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Champions League, la Coppa che fa impazzire

Martedì 25 su Canale 5 c’è la partitissima Napoli-Barcellona: vi raccontiamo storie e segreti del torneo che tutti sognano di vincere

Foto: Lorenzo Insigne e Lionel Messi

20 Febbraio 2020 | 11:09 di Matteo Valsecchi

La Champions League sta entrando nel vivo con gli incontri di andata degli ottavi di finale. E martedì 25 febbraio in chiaro su Canale 5 vedremo una grande partita, quella tra Napoli e Barcellona. Ma la massima competizione europea calcistica, grazie a storie curiose e notizie pazze, è diventata anche un fatto di costume. Sorrisi vi racconta alcune delle sue stranezze.

È nata da una lite
Lo sapevate che la coppa è nata dalla rivalità tra inglesi e francesi? Dobbiamo tornare indietro al 1954 quando il giornale britannico “Daily Mail” definì il Wolverhampton come la squadra più forte del mondo. Una frase che non andò giù al giornalista francese Gabriel Hanot della rivista “L’Équipe”, che propose la creazione di un torneo per dimostrare chi fosse il numero uno. Così nel 1955/1956 si giocò la prima Coppa dei Campioni: vinse il Real Madrid, che battè i francesi dello Stade de Reims.

Un trofeo “pesante”
L’attuale coppa è alta 73,5 centimetri e pesa 7 chili e mezzo: è l’equivalente del peso di poco meno di 17 palloni ufficiali utilizzati per il torneo di quest’anno.

Il campione punito
Tra le vicende più incredibili c’è quella del portiere rumeno Helmuth Duckadam. Semisconosciuto, difese la porta dello Steaua Bucarest nella finale del 1986 contro il Barcellona. La gara arrivò ai calci di rigore e Duckadam ne parò quattro, regalando la coppa allo Steaua. Ma nel giro di un anno la sua carriera si interruppe per una misteriosa frattura alle mani: secondo alcuni fu “ordinata” dal dittatore Nicolae Ceausescu dopo una lite tra uno dei suoi figli e il portiere.

Donne in trasferta
La Champions appassiona solo gli uomini? Niente di più falso. Secondo una ricerca realizzata dal gruppo Expedia (partner della Uefa che organizza il torneo), le donne battono i rivali maschi quando si tratta di pianificare le vacanze in funzione di una partita: il 71% delle tifose lo fa, mentre i tifosi si fermano a quota 67%.

Un’auto per la finale
Il premio per il tifoso più innamorato va a Simon Wilson, supporter del Liverpool. Nel 2019 ha dovuto arrangiarsi per raggiungere Madrid dove si sarebbe svolta la finale tra la sua squadra e il Tottenham. Non potendo comprare un biglietto aereo (troppo costoso), ha acquistato su Facebook una scassatissima macchina da 50 euro, impiegando 22 ore per arrivare nella capitale spagnola. Un amore ricambiato visto che il Liverpool ha poi vinto!

L’inno è multilingue
L’inno della Champions League è stato scritto dal compositore inglese Tony Britten nel 1992. È in tre lingue: inglese, francese e tedesco. Il ritornello recita: “Die meister, Die besten” (“I campioni, i migliori”), “Les grandes équipes” (“Le grandi squadre”), “The champions (“I campioni”).

Uno show all’americana
Nelle ultime edizioni della manifestazione, prima di ogni finale si svolge uno spettacolo sul modello del Superbowl (la partita che assegna il titolo nel campionato statunitense di football americano). A esibirsi ci sono state star come Alicia Keys (2016), i Black Eyed Peas (2017), Dua Lipa (2018) e gli Imagine Dragons (2019). Andrea Bocelli, invece, nel 2016 ha cantato l’inno della manifestazione.

C’è un pizzico di Italia
A organizzare la Champions League è l’Uefa, l’associazione che controlla il calcio europeo. La Uefa ha dei rappresentanti all’interno della Federazione internazionale del calcio e tra questi c’è un’italiana: Evelina Christillin, che nel 2006 è stata vicepresidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali di Torino.

La monetina più cara
Oggi in caso di parità nella finale o al termine delle due gare della fase a eliminazione diretta ci sono i calci di rigore. Ma una volta non era così. Prima si giocava una terza gara, la “bella” e, in caso di ulteriore parità, a decidere il passaggio del turno era il lancio della monetina. Chi lo sa bene è il Bologna che nel 1964 a “testa o croce” perse la qualificazione a favore dell’Anderlecht.

La maledizione di Béla
Negli Anni 60 la squadra più forte era il Benfica, formazione portoghese che vinse due edizioni consecutive (1961 e 1962). La guidava l’allenatore Béla Guttmann. Ma dopo il secondo trionfo, a causa di un premio monetario non pagato, Guttmann se ne andò lanciando una maledizione: «Il Benfica senza di me non vincerà mai più una Coppa dei Campioni». E così è stato finora.

Quella lattina...
In 65 anni di partite, sugli spalti ne sono successe di tutti i colori. Il 20 ottobre 1971 Roberto Boninsegna, durante Borussia Mönchengladbach-Inter, venne colpito niente meno che da una lattina lanciata da un certo Manfred Kristein, un 29enne autista (che fu subito arrestato). Per quel gesto folle, la partita (che si era conclusa 7 a 1 per i tedeschi) venne rigiocata e vinta dai nerazzurri.