«C’è voluta una vita per diventare Malgioglio»

Mentre lancia la canzone "Tutti me miran" il paroliere di tanti brani indimenticabili apre il suo cuore ai ricordi

Cristiano Malgioglio
25 Giugno 2021 alle 08:45

«Da bambino volevo fare l’ostetrico» confida Cristiano Malgioglio. E mentre ci mostra orgoglioso un fotogramma del video appena uscito del suo nuovo brano “Tutti me miran”, dove appare nei panni di una diva, inizia a raccontarsi con una generosità “pazzesca”, come dice lui.

Cristiano, che bambino è stato?
«Non ho mai giocato con le bambole».

I suoi genitori?
«Mio padre, Sebastiano, era un imprenditore edile e mia mamma, Carla, una casalinga. Quando loro emigrarono in Australia, andai a vivere con mia sorella Francesca a Genova. Non c’è più mia sorella: se l’è portata via l’artrite reumatoide».

Lei ha anche un’altra sorella.
«Filippa, sì. Ho tanti nipoti e pronipoti, e il mio tormento è che non vado spesso in Sicilia, non li vedo quasi mai».

Com’è che la musica è diventata la cosa più importante di tutte?
«Io avevo studiato Ragioneria, ma non capivo nulla di matematica e partita doppia. Mi iscrissi a Lingue orientali, ma anche il cinese e il giapponese non facevano per me. A Genova iniziai a frequentare l’ambiente dei musicisti: Fabrizio De André, Umberto Bindi, Luigi Tenco. De André fu il primo a pensare che avessi talento, grazie a lui ho firmato il mio primo contratto con una casa discografica. Io, in compenso, gli ho presentato il suo grande amore, la mia cara amica Dori Ghezzi».

Di lì in poi è stato facile?
«No, ho avuto una vita di sacrifici. I miei sognavano per me il posto fisso alle Poste. D’estate per guadagnare qualche soldino smistavo i telegrammi vicino a Nervi, dove abitava Gino Paoli, perché speravo di incontrarlo. Che periodo orribile, ho sofferto tanto».

Perché?
«Avevo l’acne, mi sentivo un mostro. I foruncoli hanno cambiato il mio destino».

In che modo?
«Per colpa di un foruncolo fui scartato a un provino con Federico Fellini per il film “E la nave va”. Mi aveva visto cantare in tv e voleva incontrarmi. Ma avevo un grosso brufolo sulla guancia, mi sentivo osservato. E feci scena muta».

Ricordiamo gli incontri che le hanno cambiato la vita?
«Mina. Il primo incontro fu disastroso. Frequentava Dori Ghezzi e un giorno la vidi mentre ero con lei: aveva un vestito a fiorellini e mi attaccai alla sua gonna, la pregai di darmi un appuntamento. Me lo diede: “Vieni alle 9 in punto!”. Io arrivai 10 minuti in ritardo e Mina mi rimproverò. Per farmi perdonare, le promisi che avrei scritto per lei i testi più belli, e lei: “È arrivato Chopin!”, rideva come una pazza. Ma poi le canzoni sono arrivate davvero: “L’importante è finire”, “Ancora ancora ancora” e tante altre».

Ci racconti anche di Milva, che è scomparsa di recente. Lei si è speso molto per darle un premio alla carriera a Sanremo, nel 2018.
«Era doveroso, perché è stata un’artista unica. Aveva il temperamento di un vulcano. Siccome abitavamo poco distanti l’uno dall’altra, di ritorno dall’incisione di un disco in Germania abbiamo preso un taxi insieme. A un certo punto lei ha messo le mani nella borsa, ci frugava dentro. E io: “Ma tesoro, pago io la corsa”. Non voleva pagare, non cercava il borsellino, ma una fetta di torta avvolta in un tovagliolo: l’ha presa e se l’è mangiata».

Altre vicine di casa famose?
«Amanda Lear voleva comprare casa nel mio quartiere. Ma quando ha saputo che ci abitavo io ha cambiato idea. Ho scritto per lei “Ho fatto l’amore con me”. Siamo “nemiche-amiche”, come con Boy George».

Anche con lui ha rapporti altalenanti?
«Beh, Boy George è un po’ permaloso. Ma una volta a cena mi ha fatto il complimento più bello di sempre: “Cristiano, sei l’Anna Magnani della musica italiana”. Non so se scherzava o diceva sul serio, ma io prendo e porto a casa».

Lei vinse come autore il Festival di Sanremo nel 1974 con “Ciao cara come stai”, cantata da Iva Zanicchi. Le vostre telefonate con Iva oggi iniziano con queste parole?
«Ma quando mai! Io Iva la sgrido sempre, perché sta troppo in tv e dice troppe parolacce, non va bene. Dovrebbe dedicarsi di più alla musica, ha ancora la voce limpida di una ventenne. Ho firmato un sacco di canzoni per lei. “Testarda io”, per esempio, la mia versione in italiano di un brano di Roberto Carlos messa da Luchino Visconti nel film “Gruppo di famiglia in un interno”, l’ho scritta in aereo durante una turbolenza. Tornavo dalla Sicilia e c’era tempo brutto, avevo paura di precipitare e venne fuori quel capolavoro».

E Franco Battiato l’ha mai incrociato nei suoi viaggi in Sicilia?
«Sì, proprio all’aeroporto di Catania. Era sempre molto spiritoso e ci scappava qualche parola nel nostro dialetto. Battiato, come me, pensava che la voce di Giuni Russo fosse un dono di Dio. Non ne nasceranno più uguali a lei».

Mina, Milva, Iva Zanicchi, Amanda Lear, Giuni Russo… Per quante donne ha scritto canzoni indimenticabili?
«Ricordiamoci anche di Raffaella Carrà. Con “Forte forte forte” io ho messo a nudo la sua anima più sensuale».

Guardiamo al domani: il suo futuro è in televisione?
«Devo molto ai reality che mi hanno dato una nuova popolarità. Così come è stato divertente commentare con Gabriele Corsi l’Eurovision Song Contest, che rifarei. Certo, se mi chiamasse Maria De Filippi come coach ad “Amici” accetterei subito. Intanto, in attesa di realizzare il sogno proibito di recitare per Pedro Almodóvar e Ferzan Ozpetek, farò una piccola cosa al cinema nel nuovo film di Giampaolo Morelli. Ma la precedenza la do alla musica: devo ringraziare Lorenzo Suraci che ha insistito perché tornassi a cantare».

Negli ultimi anni ha azzeccato tante hit: “Mi sono innamorato di tuo marito”, “Danzando, danzando”, “Dolceamaro”, “Notte perfetta” e adesso c’è “Tutti me miran”.
«I miei non sono tormentoni, hanno sempre un’idea dietro. E poi c’è il ritmo latino, per farvi ballare tutti».

Non le piacciono i tormentoni?
«No, di canzoni estive quest’anno non me ne piace nemmeno una».

Neanche “Mille” di Fedez, Achille Lauro e Orietta Berti? Tutti amano Orietta, lei no?
«Io? Io sono stato il primo a duettare con lei quest’anno con “Todo cambia”, che entrerà nel mio prossimo album dedicato alle artiste sudamericane».

Per quale collaborazione si strapperebbe i capelli?
«Per Jennifer Lopez: la a-do-ro!».

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