Enzo Miccio: «Per viaggiare felice mi basta dormire in un buon letto»

In attesa della finale di "Pechino Express", in onda l’11 maggio su Sky Uno, il conduttore ci racconta come si organizza in giro per il mondo

9 Maggio 2023 alle 08:18

Enzo Miccio, si ritiene un viaggiatore?
«Da sempre! Io adoro viaggiare e l’ho sempre fatto, anche se bisogna distinguere fra viaggio e vacanza».

Distingua...
«Una vacanza è quando vado a “spiaggiarmi” e riposarmi, ho bisogno di chiudere gli occhi e dormire, voglio le comodità ed essere coccolato. Il viaggio è scoperta, sollecita la curiosità, si conoscono non solo luoghi, ma anche persone. Una coppia di francesi, tra i miei migliori amici, l’ho conosciuta durante un viaggio in Bretagna».

Ecco Enzo Miccio, professione “wedding planner” (organizzatore di matrimoni), ma non solo. Dopo essere stato concorrente del reality-avventura “Pechino Express” nel 2020 e conduttore da solo o in coppia con Costantino della Gherardesca, ora è in dirittura d’arrivo con l’ultima edizione intitolata “Sulla via delle Indie”: puntata finale in onda su Sky Uno e in streaming su Now giovedì 11 maggio. Tappa finale: Angkor, in Cambogia.

Quest’ultima avventura com’è stata?
«Un viaggio duro e faticoso, tantissimi chilometri su strade disastrose e situazioni non confortevoli, l’India è piena di contrasti e miseria. E soprattutto il rumore dei clacson mi ha inseguito per settimane anche al ritorno: gli indiani guidano con la mano attaccata al clacson».

Grazie al programma, da concorrente o da conduttore, dov’è andato che non avrebbe mai immaginato?
«In Uzbekistan, quando nel 2022 sono stato chiamato a sostituire Costantino infortunato. Non nascondo la mia ignoranza in geografia, prima ho cercato sulla cartina dove fosse l’Uzbekistan, poi nel giro di 24 ore mi sono dovuto documentare e partire. Samarcanda è un posto magico, ha una luce incredibile, è il vero scenario da “Mille e una notte”».

Il viaggio più indimenticabile della sua vita?
«In India del sud, 25 anni fa. All’epoca ero un altro Miccio: alla scoperta del mondo, lavoravo di meno e avevo più tempo. Passai due settimane al mare per rilassare mente e spirito grazie alle cure ayurvediche. Mi ha fatto bene dentro, nell’anima».

Il più disastroso?
«Un anno in Malesia avevo prenotato il Capodanno a Langkawi, un’isola che doveva essere una delle perle del Paese. Arrivo in questo resort bellissimo sulla carta e... mi avevano riservato una camera con vista pattumiera mentre nella struttura c’erano dei lavori in corso. Sono salito su un taxi e ho cominciato a cercare un altro hotel. Un disastro. Tra l’altro il mare era pieno di meduse!».

La caratteristica indispensabile per viaggiare?
«Io direi lo spirito di adattamento».

Come si sceglie la compagnia giusta?
«Per affinità, io cammino molto a piedi, se bisogna andare a vedere l’alba alle 4 di mattina mi sveglio puntuale. Bisogna essere con una persona che abbia gli stessi obbiettivi».

L’itinerario va sempre fissato prima della partenza?
«No, perché se trovi qualcuno del posto che ti consiglia qualcosa di non previsto devi andarci di corsa. Meglio essere aperti a cambiare idea e itinerario».

Che cosa è importante nella sistemazione?
«Per me il materasso e il cuscino per riposare di notte. Al mattino devo essere perfetto».

Regole nella preparazione del bagaglio?
«Leggero! L’importante è essere pratici e furbi: scarpe comode (due paia per avere una riserva), tante magliette, una felpa con il cappuccio per proteggersi dal vento, ma anche una camicia bianca e una giacca leggera per un’eventuale occasione».

Souvenir e ricordi?
«Per quale motivo ho spesso viaggiato in macchina? Per riempirla! Io sono appassionato di antiquariato e da ogni Paese devo riportare qualcosa. In Marocco ho preso dei tappeti, in India stoffe meravigliose, in Turchia argenti, in Francia lampadari, in Cina quando ero concorrente di “Pechino Express” ho speso tantissimo da un rigattiere e mi sono fatto spedire tutto in Italia».

Foto compulsive?
«Anni fa si viaggiava con la macchina fotografica e ho una collezione di album con le immagini di tutti i viaggi che ho fatto. Ora sul cellulare molte cose non le conservi, la memoria spesso è piena e un po’ di ricordi li perdi. Così le foto delle cose e dei luoghi che mi interessano le mando a stampare».

Partire è un po’...
«Sognare. Anzi, è più un concetto di libertà: essere liberi nel senso di uscire dai cliché, dagli schemi e dalle regole».

E tornare?
«È condividere. Quando torno voglio raccontare tutto agli amici, parlare, mostrare dove sono stato e quello che ho portato indietro».

Seguici