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Ciao Darwin è tornato: intervista a Paolo Bonolis

L’avevamo lasciato sei anni fa, con tanto di cerimonia funebre. Finalmente lo show è «risorto»

Foto: Paolo Bonolis e Luca Laurenti  - Credit: © Massimo Sestini

18 Marzo 2016 | 12:03 di Stefania Zizzari

Al primo piano degli studi Elios la sua gigantografia in bianco e nero ricopre tutta la porta. Non c’è dubbio: questo è il camerino di Paolo Bonolis. È spazioso, accogliente e ordinato. Sul tavolo ci sono i fogli di carta con la scaletta di una puntata di «Ciao Darwin 7», un telefonino di prima generazione tenuto insieme con del nastro adesivo e un piattino con un paio di ciambelle fritte ricoperte di zucchero. Una è intatta, l’altra addentata. «Tanto poi brucio con il tennis e con il paddle (una sorta di tennis praticato al chiuso con la pallina che rimbalza sul muro ndr). Io e i miei compagni di doppio entriamo in campo già piegati, il problema è raddrizzarci…» scherza il conduttore. È rilassato, in forma, seduto comodamente sul divano.

Paolo, la trovo bene considerando che negli spot tv di «Ciao Darwin 7» è in una foto sulla lapide di una tomba...
«Si comincia dalla fine».

Cosa intende?
«“Ciao Darwin” era scomparso: sei anni fa si concluse con Madre Natura che posava una rosa sulla sua tomba. Ma in Italia a parte i conti pubblici torna tutto, quindi eccoci qua con la settima edizione, giustamente definita “la resurrezione”».

«La resurrezione» che novità ha portato?
«La struttura non cambia. Tornano le categorie contrapposte, con 50 concorrenti ciascuna, capitanate da due capisquadra famosi. Le prove sono le stesse: “A spasso nel tempo”, la “Prova di coraggio”, “Il défilé”, l’esibizione di canto. Madre Natura cambia ogni settimana e forse comparirà un Padre Natura in una puntata. La giuria è composta dalle 200 persone del pubblico in studio. La novità è nella grammatica comica mia e di Luca Laurenti».

Quali sono le categorie?
«Alcune sono nuove, come quelle della prima puntata “Normali contro diversi”, oppure “Reale contro virtuale” o “Carne contro spirito”. Poi ci sono quelle trasversali a tutte le epoche: “Belli contro brutti”, “Ricchi contro poveri”, “Donne mature contro donne giovani”. O ancora una novità di questa edizione: “Bucatini contro integratori”».

Scelta immediata: bucatini tutta la vita.
«Ecco vede? Ci si schiera subito».

Lei come si è schierato?
«Reale invece che virtuale: non vado su Internet, non frequento i social, preferisco avere ancora dei rapporti “analogici e primordiali”: cioè preferisco parlare con le persone, guardarle negli occhi, toccarle. L’idea di conoscere solo dei profili non mi piace. Forse perché il mio è ingombrante…».

E poi?
«Carne più che spirito, italiano e non straniero, non posso mettermi né tra i brutti né tra i belli perché sono insignificante. Nella sfida “Normali contro diversi” mi metterei volentieri tra i diversi, ma temo di essere normale… E poi bucatini, altro che integratori: non ho mai capito di cosa siano fatte quelle barrette».

C’è qualche categoria che non ha potuto prendere in considerazione?
«Alcune sono inavvicinabili, non si possono fare perché troppo pressanti a livello politico, anche se nella realtà esistono. Non puoi fare “Cristiani contro islamici”!».

Qual è la prova di coraggio che lei non farebbe mai?
«Quelle con i ragni, sono aracnofobico. Il fatto che l’insetto sia inespressivo mi inquieta: non ho mai scorto in uno di questi animali un intendimento».

In quale epoca le piacerebbe andare «a spasso nel tempo»?
«In quella degli esploratori: trovo affascinante l’idea di mettere piede per la prima volta in una terra fino ad allora sconosciuta, andare avanti con quel leggero patema d’animo del “chissà che cosa incontrerò?”».

Ci saranno anche i cilindroni pieni d’acqua del gioco finale?
«Certo».

La temperatura dell’acqua?
«Non ci siamo posti il problema, ma credo che sia una temperatura tollerabile. Sarebbe assurdo perdere i concorrenti come DiCaprio in “Titanic” o vederli lessati prima che rispondano…».

Il programma ha 18 anni di vita.
«È nato in una sera di chiacchiere “da ubriachi” davanti a una bottiglia di Barolo tra me e Stefano Magnaghi. Poi negli anni si è evoluto e credo che questa possa essere l’ultima edizione».

Perché?
«Per carità, chissà cosa succederà. Ma di sicuro io tra altri sei anni l’energia per poterlo rifare non ce l’avrò, perché è una conduzione molto faticosa: tra una cosa e l’altra parlo per sei ore di seguito e alla fine della puntata sono distrutto. Gli anni passano. Mi vo’ decomponendo…».

Paolo, ma lei è fissato con questa storia della morte: gli spot con la tomba, il tormentone «ricordati che devi morire» ad «Avanti un altro».
«È il concetto del “carpe diem”: vivi alla giornata, perché se ti ricordi che devi morire la vita prende più intensità. La morte tenuta presente è un bell’acceleratore per la vita. O forse sono solo affascinato dall’aldilà perché annoiato dall’“aldiqua”».

Ma a «Ciao Darwin» si divertirà pure…
«Assolutamente sì».

Cosa la diverte di più?
«Il fatto che la gente guardando il programma pensi che quelle in studio siano persone astruse o situazioni surreali studiate a tavolino. Invece è la realtà, senza argini e senza cosmetici. È un programma leggero, di disimpegno, ma attento all’antropologia del presente».

La trasmissione cerca «la donna e l’uomo del nuovo Millennio»: come sono cambiati negli anni?
«Sono più narcisi: girano con il telefonino pronti a farsi foto in ogni situazione: “Eccomi qua, guardatemi e accorgetevi che esisto”. È il mondo dell’immagine: se non appari pensi di non esistere. E questo è un problema. Lo dice uno che di lavoro fa l’esibizionista».

«Ciao Darwin» è stato venduto in tutto il mondo, persino in Cina. L’ha visto in quella versione?
«Sì, era orribile, è durato poco. Lì è vietato tutto. C’era una categoria e dall’altra parte i dissidenti: “Belli contro dissidenti”, “Ciccioni contro dissidenti”. E non si sa perché, ma i dissidenti perdevano sempre. Poi dopo un po’ sono finiti i dissidenti e non sapevano più chi mettere dall’altra parte. Allora sono finite le puntate».

Lì finisce e qui comincia.
«Lo vede? Gliel’avevo detto: si comincia dalla fine…».