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Intervista a Fabrizio Frizzi dopo «L’eredità»

Il presentatore si gode il meritato riposo e rivela a Sorrisi una bella notizia: Napolitano l'ha nominato Commendatore

Foto: Fabrizio Frizzi  - Credit: © Massimo Sestini

18 Marzo 2015 | 11:05 di Stefania Zizzari

«Frizzi e Zizzari: in 13 lettere abbiamo 5 zeta. Qualcosa vorrà pur dire…» mi dice scherzando Fabrizio Frizzi. È rilassato, si gode il sole di questa giornata primaverile dopo la maratona di «L’eredità» che l’ha impegnato tutti i giorni per quattro mesi. E sorseggia una salutare centrifuga di mela, sedano, arancia e zenzero.

Fabrizio torniamo alle zeta…
«Mi sono sempre detto: con tutte quelle zeta il mio nome e cognome è difficile da pronunciare, non va bene in tv. E invece... è diventato quasi un marchio!».

Un marchio importante: il presidente Giorgio Napolitano l’ha nominata Commendatore della Repubblica.
«Conoscevo Napolitano perché sotto la sua presidenza ho condotto nove volte la cerimonia ufficiale per l’inizio dell’anno scolastico».

Ma nessuno lo sa!
«Io sono una persona schiva...».

Com’è l’ex presidente lontano dal protocollo istituzionale?
«Una persona cordiale e affettuosa. Ma sia chiaro, proprio non mi aspettavo d’essere nominato commendatore. È stato un bellissimo regalo».

Dov’era quando l’ha saputo?
«In Canada, alle cascate del Niagara, a 27 gradi sotto zero. Stavo presentando un evento per i tanti italoamericani che vivono in quella zona. Mi hanno detto al telefono che mi stavano cercando dal Quirinale. Immagina la sorpresa? Rientrato a casa ho chiamato il portavoce del Presidente e ho chiesto cosa dovessi fare. Mi hanno detto che m’avrebbero contattato loro, perché stavano lasciando il Quirinale: la mia nomina è stata tra gli ultimi atti firmati da Napolitano».

Parliamo di tv: il suo periodo di conduzione a «L’eredità» è appena terminato.
«Sono contento di aver fatto una buona semina. La cosa bella è che di questi risultati il primo a essere felice è stato Carlo Conti. A lui va sempre tutta la mia gratitudine».

La vostra staffetta proseguirà?
«Sì, è previsto che succeda ancora»

E come vi alternerete?
«Sarà Carlo a decidere, è lui il padrone di casa. Dipende dal fatto se deciderà di rifare Sanremo o no. Sono scelte a cui penserà con calma. Il suo Festival era ottimo e ha lasciato un segno. Il suo ritornare a “L’eredità”, poi, denota una volontà di stare coi piedi per terra».

Si è fatto anche il suo nome per il prossimo Festival di Sanremo.
«È stato Carlo a fare il mio nome, con quello di Antonella Clerici e di Giletti».

Ci ha pensato?
«È una vita che ci penso: la prima volta che è stato fatto il mio nome era il 1992… Però la priorità ora è la scelta di Carlo. Ma rinvierei questo appuntamento così importante e anche pericoloso: è come entrare in un frullatore sapendo che quando ne esci non sarai più lo stesso».

Ora che a cena non fa più compagnia agli italiani, come passa il tempo?
«Faccio quello che si è accumulato nei mesi scorsi. Prendo lezioni di batteria e mi dedico alla famiglia e a mia figlia Stella: ha 22 mesi e quando mi vedeva in tv stupita diceva: “Papà no lì, qui!”. Mi vuole vicino a lei...».

Che tipo di papà è?
«Non riesco a essere severo. Ci gioco tanto, mi butto per terra, lei mi sale sopra e mi tira certi schiaffoni! E suoniamo insieme: la metto sulle ginocchia, lei suona l’armonica e io il piano. Si rilassa e dopo poco si addormenta sulla mia spalla. E io impazzisco».

Le somiglia?
«Una cosa da me l’ha presa: la capacità di ricaricare le batterie al volo. Riesco a dormire a comando. Mi siedo comodo e mi addormento. Basta poco: quando registravo “L’eredità”, tra una puntata e l’altra dormivo sette, otto minuti e ritrovavo subito l’energia».

Progetti di lavoro?
«Sarò coinvolto in una serata d’inaugurazione dell’Expo. E sto pensando, per la prossima stagione, a programmi nuovi. Ma non solo».

A che cosa si riferisce?
«“Soliti ignoti” è un bel programma: spolverato e con una confezione aggiornata potrebbe funzionare. Lo sa che la gente ancora me lo chiede?».