Home TvCarlo Conti: «Isolato sì, ma molto fortunato»

Carlo Conti: «Isolato sì, ma molto fortunato»

Il presentatore è a casa a Firenze con la moglie e il figlio: «Quando tutto finirà voglio correre al mare». «Penso a chi sta male e a chi lotta per combattere il virus. So di essere un privilegiato, ho anche un giardino e tre galline!»

Foto: Carlo Conti  - Credit: © Iwan Palombi

16 Aprile 2020 | 8:30 di Stefania Zizzari

«La disturbo?». «Ma no si figuri. Matteo sta facendo finta di fare i compiti, Francesca lo segue e io ho approfittato di questa giornata di primavera e sono seduto al sole».

Non è una novità. Lei lontano dal sole non riesce proprio a restare.
«È vero (ride)».

È invece una novità l’intervista in periodo di isolamento…
«Già. Nessuno lo avrebbe immaginato, questi scenari li avevamo visti solo nei film di fantascienza. Ma mi lasci fare una premessa».

Prego.
«Chi come me è fortunato, sta bene, ha la sua famiglia accanto, ha disponibilità, ha una casa comoda, ha addirittura uno spazio esterno, non deve dire nemmeno “a” perché per noi questa è una sorta di vacanza forzata. Davvero non c’è nulla di cui lamentarsi. Il pensiero va a chi deve andare a lavorare, ai medici, agli infermieri, ai volontari, alle Forze dell’ordine che sono in trincea, alle persone che hanno una famiglia numerosa e vivono in 40 metri quadrati e a quelli che cominciano a sentire il peso economico e non arrivano a fare la spesa. Quello è il problema grosso, noi siamo comunque dei privilegiati».

In questa “vacanza forzata” come trascorre le sue giornate?
«Il tempo vola, specialmente con un bimbo piccolo. È Matteo che scandisce gli orari, ha sei anni e stando dietro a lui le giornate passano velocissime».

Che cosa fate insieme?
«Per prima cosa, dopo la colazione, andiamo a vedere se le galline hanno fatto l’uovo».

Le galline?
«Sì sono tre e devo dire che sono pure brave: fanno due o tre uova fresche al giorno. Le facciamo uscire un po’ dal pollaio, Matteo ci gioca, prova a prenderle. Una è più tranquilla e si lascia avvicinare, le altre due sono più schive».

Hanno un nome?
«Certo! Matteo, Francesca e Carlo. Sono una marrone, una bianca e una nera. Indovini quella che si chiama Carlo di che colore è (ride)?».

E dopo le galline?
«Si gioca a pallone, si costruiscono dei giochi: ieri abbiamo provato a fare un fucilino con le mollette per il bucato e l’elastico. Ovviamente non funziona, l’elastico non parte… Poi prendiamo le farfalle per poi liberarle, studiamo come è fatta una cavalletta o quanto è veloce una lucertola, capire che la vespa o l’ape vanno lasciate tranquille sennò pungono. In un prato c’è la scoperta della natura, e per un bambino è fantastico. Ecco, ora per esempio Matteo ha finito i compiti, ma le avevo detto che faceva solo finta, ha preso il retino per i pesci ed è partito alla ricerca delle farfalle... Mi trovo a trascorrere tanto tempo con mio figlio ed è una fortuna incredibile».

Come gli ha spiegato la necessità di rimanere in casa?
«È stato lui a dirmi: “Bisogna stare attenti babbo, ma se questo virus ce l’hai dentro, poi hai dei batteri buoni che battagliano contro questo virus, lo mandano via e te guarisci”. Anche se sembra che non ascoltino, i bambini sono delle spugne che assorbono quello che passa in tv e lo recepiscono. Quando vede che sto per uscire per andare a fare la spesa si raccomanda: “Babbo i guanti li hai messi? Non ti toccare gli occhi!”. Dice che ha voglia di vedere i suoi compagni, ma non gli pare vero di non dover andare a scuola».

E poi si sta godendo il suo babbo…
«Sì, non capita normalmente di stare così tanto tempo insieme».

Neanche sua moglie Francesca è abituata ad averla così tanto a casa.
«Per ora pare che non si lamenti di avermi tra i piedi (ride). Sono quello che a casa dà tranquillità e ottimismo».

Quali sono i suoi compiti domestici?
«Due volte alla settimana mi bardo e vado a fare la spesa in un negozietto qui vicino. Guanti, mascherina e vado con la lista che compila Francesca, perché io altrimenti ho la tendenza a comprare qualsiasi cosa. Poi aiuto a fare un po’ di pulizie a casa. Ogni tanto mia moglie mi dà un compito anche se poi quello che faccio non le va bene e me lo fa rifare».

Per esempio?
«Ho pulito i vetri, ma li ho dovuti ripulire».

E naturalmente avrà lasciato gli aloni…
«Esatto. Ai miei tempi si usava la carta di giornale…Le prime volte le ho detto: “Fammi vedere come si fa”. Ma dopo un paio di volte ha capito che era una scusa per farlo fare a lei e adesso non la imbroglio più: lo fa fare a me e se non va bene lo ripeto pure».

Cosa ha scoperto di saper fare in questo periodo?
«Ho scoperto di avere una buona manualità nel costruire le cose. Per esempio, con Matteo abbiamo montato una porta che gli avevano regalato per il compleanno a febbraio ed era ancora imballata. Ho ripreso una scatola per gli attrezzi che avevo lì chiusa da una decina d’anni e ho costruito il recinto per le galline. E ho trovato il tempo per sistemare una piccola stanza dove avevo un mixer, i piatti e i vinili: ho ricollegato tutto e ora funziona».

Le è venuto il desiderio di imparare finalmente a cucinare?
«No, mia moglie è talmente brava… Il rischio è che più che una “quarantena” prenderemo una “quarantina” di chili. Anche perché lei e Matteo si divertono a fare torte, biscotti, pizze, taralli».

Lei dà una mano?
«Certo. Io guardo. E mangio…».

Un cavallo di battaglia ce l’avrà pure lei…
«Come no? Si prende un etto di prosciutto crudo, poi si taglia a fettine una mozzarella, si aggiunge un filo d’olio e voilà. Francesca che mi sta ascoltando si è messa le mani nei capelli (ride)».

Cosa le manca di più?
«Sinceramente niente. Le persone più importanti, Matteo e Francesca, le ho qui con me. Gli amici li sento al telefono. E pur con tutto l’amore che ho per il mio lavoro, non mi manca nemmeno quello».

Non le capita di pensare a nuovi programmi?
«Sì, certo. Ci sentiamo con il direttore di rete per capire cosa fare nei prossimi mesi, poi faccio delle riunioni con i miei autori in videochiamata e parliamo delle idee che abbiamo nel cassetto. Idee che magari potremmo proporre per il prossimo autunno per qualcun altro, non necessariamente per me».

È quello che ha fatto con “Ora o mai più”, affidato ad Amadeus. Ma lei quando pensa di tornare in tv e con quale programma?
«Non si può ancora sapere. In una prima fase quello che faremo in tv sarà vincolato dalle regole che ci saranno da seguire nei prossimi mesi, non penso che potremo riaccendere uno studio esattamente come era prima. Dovremo pensare nel breve periodo a cose un po’ più raccolte, un po’ meno clamorose nella presenza del pubblico in studio, come succede con “La Corrida” ad esempio. “L’eredità” senza pubblico si può fare, come pure “Tale e quale”, ma voglio sperare che a settembre tutto sarà tornato alla normalità: ho grande fiducia nella ricerca e nei medici che stanno studiando per trovare una cura e un vaccino contro il coronavirus».

Se fosse un direttore di rete cosa manderebbe in onda ora?
«Per fortuna non sono un direttore di rete… (ride). Non lo so, ma il problema non esiste, abbiamo tantissimi canali dove si trova di tutto. L’altra sera io e Matteino abbiamo visto un programma sulla stagione della pesca delle aragoste in Canada...».

La prima cosa che farà quando tutto sarà passato?
«Trascorrere una giornata al mare con la mia famiglia e fermarci a gustare il tramonto. E andare a fare la spesa al supermercato tutti e tre, girando senza fretta con il carrello. Le cose più normali, insomma. E poi spero di poter fare presto un programma dove si possa tornare ad accogliere il pubblico in studio perché vorrà dire che tutto sarà passato e potremo tornare a darci “un abbraccione”, come diceva qualcuno a cui volevamo bene… (Fabrizio Frizzi, ndr)».