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«Ecco come raccontiamo i giorni del coronavirus»

I TG regionali sono diventati una delle fonti più preziose e seguite per informarsi: così lavorano quattro giornalisti in prima linea

30 Aprile 2020 | 10:05 di Tiziana Lupi

Con più di 750 giornalisti, un direttore, un condirettore e cinque vicedirettori, il TgR è la testata giornalistica più grande d’Europa. Si tratta di una vera e propria macchina da guerra che mai come al tempo del coronavirus è stata chiamata a mettere in campo tutte le forze per offrire al pubblico della Rai un’informazione il più completa possibile. E non è un caso che gli ascolti delle due principali edizioni (alle 14 e alle 19.30) siano più che raddoppiati nelle ultime settimane.

Per l’occasione, spiega il condirettore Roberto Pacchetti, le 24 redazioni sparse su tutto il territorio nazionale si sono letteralmente “sdoppiate”: «Oltre alla sede tradizionale, diciamo quella “fisica”, ciascuna ha dovuto allestire uno speciale studio mobile all’interno di un pullmino. Questi sono collocati di solito nelle piazze e nelle vie principali delle città: per esempio a Napoli ne abbiamo uno sul Lungomare Caracciolo. Abbiamo fatto questa scelta sia per garantire la presenza nei luoghi in cui le cose accadono ma anche per consentirci di andare in onda nel caso in cui dovessimo chiudere una redazione per sanificarla in presenza di un contagio».

A proposito di precauzioni sanitarie, a tutto il personale sono stati forniti i dispositivi di sicurezza necessari. «Ripetiamo le regole in maniera quasi ossessiva» sottolinea Pacchetti. Infine, c’è particolare attenzione ai contenuti dei servizi trasmessi: «Le responsabilità sono tante perché, sì, dobbiamo mostrare le bare dei defunti, come a Bergamo, ma allo stesso tempo abbiamo il dovere di dare anche notizie positive come la guarigione dei medici» conclude Pacchetti.