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Costantino Della Gherardesca racconta «Hair»

Parola al conduttore del talent show di Real Time per aspiranti parrucchieri

Foto: Le star di «Hair»: Charity Cheah, Costantino della Gherardesca e Adalberto Vanoni

09 Aprile 2015 | 17:30 di Barbara Mosconi

La sfida è a colpi di forbici e spazzola. Da due settimane a gareggiare nel talent show «Hair» (in inglese «capelli») sono nove concorrenti che la domenica sera su Real Time cercano di aggiudicarsi il titolo di «Miglior parrucchiere amatoriale d’Italia» e un contratto di lavoro presso la famosa catena di hair stylist Toni&Guy. Due giudici controllano il loro operato (Charity Cheah e Adalberto Vanoni) mentre Costantino della Gherardesca,  conduttore dotato di molta ironia, commenta tagli, acconciature e look originali e stravaganti.  

Costantino, perché un talent sui capelli?
«Per prima cosa devo dire che questo è un talent che non si prende sul serio, anzi fa la parodia degli altri talent, della loro serietà. Siamo ironici, ma non giochiamo sulle emozioni della gente».

E su cosa giocate?
«Qui si parla di capelli. C’è una parte di informazione, con la “prova tecnica” dove vengono spiegate nel dettaglio alcune cose o con la “prova taglio” dove si capisce chi sia bravo a tagliare. E poi c’è la “prova creativa” dove i concorrenti creano un’acconciatura spettacolare».

Cosa anima questi concorrenti che nella vita fanno altro?
«Alcuni non sono soddisfatti della loro vita, volevano fare il parrucchiere da tempo e, invece, fanno un altro lavoro. Uno di loro, per esempio, è avvocato. Atri sono giovani appassionati di capelli e vogliono diventare dei professionisti».

Il parrucchiere cosa rappresenta?
«I parrucchieri alla corte di Versailles di Luigi XIV erano delle star, così come nella Londra dei primi anni 80, si pensi alle trasformazioni di Boy Gorge, ma anche all’Italia degli anni 60, quando cominciava l’epoca degli hippie o del taglio alla Celentano. Con i capelli comunichi quello che sei, è il modo in cui una persona si presenta»

I capelli sono così importanti?
«Per gli uomini perdere i capelli è un dramma, impazziscono, si comprano macchine di lusso, spendono migliaia di dollari in dottori. Una volta un parente mi ha telefonato con un tono terribile: “Ti devo parlare”. Sono corso da lui pensando a un grave male e mi ha detto: “Sto perdendo i capelli, che rimanga fra noi...”».

La tua prima volta dal parrucchiere?
«Mia mamma aveva altri due figli biondi, io non lo ero e da piccolo mi lavava i capelli con una soluzione schiarente o con la camomilla. Poi ha rinunciato. Un giorno mio fratello mi ha portato dal barbiere e mi ha fatto fare un taglio molto corto, mia mamma era circondata da amici gay coi capelli lunghi e quel taglio da marine l’ha sconvolta».

Il taglio indimenticabile?
«Da ragazzino avevo i capelli tinti completamente di bianco, comprese le sopracciglia. Poi li ho fatti grigi acciaio, quindi le sopracciglia viola e i capelli rossi, a un certo momento avevo la frangia e i capelli lunghissimi. Poi sono venuto a vivere a Milano e sono invecchiato».

Hai un parrucchiere di fiducia?
«Vado da un barbiere, ha il negozio sotto casa mia. Si chiama “Gino il barbiere”. Vado anche due o tre volte la settimana e gli chiedo di tagliarmi i capelli come se fossero tagliati da un bambino con le forbici. Devono sembrare non tagliati».

Il barbiere è come...
«Una versione più cattiva del parrucchiere, di solito i barbieri hanno una certa età, non fanno gossip sulle celebrità, ma parlano di politica e finanza».