Fabio Caressa racconta la Nazionale agli Europei assieme a Beppe Bergomi

Sky trasmetterà in diretta tutti e 51 gli incontri e lui ci spiega come si realizza la telecronaca perfetta

Fabio Caressa
11 Giugno 2021 alle 09:14

Ormai ci siamo! Tutto è pronto allo stadio Olimpico di Roma dove, venerdì 11 giugno alle 21, si giocherà Turchia - Italia, partita inaugurale di Euro 2020. Sky trasmetterà in diretta tutti e 51 gli incontri e per la gare della nostra Nazionale (ma non solo) il commento è affidato a Fabio Caressa, in coppia con Beppe Bergomi.

E proprio da Fabio, dall’alto delle circa 2.000 gare che ha commentato nel corso della sua carriera, ci siamo fatti spiegare come si fa la telecronaca perfetta. «Innanzitutto bisogna raccontare cosa stiamo per vedere. Io ho uno dei più grandi archivi d’Europa che ho iniziato nel 1991 e dove ho annotato quello che è stato pubblicato su tutti i giocatori scesi in campo negli ultimi 30 anni. Un archivio che prima era cartaceo, mentre ora ce l’ho su un computer e lo aggiorno costantemente».

Questo vale anche per squadre minori come la Macedonia del Nord e la Finlandia?
«Certo. Devo parlare della Finlandia? Faccio un giro sui siti italiani, poi quelli stranieri specializzati, recupero i principali quotidiani finlandesi che seguono il calcio e con il traduttore individuo le informazioni che mi servono per trasferirle nell’archivio».

Quindi poco spazio all’improvvisazione?
«Le presentazioni preferisco scriverle: sono una sorta di articolo e quindi si può abbondare con le descrizioni. Talvolta le scrivo quando arrivo allo stadio, un’ora prima della gara, annusando un po’ l’atmosfera…».

Poi c’è sempre un computer da consultare durante la gara.
«Per carità. Io sono per i fogli cartacei perché cercare a video non è facile. E se manca la corrente o si scaricano le batterie? Consulto prima il mio archivio, scarico le informazioni che mi servono e stampo 15-20 fogli, per una prima sintesi, che alla fine diventano tre sulla scrivania durante la telecronaca: uno centrale con i dati sulla partita e due laterali con le statistiche dei giocatori delle squadre».

E con i nomi impronunciabili di alcuni giocatori come risolve il problema?
«Uso il sito forvo.com, che riporta praticamente le pronunce delle parole di tutto il mondo. Negli ultimi tempi si è molto specializzato e ci sono anche i nomi di tantissimi giocatori, sicuramente di quelli che sono nelle Nazionali».

A proposito di giocatori, qualche nome da tenere sotto controllo?
«Tra quelli che potrebbero mettersi in luce direi senza dubbio il nostro Nicolò Barella, ma anche l’inglese Phil Foden, centrocampista del Manchester City, e il portoghese Diogo Jota, che gioca nel Liverpool».

Lei ha codificato un modo di fare le telecronache. Studiato o spontaneo?
«Io sono un incontinente emotivo. Ho deciso di trasferire la mia passionalità, sicuro che per divertirsi lo spettatore deve sentirsi allo stadio. L’obiettivo è di togliere a chi mi segue il bisogno di ragionare sull’azione per fargli vivere delle sensazioni».

Non è facile trasferire allo spettatore la partecipazione emotiva.
«Ed è anche molto rischiosa, soprattutto per le partite fra squadre italiane, perché comporta la tua partecipazione diretta a quello che dici, a come lo dici. Devi stare attento e valutare il peso delle parole».

Un tempo nelle partite bastava dire il nome del giocatore.
«Oggi non più. La conoscenza è cresciuta, c’è Internet, ci sono i social: è più facile reperire notizie. Per stare al passo con la conoscenza diffusa sei obbligato ad aumentare la tua».

Lei e Beppe Bergomi siete ormai una coppia di fatto.
«Lavoriamo in automatico».

Come si divide il tempo della telecronaca con la spalla tecnica?
«Non ci sono vincoli particolari, comunque in condizioni normali la spalla tecnica non deve intervenire per più del 30-35% della durata della gara».

In cabina di commento guarda più il monitor o il campo?
«Non amo le cabine, mi sembra di stare in un acquario, e se posso preferisco le postazioni esterne. Dovendo usare monitor piccoli, di solito intorno ai 12 pollici, normalmente faccio 50 e 50, a volte con una maggiore preferenza allo schermo. Tengo il monitor alla mia sinistra e con la coda dell’occhio vedo quando va in onda un replay perché non c’è niente di peggio che parlare di una cosa quando in diretta ne va un’altra».

È sempre facile riconoscere i giocatori in campo?
«Agli Europei non ci sono difficoltà perché parliamo di gare con atleti noti. Non ho problemi di fisionomia, anche con giocatori giovani e nuovi. Talvolta cerco di riconoscerli anche dal colore delle scarpe, dalla marca. E poi mi segno se tirano di destro o di sinistro. Cerco di scoprirlo durante il riscaldamento prima della partita».

Tanta preparazione tecnica, quindi, ma ci vuole anche quella fisica?
«Io vado quasi in ritiro spirituale 24 ore prima della telecronaca, sono attento all’alimentazione, non bevo alcolici e cerco di andare a letto presto. Se la partita è al pomeriggio faccio colazione e poi non mangio più niente, se è alla sera io e Beppe pranziamo e poi stiamo a digiuno. Il cervello lavora meglio se il corpo non è impegnato con la digestione. Se fa freddo, però, mi concedo un tè caldo con un po’ di zucchero».

Comunque mangiare e bere durante la partita non è un problema.
«No, ma è meglio stare attenti. Mi spiego. Tutte le volte che arriviamo in uno stadio che non conosciamo, la prima cosa che facciamo è scoprire dove si trova la toilette. Non tanto la distanza fisica, ma quanto tempo serve per andare e tornare, tenendo conto che le finestre pubblicitarie durano pochissimo e bisogna aspettare l’intervallo. Ricordo ancora Perugia-Juventus del 14 maggio 2000: partita sospesa per il diluvio e poi ripresa. La partita era stata rimandata di due ore e noi continuavamo a fare la diretta. Non potevamo andare a fare neanche la pipì, è stata una sofferenza inenarrabile».

Il timido e il chiacchierone: che coppia!

Beppe Bergomi e Fabio Caressa

«La prima volta lo abbiamo chiamato il giorno dopo che aveva smesso di giocare e già dal primo match si vedeva che aveva un talento naturale per la tv. Era il 1999». Così Fabio Caressa descrive Beppe Bergomi, sua storica spalla nei commenti. Ma cosa ci racconta Beppe sul suo amico e collega? «Ci completiamo bene, abbiamo due caratteri all’opposto: lui è un romano esuberante, io un milanese abbastanza chiuso. È un connubio che funziona».

Com’è lavorare con lui?
«Facile. Fabio non è solo un amico, ma è preparatissimo, conosce quattro lingue: è un giornalista a tutto tondo».

Un commentatore tecnico come lei in che modo prepara una partita?
«A Sky ti chiedono di essere sempre al 100%. Per me sono stati fondamentali i corsi da allenatore che ho fatto al centro tecnico di Coverciano. Mi hanno permesso di acquisire una competenza tecnica e di tenerla aggiornata. Il calcio di oggi è già diversissimo rispetto a quello che si giocava cinque anni fa».

Anche lei come Fabio va in diretta pieno di appunti?
«Quelli li lascio a lui (ride). Anche perché la spalla tecnica non si deve tanto occupare dei dati, quanto piuttosto dell’analisi della gara».

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