Home TvBruno Barbieri: «I miei trucchi per capire se un albergo è ok»

Bruno Barbieri: «I miei trucchi per capire se un albergo è ok»

Dal frigobar ai cuscini, dalla colazione al kit in bagno, il conduttore di "4 Hotel" ci aiuta a scegliere

Foto: Bruno Barbieri

02 Luglio 2020 | 9:25 di Solange Savagnone

Bruno Barbieri è, come si dice, “caricato a pallettoni”. Dopo questi mesi di stop forzato ha infatti deciso di recuperare il tempo perduto: «Tra poco iniziamo a registrare “Cuochi d’Italia Il campionato del mondo”, poi tornerò con “MasterChef” e “4 Hotel”. Sì, sono bello impegnato. Nonostante sia un 2020 pesante per tutti, è importante pensare bene. Psicologicamente faccio finta che non sia accaduto nulla, se no è la fine. Ora bisogna rimboccarsi le maniche e darci dentro come una ruspa. Voglio recuperare i mesi che mi sono stati rubati. Si vive una volta sola».

Ben detto, Bruno. E allora pensiamo alle vacanze. Visto che è un esperto di hotel le chiediamo qualche consiglio. Su Internet come scegliamo l’albergo giusto?
«A me piace molto affidarmi ai più importanti motori di ricerca per le prenotazioni di alloggi. Quindi la prima cosa che faccio è andare su Internet e in base alle mie esigenze faccio una prima selezione tra le strutture che mi vengono proposte. Fate attenzione: mai scegliere un hotel dove come immagini mettono soltanto dei dettagli (abat-jour, vasi di fiori…). Le foto devono dare un’idea chiara di dove andrò a dormire e a mangiare».

Le recensioni di chi ci è stato sono affidabili?
«Se è un posto dove non sono mai andato le leggo tutte e si capisce se sono vere o false. Quelle sui portali di prenotazione di solito sono vere perché i portali stessi le controllano. Invece se sono sul sito dell’hotel, occhio perché a volte sono false. Le recensioni dove tutto è positivo mi insospettiscono sempre. Un buon modo per verificarle è fare il riscontro con le foto».

Chi non ha Internet a chi o cosa si può affidare?
«Io consulto molto anche le guide. La Lonely Planet è affidabilissima, come pure la Guida Michelin. Trovi sempre delle indicazioni che ti dicono dove alloggiare. L’unico problema è che pesano e portarle dietro è scomodo».

Delle care e vecchie agenzie viaggi che cosa pensa?
«Che se si va in Paesi a rischio o molto lontani, è meglio affidarsi a loro. Non al “fai da te”. Sono sempre un punto di riferimento perché si assumono le loro responsabilità ed è meno facile prendere fregature se ci si affida a loro. Anche perché se ci sono problemi con l’albergo o non corrisponde a quello visto, ne rispondono».

Il numero di stelle dell’hotel è importante?
«Le stelle sono importanti e determinano lo stato di una struttura. Sotto le due, sai che ci sono meno servizi e che non puoi aspettarti molto. In Italia le stelle sono assolutamente veritiere».

Da quali “trucchi” si capisce se un posto è all’altezza?
«Appena entri lo senti dal profumo, da come si presenta la reception e da come vieni accolto. Se è la stessa persona che fa da receptionist, da barman e ti porta la valigia, è un brutto segno. Se vedi disordine e polvere, capisci che qualcosa non quadra. La prima immagine è quella che conta e che racconta la storia del posto. Devi sentirti a tuo agio».

In camera che cosa dobbiamo controllare innanzitutto?
«Che non ci sia il runner (striscia di tessuto che viene posizionata in fondo al letto, ndr): oltre a essere orribile, è poco igienico. Un’altra cosa che detesto sono i bicchieri di plastica, conservati dentro un sacchettino. Molto meglio il vetro! Per non parlare del muro sporco dietro il portavaligia. Se la stanza sa di chiuso non va bene, vuol dire che non è stata arieggiata prima del nostro arrivo. Al di là di come è arredata, tutti questi sono brutti segni».

Quali sono i dettagli da guardare?
«Che gli asciugamani siano di una spugna grossa. Se c’è un benvenuto da qualche parte, basta anche un bigliettino sul letto. Devono esserci delle brochure con i consigli su dove andare a mangiare, a bere qualcosa o a fare acquisti nelle vicinanze. Piccole attenzioni che mi fanno sentire bene. I dettagli fanno la differenza».

Cosa non può mancare in camera?
«Il topper (materassino imbottito che si sovrappone al materasso, ndr) che fa la differenza quando vai a dormire. Ci deve essere poi più di un cuscino e una coperta di cortesia. Le lenzuola non devono essere consumate e ci devono essere tutti gli accessori necessari per consentire al cliente di non dover uscire, come il wi-fi in camera o lo spazzolino di emergenza. Mi fa arrabbiare quando in bagno c’è un solo dispenser per tutto: voglio avere shampoo, docciaschiuma e sapone per le mani divisi e in confezioni monouso».

Quando possiamo chiedere di cambiare stanza?
«Sempre, è un nostro diritto. Se la stanza non mi va bene, posso cambiarla e se non ce ne sono libere, decido io se restare o andarmene. In fase di prenotazione, però, bisogna essere molto chiari e fare le tutte richieste particolari di cui abbiamo bisogno, come sapere se c’è il letto king size, la colazione in camera, la sauna, la palestra. Non bisogna vergognarsi di chiedere».

Visto il periodo, meglio portarsi dell’alcol da casa per disinfettare?
«No, tutti gli alberghi sono organizzati per poter accogliere i clienti secondo le più severe norme di sicurezza. Rispetto agli altri Paesi abbiamo fatto un salto in avanti. Siamo affidabilissimi! In questo periodo le stanze vanno sanificate ogni volta che arriva un nuovo cliente e dovrebbe esserci al loro interno un biglietto che lo dichiara, oltre ovviamente al gel igienizzante presente nei diversi locali della struttura e al rilevamento della temperatura appena si arriva».

Il frigobar è meglio non usarlo?
«E perché mai? Io lo uso eccome. Ma una cosa che mi fa andare fuori di testa è quando lo trovo vuoto. Deve essere pieno, meglio se di prodotti locali e non industriali. Altrimenti è meglio non metterlo».

Colazione: qual è il “minimo sindacale” che ci si può aspettare per il primo pasto della giornata?
«È il biglietto da visita dell’hotel. Le colazioni del mattino sono importanti perché ti fanno capire se ci sono difficoltà di gestione. Non servono buffet enormi, basta trovare poche cose ma fresche e prodotti locali che raccontino la storia del posto dove mi trovo. Io poi ho un metodo infallibile per metterli alla prova: chiedo un porridge (una specie di zuppa d’avena, ndr) oppure una centrifuga di frutta, verdura e zenzero per capire subito la preparazione del personale».