Tra loro, comunque, c’è stato uno nei confronti del quale avevo un rispetto enorme e mi incuteva quasi timore: Fabio Capello. Da inviata l’avevo intervistato diverse volte a bordo campo e quindi mi sono poi chiesta come sarebbe stato averlo in studio, riuscire ad avere una chiave con lui che comunque resta un mister, l’allenatore. Invece ho trovato grande disponibilità, una persona che può sembrare chiusa e invece è molto generosa».

Suo marito Leonardo, ex giocatore e allenatore, è il direttore sportivo del Paris Saint-Germain. Come affrontate la vita tra Milano e Parigi?
«Come un’azienda ben pianificata dove l’agenda e l’organizzazione sono fondamentali. La nostra base familiare è a Parigi dove vivo da due anni e dove i nostri figli (Tiago e Tomas, ndr) studiano. Sono io che faccio la pendolare con Milano e adesso con gli europei cerco di bilanciare le presenze in studio con la Francia».

I suoi figli giocano a pallone o tifano per qualche squadra?
«Non hanno una preferenza particolare per una singola formazione, giocano a calcio, vivono questo sport come altri che praticano e questo a me piace molto. Credo si debba puntare su più attività per poi scegliere quella per la quale si è più portati. Quando seguiamo il calcio, comunque, il tifo è ovviamente per la squadra di papà, il PSG, ma succede spesso che, magari per una finale di Europa League o di Champions League, scelgano squadre differenti e questo mantiene vivo il confronto e il tifo per tutta la gara».

Con un padre come Leo pensavo volessero fare i calciatori…
«Quale bambino non lo sognerebbe? Onestamente preferiamo seguirli nelle loro passioni, nelle loro amicizie, nelle difficoltà che possono avere nell’imparare il francese. Capire le loro capacità di adattamento a una nuova realtà, di adattarsi alle situazioni. È stato anche bello cogliere questi cambiamenti con tutte le difficoltà che abbiamo avuto con la pandemia. Compreso il Covid che aveva colpito l’intera famiglia a fine marzo dello scorso anno ed è stato con noi fino a metà maggio. Dicevano che i bambini non si sarebbero ammalati, e invece proprio Tomas, il più piccolo, è stato il primo…».

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