Eurovision 2023: sono stata nella giuria italiana (e vi racconto com’è andata)

Per qualche settimana mi è sembrato di partecipare a “Il cantante mascherato”: la segretezza e la discrezione hanno accompagnato la mia vita

Fabrizio D'Alessio, Carlo Massarini, Tosca, Stefania Zizzari e Maria Grazia Fontana
16 Maggio 2023 alle 20:14

Ebbene sì, finalmente posso dirlo: sono stata una dei cinque membri della giuria italiana dell'Eurovision Song Contest 2023. Per qualche settimana mi è sembrato di partecipare a “Il cantante mascherato”: la segretezza e la discrezione hanno accompagnato la mia vita. Sì, perché se sei un giurato dell'Eurovision devi stare attento a non dirlo a nessuno fino al termine della finale. Né, tanto meno, postare sui social qualunque riferimento alle tue canzoni preferite. Pena la squalifica.

Devo dire che è stata un'esperienza fantastica per la quale non finirò mai di ringraziare Claudio Fasulo, vice direttore intrattenimento prime time in Rai, membro della commissione di controllo dell'Eurovision e del comitato televisivo di Ebu (l'ente che riunisce le tv pubbliche europee), che ha pensato a questa giuria nella quale Sorrisi era l'unica testata rappresentata: ho avuto compagni di viaggio pazzeschi. A cominciare dal presidente Carlo Massarini, indimenticabile Mister Fantasy degli Anni 80 (tornato nel panni del mitico personaggio vestito di bianco anche di recente nella serie di Raiuno “Vincenzo Malinconico, avvocato d'insuccesso”) uno dei maggiori esperti di musica in Italia.

L'altra mia “vicina di poltrona” in giuria: Tiziana Donati, in arte Tosca, che ha vinto il Festival di Sanremo nel 1996 con Ron in “Vorrei incontrarti fra cent'anni” e che nel Sanremo 2020 con “Ho amato tutto” ha incantato il pubblico. E poi Maria Grazia Fontana, vocal coach di “Tale e quale” da sempre. Una che è riuscita a far cantare Cher a Walter Nudo, per capirci. E infine c'era Fabrizio D'Alessio, conduttore del programma “La sveglia di Radio2”, in onda tutte le mattine dalle 4 alle 6.30 e già per questo una forza della natura. E se aggiungiamo che ha un bimbo di 40 giorni... diventa un super eroe! 

Ma cosa vuol dire essere giurata italiana dell'Eurovision?  La prima cosa da fare è firmare tonnellate di documenti, dichiarazioni di riservatezza e di impegno a rispettare alcune regole. Non tante, ma rigorose. 

Per cominciare, assicurare la presenza nelle serate di lunedì 8 e venerdì 12 maggio al Teatro delle Vittorie a Roma, per votare. Già, perché le giurie dei 37 paesi votano, contemporaneamente, dopo aver visto le prove generali (in tutto e per tutto identiche allo spettacolo che andrà poi in diretta il giorno dopo) di una delle semifinali e della finale. In particolare noi abbiamo votato la prima delle due semifinali e la finale.

La prima sorpresa, arrivando lunedì alle 20 al Teatro delle Vittorie, è stata scoprire che la postazione della giuria era allestita nello studio di “Soliti Ignoti”. C'è ancora l'insegna con il nome del programma condotto da Amadeus, c'è la porta da cui esce il parente misterioso, c'è il pulsantone da schiacciare quando il concorrente conferma la sua decisione. 

Le nostre cinque poltroncine bianche, un tavolo lungo, con penne, bottigliette d'acqua e due grandi schermi erano già posizionati. Alle spalle, un buffet con insalata di riso, panini, tramezzini, pasticceria mignon, bevande e, soprattutto, un prezioso thermos pieno di caffè. 

Ad accoglierci c'era il notaio Massimiliano Passarelli, che è lo stesso, tra gli altri programmi, di “Affari Tuoi” e di “Soliti Ignoti”, che ci ha spiegato il meccanismo delle votazioni (non abbiamo potuto votare per l'Italia), raccomandandoci di non accordarci sui giudizi: ognuno di noi ha votato per conto suo. Ma le serate sono trascorse piacevolissime tra chiacchiere, battute e risate. D'altronde il regolamento sulla formulazione dei giudizi parlava chiaro. «Puoi discutere le esibizioni con i tuoi colleghi giurati, ma devi giudicare e votare in modo indipendente, equo e obiettivo. È importante non favorire alcun concorrente in base alla sua nazionalità, sesso o qualsiasi motivo non correlato alla sua canzone o alla sua esibizione. La tua opinione deve basarsi sui seguenti criteri: la composizione e l'originalità della canzone, la qualità della performance che hai visto sul palco, la capacità vocale dell'esecutore o degli artisti e, naturalmente, l'impressione generale». 

Alla fine della prova generale ognuno di noi ha riempito la sua scheda, siglata dal notaio, ordinando le esibizioni da quella che ci era piaciuta di più a quella che avevamo apprezzato meno. Il notaio ha raccolto le cinque schede, così compilate, e le ha inviate al centro di elaborazione dell'Ebu. La stessa cosa avveniva in contemporanea per le giurie dei 37 Paesi partecipanti. Dopodiché abbiamo dovuto aspettare che i nostri voti venissero “processati”, perché ci sono diversi passaggi di controllo, e solo dopo aver avuto il via libera dall'Ebu, che chiede a tutte le giurie di restare a disposizione per 90 minuti dopo l'invio delle votazioni in caso di problemi o di errori, siamo potuti andare via.  

Alla fine delle serate, confrontandoci, tutti e cinque eravamo più o meno d'accordo: il nostro podio è stato Israele (Noa Kirel con “Unicorn”), Ucraina (Tvorchi con Heart of Steel”) e Svezia (Loreen con “Tatoo”), che poi ha vinto l'Eurovision. A seguire, la Cechia, l'Estonia, l'Armenia, la Svizzera, la Lituania, il Belgio e la Serbia. 

Al di là della classifica, quello che rimarrà è la festa, la gioia, l'amore per la musica che va oltre i confini. È stato bellissimo. L'unico rammarico è di non aver potuto votare il nostro Marco Mengoni che, secondo tutti noi, con la sua “Due vite” ha fatto un'esibizione da brividi, intensa e raffinata. Bravo Marco e... viva l'Eurovision!

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