Fabio Caressa e le novità della stagione 2023/24 di Sky Sport

Sky festeggia i suoi primi vent’anni annunciando diverse novità che riguardano anche lo sport, da sempre uno dei pilastri dell’offerta

Fabio Caressa
4 Luglio 2023 alle 14:23

Sky festeggia i suoi primi vent’anni annunciando diverse novità che riguardano anche lo sport, da sempre uno dei pilastri dell’offerta. Cominciamo con gli Europei di calcio 2024, in programma dal 14 giugno al 14 luglio in Germania. Si potranno seguire (anche in streaming su Now) tutti i 51 incontri dei quali 20 in esclusiva live.

Dal calcio al basket che, grazie a un nuovo accordo pluriennale, offre un programma fittissimo con oltre 300 partite sul canale dedicato Sky Sport NBA. Per quanto riguarda la palla ovale, il Sei Nazioni di rugby rappresenterà la punta dell’iceberg di una lunga serie di manifestazioni che verranno trasmesse ai tanti cultori di questo sport. E infine per i sempre più numerosi appassionati di vela torna l’America’s Cup giunta quest’anno alla sua 37ª edizione. Via il 14 settembre con le gare preliminari e di selezione per arrivare all’ottobre 2024 con la finale che si disputerà nelle acque di fronte a Barcellona.

E anche la “Casa dello Sport” celebra martedì 4 luglio i vent’anni di Sky con una lunga maratona tv, su Sky Sport 24 e Sky Sport Summer, offrendo 5 ore di programmazione con i grandi nomi dello sport e addetti ai lavori attraverso una serie di dibattiti già disponibili “on demand”. E fra gli addetti più noti al grande pubblico c’è Fabio Caressa, da sempre voce delle telecronache su Sky, con il quale abbiamo fatto due chiacchiere.

Festeggia Sky ma anche Sky Sport.
«Ah certo. Vent’anni importanti secondo me. Siamo riusciti in questo lungo periodo a lavorare sempre come un team, una grande squadra. Ed è stato questo lo spirito vincente di Sky, proprio il lavoro di gruppo. Con questo non dico che gli altri non lo facciano, ma per noi era diverso. Io ricordo addirittura i cartelli con scritto “Noi siamo Sky” nei primi anni, proprio per stare a significare che tutti insieme volevamo cercare di essere qualcosa. Magari se possibile di un po’ innovativo».

Vent’anni anche di Fabio Caressa a Sky Sport…
«(ride) Eh sì, come passa il tempo, anzi, se devo essere sincero, considerando anche il periodo precedente, quando Sky si chiamava Tele+, sono addirittura 32 gli anni! Io sono praticamente cresciuto lì, non dico che ero proprio un bambino, ma sono entrato a 24 anni, provenivo da Teleroma 56 e mi sono sempre occupato di calcio».

Come si è evoluta la telecronaca di una partita di calcio?
«Credo che la questione riguardi anche gli altri sport, ma è innegabile che la maggiore evoluzione c’è stata sulla competenza. È molto più diffusa rispetto a vent’anni fa soprattutto grazie a Internet e quindi quella di chi fa il cronista per mestiere deve essere un gradino sopra. Si cerca sempre di studiare cose nuove, dove possibile, che possano approfondire l’argomento. C’è poi la questione social. Devi accettare di leggere quasi in tempo reale dopo una telecronaca il commento di uno spettatore, che peraltro è una cosa assolutamente naturale, quando fai una telecronaca in diretta. Tocchi elementi emozionali e quindi anche le risposte non possono che avere lo stesso… tenore».

Evoluzione dovuta anche al fatto che c’è più concorrenza?
«Assolutamente sì. Direi che è la base di tutto, anche se siamo tutti amici nell’ambiente. Vedere e sentire quello che fa l’altro è senza dubbio uno stimolo in più. Non solo. Oggi ci sono in giro tanti bravi giovani e ciascuno cerca di dare un tocco personale al commento, difficile vedere in questo una regola uguale per tutti. Io tra l’altro non sono tanto per le regole, a piacciono molti telecronisti che hanno stili ben diversi gli uni dagli altri ed è professionalmente normale che ciascuno voglia emergere».

Dico solo un nome, Beppe Bergomi, la sua spalla tecnica.
«(ride) Ormai siamo una coppia di fatto da quel provino a Juventus - Milan dell’agosto 1990. Il ruolo della spalla tecnica è indispensabile, soprattutto adesso, perché hanno acquisito una competenza imprescindibile, molti lo fanno di mestiere. Ci lavorano sopra tutta la settimana e anche lì secondo me c’è stato un salto in avanti enorme. E posso dire che il primo di queste nuove voci è stato proprio Beppe, il primo che ha dato una spinta in avanti facendo vedere come si doveva preparare uno che faceva quel mestiere».

Se dovessi dare un consiglio a chi vuole fare il mestiere di telecronista?
«Sarò banale, ma la prima cosa è imparare a studiare. Il mio è un mestiere in continua evoluzione. Il calcio cambia, cambiano le regole, quindi bisogna abituarsi a studiare perché bisogna essere sempre aggiornatissimi. Poi, a livello personale, bisogna cercare di capire qual è il proprio punto di forza, se si vuole fare il telecronista, ad esempio il timbro di voce, e cercare di lavorare sulle altre cose che magari funzionano meno, io credo molto nei miglioramenti progressivi, nei piccoli passi per crescere e diventare qualcuno».

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