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Fabio Volo: una “iena” di ritorno

Dopo 15 anni è di nuovo conduttore del programma cult di Italia Uno

Foto: Fabio Volo

26 Gennaio 2016 | 16:22 di Barbara Mosconi

Fabio Volo esordì a «le Iene» nel lontano '98 accanto a Simona Ventura e Andrea Pellizzari. Rimase nello studio del programma più graffiante della tv per ben tre anni. Poi migrò verso altre reti, la radio, il cinema, i libri. E ora, eccolo di nuovo con il vestito nero tipico degli inviati-iena.

Da ex iena a iena. Cos'è, un tuffo nel passato?
«Vivo la stessa cosa di quando lasci la provincia per andare in cerca di fortuna e poi torni a casa a ritrovare tutti. È un po' un cerchio, la vita è sempre un ritorno. Da lì sono partito e lì sono tornato».

Sei uno che rimane amico delle ex?
«Fidanzate? Non ne ho mai avute. Ho ho avute delle ex-donne che ho frequentato prima della mia compagna, non ho mai avuto una storia prima di adesso. Ma non mi sono mai lasciato malamente».

Perché lo scrittore più venduto d'Italia torna a fare la iena?
«Torno a trovare i miei amici dopo 15 anni. Torno perché ho sempre continuato a fare altre cose, faccio la radio la mattina, ogni tanto capita un film, ogni due o tre anni scrivo un libro».

Fa impressione rindossare la divisa dopo tanti anni?
«Fa emozione, ho ritrovato le stesse persone, gli stessi camerini, anche se non entravo a Mediaset da 15 anni, è come tornare nella strada in cui giocavi da bambino».

Quanto eri iena 18 anni fa?
«In quel tipo di programma avevo il compito di alleggerire, anche fisicamente sono ?cartoonesco?, più un cartone animato che un macho. Quando c'erano i servizi più duri io alleggerivo».

E ora?
«Anche ora non sono una iena, io non sono mai contro niente, ma sono a favore. Non spreco energia».

All'epoca avevi il ruolo del seduttore.
«Erano altri tempi...».

Tutti si chiedono: ti spoglierai di nuovo come davanti ad Alessia Marcuzzi?
«No, magari davanti a suo marito! Non credo lo potrò più fare, non ho più il "physique du rôle", anzi già allora non avevo un gran fisico».

Siete due siciliani, una sarda, due bresciani.
«I sardi sono sempre la minoranza. Noi bresciani, come i bergamaschi, siamo del Club della A4, siamo figli dell'autostrada che ci ha facilitato l'arrivo a Milano».

Perché «le Iene» resitono da quasi vent'anni?
«Resistono perché sanno fare la televisione, quella che c'è oltre l'intrattenimento».

C'è ancora bisogno delle «Iene» nel 2016?
«A me fa effetto che in questi anni che non l'ho fatte le persone ancora mi chiedevano come a fare a chiamare le Iene, se avevo dei contatti... Invece di andare in Questura».

La mattina sei in radio, il sabato da Fabio Fazio, la domenica a «le Iene». La settimana è completa.
«C'è anche il pomeriggio, in realtà. Ho scritto una serie tv in 10 episodi che comincio a girare fra qualche giorno. È una comedy divertente, ambientata fra l'Italia e New York, ironizzo su dei mondi a confronto, con varie dissaventure. Come si dice per non dire nulla, fa molto ridere!».

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