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Costantino della Gherardesca: «La mia doppia follia»

Tra “Ballando con le stelle” e "Resta a casa e vinci" dà sfogo alla sua creatività

Foto: Costantino della Gherardesca

01 Ottobre 2020 | 9:38 di Paolo Fiorelli

Non lo criticate: «Sono tanto sensibile» dice ironicamente Costantino della Gherardesca. Eppure c’è chi, al suo esordio a “Ballando con le stelle”, gli ha dato addirittura il minimo dei voti: 1. «Non ha neppure provato a danzare, ha fatto cabaret» è la stroncatura del giudice Ivan Zazzaroni. «Ivan non comprende l’arte, del resto basta guardare la sua capigliatura pre-Tangentopoli per capire che non è aggiornato...» dice scherzando Costantino. Sarà l’inizio di un epocale duello? Intanto non si può dire che come concorrente non abbia stupito tutti: se nella seconda puntata ha inscenato un balletto “marino”, nella prima si è vestito addirittura da dio Shiva!

Costantino, ma non starà esagerando?
«Io l’ho messo in chiaro subito: non vengo per fare balli “normali”. Paradossalmente, mettermi il frac mi imbarazzerebbe più che vestirmi da Shiva. Le mie sono storie da raccontare, performance artistiche, installazioni oniriche, ma soprattutto intrattenimento per far divertire il pubblico».

E Milly Carlucci come l’ha presa?
«Oh, lei mi protegge. La adoro. Non solo è così tosta che è riuscita a far ripartire “Ballando” nonostante il Covid. Ma è anche una donna di idee aperte, una viaggiatrice e una sperimentatrice, come me. Ed è coltissima, ma non lo mette in mostra come invece fanno gli altri miei amici, a La7».

E chi sarebbero...
«Niente nomi, please».

Almeno lo sa che in America l’avrebbero già accusata di “appropriazione culturale”? Là ormai solo un indiano può interpretare un indiano, un gay un gay, eccetera...
«Vero, ma io sono un grande amante dell’India e so che, laggiù, invece, vestirsi da Shiva è normale. Non offenderei mai un Paese che amo. Anzi ho già deciso che la pensione la passerò lì, per la precisione in Kerala».

Costantino, cos’altro è disposto a fare per vincere “Ballando”?
«Io sono disposto a tutto. E l’ho dimostrato sottoponendomi a una ceretta integrale prima di dipingermi di blu. Una vera tortura. Oppure allenandomi nel parcheggio della Rai, perché con il coronavirus bisogna aspettare che le palestre da ballo siano igienizzate e per entrarci si formano file pazzesche».

Però forse la tecnica è ancora da perfezionare...
«Più che altro mi manca il fiato. Sono il meno atletico dei concorrenti, lo so. Anche gli incidenti che ho avuto alla gamba destra non aiutano. A “Ballando” mi hanno messo a disposizione un ortopedico. Ma quello che conta è la creatività: una mia vittoria nel programma avrebbe un effetto pedagogico”.

In che senso?
“La tv italiana è timida, ingessata, guarda al passato. Io sono per la sperimentazione più sfrenata. A costo di fare la figura del pagliaccio. Lindsay Kemp, il coreografo di David Bowie, diceva: “Mai avere paura di buttarsi”».

Ma lei nella vita balla spesso? Siccome è nobile, mi piace immaginarla a un gran ricevimento tipo quello del film “Il Gattopardo”...
«In effetti a 18 anni fui invitato da una lady inglese a un Ballo delle debuttanti a Londra. Ma era una cosa molto informale. Gli italiani hanno un’idea antiquata della nobiltà inglese, la pensano come in “Downton Abbey”. In realtà sono tutti moderni e fricchettoni. I conservatori siamo noi. A parte i Reali di Casa Windsor... quello è un mondo a parte».

Qual è il più nobile dei balli?
«Ma è chiaro, il valzer viennese! Io però preferisco il “voguing”, il ballo delle drag-queen di Harlem».

Quindi lei non dà mai ricevimenti di gala?
«E per chi? Ormai in Italia essere conte o duca non conta più niente, persino in Inghilterra l’aristocrazia è in piena decadenza. Per trovare un posto dove un blasone vale ancora qualcosa bisogna andare fino in Thailandia. Da noi i nuovi nobili sono i potenti e le grandi famiglie di industriali: i Moratti, gli Agnelli... i ricevimenti li lascio fare a loro».

Finito “Ballando”, chi sarà la prima persona che inviterà a ballare?
«Rosalinda Celentano. È interessante, ha tante storia da raccontare, proprio come me. E poi, appena cadranno le limitazioni per il virus, partirò per un viaggio. Destinazione Singapore, una città avveniristica: il nostro futuro».

Prima però dovrà aspettare la fine della nuova edizione di “Resta a casa e vinci”, che il 3 ottobre riparte su Raidue, tutti i giorni da lunedì al sabato...
«Anche lì, abbiamo deciso di sperimentare. Del resto il Covid ci ha costretti. La trasmissione era nata con me che visitavo le case dei concorrenti, e infatti si chiamava “Apri e vinci”. Adesso invece sono diventato un “ospite virtuale” che fa le sue domande collegato in diretta col loro salotto. Merito dell’autrice Simona Ercolani, che ha rivoluzionato il programma a tempo di record».

Così però non si perde la freschezza del contatto diretto?
«Forse sì, ma si guadagna la mia “ubiquità”: rispetto a prima, posso visitare due famiglie alla volta e farle gareggiare giocando sui contrasti: gli scienziati contro i ballerini, i romanisti contro i laziali e così via».

Qui la novità è che ci sarà una “staffetta” con Giancarlo Magalli.
«Mentre io sono impegnato a “Ballando”, lui registra le altre puntate. Ci conosciamo dai tempi di “Secondo Costa”, ha un umorismo che sento molto vicino, anche se lui ama improvvisare e io invece sono più rigidino. A volte nascono queste affinità elettive, nella vita e pure in tv».

Ne nascerà una anche con Ivan Zazzaroni, prima o poi?
«Qui più che affinità vedo incompatibilità... Diciamo che conto molto di più sugli altri giudici di “Ballando”. E soprattutto sul voto del pubblico da casa».