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Daria Bignardi: «La mia nuova vita da direttore di Raitre»

Giornalista, conduttrice, autrice, scrittrice e ora ai vertici della terza rete della tv pubblica. «C’è tanto da fare. E alle critiche rispondo: giudicatemi fra tre anni»

Foto: Daria Bignardi (55 anni)  - Credit: © foto: Stefano Colarieti / LaPresse spettacolo

23 Febbraio 2016 | 14:57 di Solange Savagnone

Da lunedì 22 febbraio, giorno della prima riunione ufficiale, Daria Bignardi è diventata  il nuovo direttore di Raitre. L'ha scelta il direttore generale Antonio Campo Dall'Orto (già direttore di La7), che l'ha contattata un paio di settimane fa per una ?chiacchierata informale?. «Era da anni che non ci sentivamo, è stata una sorpresa anche per me » ci racconta Daria.

Cosa vi siete detti in questi colloqui preliminari?

«Abbiamo parlato della Rai, ci siamo scambiati idee sul modo di intendere il servizio pubblico. Avevo intuito quale fosse la sua intenzione, ma la certezza della nomina l'ho avuta soltanto alla fine».

Perché ha accettato?

«Per la passione con la quale mi ha raccontato come vuole trasformare la più grande azienda culturale italiana, con amore e rispetto della sua storia. Mi ha contagiato con il suo entusiasmo e mi sono ritrovata completamente nella sua visione e nel suo progetto di rinnovamento. Non potevo dire di no, restare a casa a scrivere libri e pensare alla famiglia. È una chiamata che ti porta al centro di importanti responsabilità editoriali ma anche civili».

Quali sono i poteri del direttore di Raitre?

«È il responsabile dei programmi, della linea editoriale e dell'identità della rete. A differenza del passato, però, quando i direttori erano assunti a vita, ora abbiamo contratti a termine di tre anni».

Le prime cose che farà?

«Ho cominciato il passaggio di consegne con Andrea Vianello, collega disponibile e persino affettuoso. Ci conosciamo bene perché, ora lo posso dire, negli ultimi anni aveva cercato per due volte di portarmi a Raitre. Una volta non me l'ero sentita io e l'altra, La 7 aveva deciso di esercitare il diritto di opzione sul mio contratto e non me lo aveva consentito. Si vede che doveva andare così. Durante quegli incontri ho conosciuto e apprezzato il vicedirettore della rete  Stefano Coletta e la responsabile finanziaria Federica Lentini che ora saranno i miei bracci destri. Adesso cominceremo a lavorare sul quotidiano e sui progetti a lungo termine. La cosa buona di avere tanta esperienza di scrittura e conduzione  è che conosco le difficoltà e le esigenze di chi fa i programmi e mi metterò al loro servizio. La cosa più importante ora è fare squadra e confrontarsi. Un po' alla volta faremo programmi nuovi e porteremo altri volti, ma non fatemi dire i nomi altrimenti me li rubano!».

Cosa le piace di Raitre?

«È sempre stata la mia preferita tra quelle Rai. La più affine a me. ?Che tempo che fa? di Fabio Fazio è molto vicino al mio modo di intendere la tv. È un programma contemporaneo non solo nei contenuti ma anche nella forma: le luci, la regia, la scenografia, la grafica. Ecco, un po'alla volta vorrei rimodernare tutta la rete anche dal punto di vista formale. Ci vorrà tempo, ma ci proveremo».

Ha sentito i volti forti della rete?

«Ho sentito quasi tutti, da Fazio a Zoro di ?Gazebo?, del quale vado matta, e sono stati tutti molto carini. Federica Sciarelli ha registrato ascolti record nella puntata di ?Chi l'ha visto?? che ha coinciso con la mia nomina e me li ha dedicati!».
 Non tutti hanno gradito la sua nomina. Come li convincerà che lei è la persona giusta al posto giusto?
«Con il lavoro che farò. Ne riparliamo tra tre anni».

C'è una critica che l'ha ferita in modo particolare?

«Le critiche ci sono sempre, l'unico modo per smontarle sono i fatti, che non stanno solo negli ascolti ma anche nella qualità dei prodotti.  A questo proposito,  mi fa ridere che abbiano parlato di flop delle ?Invasioni barbariche?, un talk che ha fatto la storia di La7. Sono orgogliosa delle ?Invasioni ? come lo sono di ?Tempi Moderni?, il primo programma che ho scritto, vent'anni fa».

Hanno anche detto anche che non guarderebbe la televisione?

«Ma era una battuta che avevo fatto durante un'intervista! Ecco, vorrei fare una tv dove non si parlasse per sentito dire. Non solo guardo la tv ma mi piace moltissimo. Quando ho iniziato a farla nel 1991 nel programma di Gad Lerner ?Milano, Italia?, non a caso un programma di Raitre, me ne sono innamorata perdutamenteo. È una sorta di mal d'Africa che non ti lascia più».

Ora non la vedermo più in video.

«Per i primi due anni sicuramente non ne avrò il tempo, ma non non è escluso che se l'ultimo ci venisse un'idea nuova potremmo anche pensarci. L'unica cosa che mi spiace è che non ci siano più i miei genitori e non potranno vedere il nuovo ?Rischiatutto?. In famiglia lo guardavamo  tutti assieme, con il gatto che dormiva sul televisore».

Credevo si dispiacesse perché non hanno saputo della sua nomina.

«Beh, sono certa che in qualche modo guarderanno il programma. E anche me. E sì, saranno entrambi felici. Anche se mia madre si preoccuperà che non mi stanchi troppo. Io e mia sorella, che non facciamo altro che citare i loro modi di dire, ci siamo dette come avrebbero accolto le critiche. Con una parola sola: fregatene!».