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Caterina Balivo: «Parlare di libri mi fa sentire bene»

In attesa che torni in onda il suo "Vieni da me", su Internet intervista scrittori assieme al marito

Foto: Caterina Balivo  - Credit: © Cosimo Buccolieri

30 Aprile 2020 | 8:45 di Solange Savagnone

In tv a “Vieni con me” non si sa quando la rivedremo: «Penso non ci sia un clima adatto per il mio programma» ha confessato Caterina Balivo durante una diretta Instagram con il nostro direttore Aldo Vitali. «Non so se sia il momento giusto, io non sono un’attrice, lo sai…».

E infatti ci confida di piangere un giorno sì e l’altro... pure. Ma per fortuna a portare un raggio di sole nelle sue e nelle nostre giornate c’è l’appuntamento con “My next book”. Tutti i giorni alle 15, Caterina e il marito, il finanziere e scrittore Guido Maria Brera, attraverso il profilo Instagram della conduttrice si collegano dalla loro casa di Roma per chiacchierare in diretta con un autore che presenta un suo libro (tra cui Fabio Volo, Massimo Gramellini, Sandro Veronesi e Teresa Ciabatti).

Caterina, come le è venuta questa idea?
«Da tempo con mio marito dicevamo che sui libri non c’erano molti programmi. Quindi ho pensato che sarebbe stato bello fare un’intervista a uno scrittore di cui non avessi letto il libro. La seconda riflessione è stata che lo scrittore dovesse farci appassionare anche alla sua persona. Così abbiamo trovato una chiave per far conoscere uno scrittore e il libro che sceglie di presentare, che non è per forza l’ultimo uscito».

Come sceglie gli autori?
«Faccio riunioni con il mio team per decidere chi sentire ogni settimana. C’è tanto lavoro dietro. Contatto gli scrittori tramite le case editrici, i social, qualcuno lo conosco personalmente. Sono contenta che tutti accettino. Siamo partiti in sordina, ma poi questa cosa è esplosa. Tanti hanno voglia di raccontarsi, comunicare e farci riflettere».

Come si prepara per andare “in onda”?
«L’aspetto esteriore è secondario. Ma mi preparo sempre, a prescindere dalla diretta. La mattina mi trucco, anche se non sono brava, mi vesto e da qualche giorno ho ripreso a mettere le scarpe».

Visti gli ottimi “ascolti” quanto andrete avanti?
«Dipende da quanto durerà la “quarantena”, poi magari lo farò da sola in un altro orario. Un programma pop con scrittori e libri manca, ed è un progetto che si può sviluppare anche su un’altra piattaforma».

Perché ha coinvolto anche suo marito?
«L’idea di lavorare con lui c’è sempre stata. Abbiamo pensato che in questo periodo leggere è la cosa che più ti fa viaggiare con la mente».

Brera si è rivelato una buona spalla per lei…
«Mi stimola il confronto con lui, ma a volte è prolisso e lo “blocco” perché anche una diretta Instagram deve avere ritmo. Però ci incontriamo soltanto per quei 45 minuti: poi lui si chiude nel suo studio e lavora tutto il giorno».

Ogni tanto bacchetta qualcuna, se durante la diretta si “allarga” nei commenti... è gelosa?
«Quanto basta. Di natura lo sono e se fanno gli occhi dolci a mio marito le metto al loro posto».

Però pochi uomini mettono la donna che amano in un libro. Suo marito ha detto che nel sesto episodio dei “Diavoli” su Sky ci sarà anche lei in qualche modo, è vero?
«No, non penso.... Non lo so! E poi è più una serie noir anche se c’è tanto amore».

Non ci resta che seguirla, allora. Intanto come prosegue l’isolamento?
«I primi giorni sono stati faticosi, poi abbiamo organizzato le giornate così: la mattina compiti con i bambini, nel pomeriggio c’è “My next book”, poi facciamo merenda, guardiamo un film, gioco con i miei figli o saliamo sul tetto per fotografare il tramonto…».

Il momento più duro?
«Organizzare i pasti. Prima ognuno mangiava fuori, ora è diverso. Per carità, è bello mettersi a tavola insieme, ma ci sono poche cose a disposizione, compro quello che trovo nelle botteghe sotto casa e i bimbi hanno gusti difficili».

Va meglio con le pulizie?
«L’aspirapolvere è la mia migliore amica, mi è sempre piaciuto pulire. La cucina è invece una tragedia, non mi piace. Non la capisco».

Ma com’è possibile?
«Per me il momento più bello è quando compro il pesce, due volte a settimana. Prendo la palamita, la passo in padella ed è pronta in un attimo. Per fortuna mio marito è salutista e non ama i piatti complicati. Però per la prima volta ho fatto la pizza! È venuta buona, anche se temevo di bruciarla e l’ho tolta prima. Stasera la rifaccio. Ora però devo andare, mio figlio ne ha combinata un’altra delle sue!».

Guido Maria Brera: «In tv ci sono i miei Diavoli»

Finanziere, scrittore e ideatore di “My next book” assieme alla moglie Caterina Balivo, Guido Maria Brera è anche tra gli sceneggiatori che hanno trasformato il suo primo romanzo nella serie “Diavoli”, in onda su Sky Atlantic.

• “Diavoli”: la nuova serie Sky con Alessandro Borghi e Patrick Dempsey

Cosa l’ha spinta a scrivere “I diavoli” nel 2014?
«Era un periodo di crisi personale e professionale. La scrittura è una sorta di auto-analisi. La passione per letteratura ce l’ho da sempre. Ho fatto il liceo classico, non conosco bene i numeri e la matematica, il mio lavoro l’ho sempre fatto sulle idee».

Quanto c’è di autobiografico nella storia?
«C’è l’autobiografia, miscelata alla voglia di raccontare il mio lavoro. C’è l’amore per un’idea attuale di famiglia con un padre separato che vive con un figlio. Un concetto politico della finanza molto moderno. Ci sono intuizioni “profetiche” sul futuro che derivavano dalla mia esperienza. C’è la ricerca del protagonista di un nuovo modo di vivere. Una sofferenza interiore che non ho mai nascosto. E c’è la meravigliosa storia di un amore che nasce».

Nella serie il “suo” personaggio è interpretato da Alessandro Borghi.
«Mi ritrovo in lui. È una persona rara perché unisce talento, una sensibilità artistica enorme e un pensiero personale».

Lei però assomiglia più a Patrick Dempsey…
«Grazie! Borghi potrebbe essere mio figlio. Mia moglie è una fan sfegatata di Dempsey, che nella serie è straordinario... vado a dirglielo subito».

Prima però ci dice quanto è stata importante per la stesura del romanzo?
«Caterina è stata importantissima per molte cose. Tra quelle non c’è la stesura del romanzo, ma tutta la mia vita dal romanzo in poi».