Home TvClaudio Amendola: «Che emozione sentire la voce di papà in tv»

Claudio Amendola: «Che emozione sentire la voce di papà in tv»

L'attore svela a Sorrisi l’arrivo di altre due stagioni di Nero a metà e racconta cosa (non) ha fatto durante l’isolamento

Foto: Claudio Amendola

19 Giugno 2020 | 11:57 di Barbara Mosconi

Capelli corti (tagliati dalla moglie, l’attrice Francesca Neri) e barba brizzolata, Claudio Amendola è uscito dalla quarantena simile al suo personaggio, l’ispettore Carlo Guerrieri, in queste settimane ricomparso (in replica) su Raiuno nella prima stagione della serie “Nero a metà”. «Ultimamente la barba mi piace, mi copre, mi protegge». Amendola è a casa, a Roma, comodo e tranquillo. Nessuna ansia di buttarsi nella mischia delle fasi due, tre e oltre.

Claudio, non si è precipitato in giro da quando si sono aperti i confini delle regioni?
«Io mi considero ancora in isolamento. Non mi fido. Esco, faccio le cose che devo fare, ma con molta attenzione. Non voglio contribuire a questo tripudio di incontri».

Con che spirito affronta questa semi-libertà?
«Gioco a golf, vado al ristorante, scrivo. Ma resto molto a casa. Il virus esiste, non diciamo stupidaggini. I tempi, forse, non erano maturi per una riapertura totale, ma capisco che l’economia e il Paese ne avessero bisogno».

E chi sta a casa vede le repliche di “Nero a metà”.
«Il pubblico sta rispondendo bene. I numeri, per una replica, sono buoni».

Questo ispettore televisivo le sta a pennello.
«Sapendo che ero io l’attore scelto per la serie, l’hanno ideato pensando a me e io l’ho fatto come pensavo dovesse essere. L’ho reso normale, accessibile, riconoscibile. Alla fine i personaggi che interpretiamo sono persone normali».

Per gli amanti dell’abbuffata di serie tv su Netflix c’erano subito tutti e 12 gli episodi.
«Avoja!».

Lei fa abbuffate di serie tv?
«Ho fatto dei tour de force. Ora mi sono stancato, non riesco a vedere più di tre puntate di seguito. Sono anche un po’ stufo delle serie, non si parla d’altro… Sono tornato ai documentari naturalistici e storici».

In questi mesi ha avuto qualche teledipendenza?
«L’appuntamento con la Protezione Civile delle 18 che non potevo saltare. Poi ho capito che i numeri lasciavano il tempo che trovavano. All’inizio con Francesca abbiamo visto le sette stagioni della serie “Ray Donovan”. Ma io ero già dipendente dalla tv. Ne vedo tantissima».

I palinsesti sono infarciti con le repliche dei suoi film e delle sue fiction.
«La cosa che mi ha fatto più piacere sono state le repliche su Rete 4 di “Tutti per Bruno”, una serie che mi ha divertito molto, ma che purtroppo non è stata portata avanti. Comunque tante repliche sono un segno che qualcosa ho fatto!».

Lei è uno che si rivede?
«Dipende. A volte faccio fatica, a volte sono curioso. Non ho rivisto proprio tutto».

Cosa non ha rivisto?
«Non è carino dirlo...».

Che cosa, allora, ha rivisto volentieri?
«In questi mesi, in varie trasmissioni, ho rivisto le immagini di mio papà in sceneggiati degli Anni 80 e 90. Ogni volta è un misto di felicità, tristezza e malinconia. Rivedere papà mi fa sempre effetto».

Suo papà, Ferruccio Amendola, avrebbe compiuto 90 anni a luglio.
«Uno si abitua ai lutti, ma ci sono tante cose che mi sarebbe piaciuto vedesse, o altre da poter condividere con lui. Aver avuto un papà attore fa sì che posso rivederlo spesso e come doppiatore posso risentirlo. Un suo film lo becchi sempre».

Intanto la messa in onda della seconda stagione di “Nero a metà” è stata rinviata all’autunno.
«C’erano tante fiction e, da marzo, il “lockdown” ha cambiato i piani della Rai. Va benissimo. Nelle nuove puntate, posso anticipare, ci saranno nodi incredibili nella storia».

Per districarli servirà una terza stagione?
«Penso proprio di sì. A gennaio 2021 dovremmo cominciare a girarla, non so se con le mascherine o se si tornerà alla normalità. Se il mondo va in quella direzione probabilmente anche le fiction e i film si dovranno adeguare».

È stato firmato un protocollo di regole per i lavoratori dello spettacolo.
«Sì, ed è molto complicato. Costi e tempi raddoppiano. L’industria del cinema ha risorse limitate, una produzione ora deve sostenere i costi della sanificazione e dei controlli, servono un paio di ore prima di iniziare le riprese. Probabilmente ci sarà un taglio sui compensi e va fatto tutti insieme».

Ora i suoi progetti in che direzione vanno?
«C’è un film che, se parte, mi vedrà coinvolto: il seguito di “Come un gatto in tangenziale”. Se no, sto sereno. Non ho l’ansia. Ho scritto due o tre cosette da coltivare».

Con la Serie A che riparte sostituirà la bandiera dell’Italia sul balcone con quella della Roma?
«Sono contento per il campionato, ma in questo tempo era superfluo e non mi è mancato. Oddio, se la Roma stesse per vincere lo scudetto, magari direi un’altra cosa!».