Fabio Caressa e Beppe Bergomi, i 25 anni di una coppia che racconta il calcio in tv

I due commentatori stanno raccontando le partite dell'Italia agli Europei 2024 su Sky

21 Giugno 2024 alle 12:09

Il Campionato Europeo di calcio sta entrando nel vivo con l’Italia che sta per giocarsi il passaggio del turno contro la Croazia nell’ultima partita della fase a gironi: si giocherà lunedì 24 giugno con fischio d’inizio alle 21. A commentare la gara per Sky saranno, come sempre, Fabio Caressa e Beppe Bergomi, la coppia d’oro delle telecronache azzurra che nel 2024 ha festeggiato i primi 25 anni assieme. E noi li abbiamo intervistati proprio durante gli Europei, partendo inevitabilmente dalla riflessione sull’ultimo match giocato dagli Azzurri, quello perso per 1 a 0 contro la Spagna.

«L’Italia è un’adolescente che inizia a sentirsi bella, ma ha bisogno di crescere. Con la Spagna avevamo l’occasione per diventare grandi, ma non ci siamo riusciti. Loro ci hanno massacrati. Siamo arrivati convinti di giocarcela, ma dopo i primi 10 minuti abbiamo preso paura e poi ci siamo persi» spiega Fabio. Sottolinea Beppe: «A questo punto qualche accorgimento dobbiamo farlo: bisogna dare delle certezze ad alcuni ragazzi. Purtroppo quando non riesci a dominare il gioco, come ci è successo, tutti i
tuoi difetti vengono fuori. Adesso la fortuna è che la Spagna non la reincontreremo subito e di squadre che giocano così ce ne sono poche. Ora ripartiamo e vediamo cosa succede con la Croazia» aggiunge Beppe.

Ma veniamo a voi. Com’è nata la coppia?
Fabio: «È stata una mia idea. Avevo deciso di contattarlo dopo averlo conosciuto in alcune trasferte con l’Inter. Aveva un’ottima esposizione in italiano e una grandissima curiosità: lui aveva appena smesso di giocare. Sono andato a Selvino (BG), dove lui era in vacanza, per chiederglielo. Lui mi ha subito risposto: “Ma guarda che avete sbagliato persona…”. Poi abbiamo fatto una prova su un vecchio Milan-Juventus: era l’estate del 1999. Era il giorno dell’eclissi di sole totale e l’abbiamo preso come un segno: in molte civiltà l’eclissi è considerata un segno di cose importanti. Ci abbiamo preso».
Beppe: «Lavorare in tv era l’ultimo dei miei pensieri. Però avevo la fortuna di essere già capace di stare nei tempi televisivi senza avere mai provato prima. Inizialmente, erano ancora gli anni di Tele+, non facevamo coppia fissa: per esempio io non commentavo mai le partite tra Inter e Juve o tra Inter e Milan. Poi con l’arrivo di Sky questa cosa si è sdoganata e da lì siamo ancora adesso a commentare l’Italia».

Qual è stata la vostra primissima telecronaca?
Fabio: «Se non ricordo male, era stato un trofeo Luigi Berlusconi, sempre tra Milan e Juventus. Ma Beppe ha più memoria di me, cerco la sua conferma».
Beppe: «Forse avevamo fatto anche una prova o una differita su una partita del
campionato tedesco… Però senza dubbio la prima diretta è stata quella del trofeo
Berlusconi».

Qual è stata la partita esteticamente più bella da commentare?
Fabio: «Escludendo la semifinale del Mondiale nel 2006 tra Italia e Germania, direi una gara di Champions League tra Liverpool e Borussia Dortmund finita 4-3 per gli inglesi».
Beppe: «Lo stadio del Liverpool è veramente un posto magico: mi viene da piangere a ripensarci. In quella partita il Liverpool era sotto per 3 a 1, dopo che aveva pareggiato 1 a 1 all’andata. Poi in 20 minuti gli inglesi ribaltarono il risultato, vincendo per 4 a 3. Io mi sono ritrovato a esultare, abbracciato ad alcuni tifosi. Quella è stata un’emozione pazzesca».

E invece la partita che vi ha lasciato più l’amaro in bocca?
Fabio: «Per me è stata l’eliminazione ai rigori contro la Germania agli Europei del 2016. Era l’Italia di Antonio Conte: eravamo partiti sfavoritissimi, ma poi avevamo fatto molto bene».
Beppe: «Io dico i Mondiali del Brasile. E in particolare penso alla sconfitta contro l’Uruguay con un’espulsione ingiusta di Marchisio. Quella è stata una delusione pazzesca, perché secondo me avevamo delle ottime carte per andare avanti».

Avete raccontato Mondiali, Europei, Coppe America: quali sono le due avventure da ricordare?
Fabio: «In positivo, direi la Coppa America in Argentina del 2011. Eravamo a Buenos Aires e lì abbiamo cementato la nostra amicizia. Abbiamo visitato tutta la città a piedi, è stato qualcosa di stupendo. La trasferta peggiore, invece, è stata quella del Mondiale del 2010 in Sudafrica: logisticamente era stato un incubo».
Beppe: «Sono le due manifestazioni dove ci siamo conosciuti meglio. Abbiamo vissuto in simbiosi. Buenos Aires è una città meravigliosa e camminando assieme ci siamo aperti a tutto. Mentre in Sudafrica dormivamo in queste guest house e fuori non c’era letteralmente nulla da fare. Una volta che l’Italia è stata eliminata ci siamo ritrovati io e lui, da soli. Però, ecco, riuscimmo a trovare il tempo per fare un safari. Logistica difficile, ma per noi come persone è stato un momento di conoscenza
profonda».

La partita della storia del calcio che avreste voluto raccontare?
Fabio: «Probabilmente Italia-Brasile del 1982, quando trionfammo per 3 a 2. Una gara assolutamente leggendaria».
Beppe: «Anche io direi la stessa…».

Però non vale, lei era in campo in quell’incontro…
Beppe: «(ride). Allora dico Inghilterra-Italia del 1973, quando vincemmo per 1 a 0 con un gol di Fabio Capello».

La gara che non dimenticherete mai è…
Fabio: «La semifinale del Mondiale 2006, quando abbiamo battuto la Germania in casa sua».
Beppe: «Per forza, la scelta è sempre quella».

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