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11 Gennaio 2010 | 06:35

Federica Sciarelli: «Fare la detective è la mia passione»

Federica Sciarelli ha 51 anni e quattro «b»: brava, bella, bionda e battagliera. Quando stava al Tg3, giornalista parlamentare sotto la direzione di Sandro Curzi, aveva già una solida base di fan, incluso il presidente Cossiga. Il passaggio a «Chi l’ha visto?» nel 2004 ha un po’ spiazzato gli ammiratori della giornalista, ma la trasmissione ne ha guadagnato e la versione Sciarelli è oggi fra i programmi più stimati del piccolo schermo: grazie a lei molti casi anche celebri, come quello del rapimento di Emanuela Orlandi, si sono arricchiti di particolari decisivi...

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Federica Sciarelli: «Fare la detective è la mia passione»

Federica Sciarelli ha 51 anni e quattro «b»: brava, bella, bionda e battagliera. Quando stava al Tg3, giornalista parlamentare sotto la direzione di Sandro Curzi, aveva già una solida base di fan, incluso il presidente Cossiga. Il passaggio a «Chi l’ha visto?» nel 2004 ha un po’ spiazzato gli ammiratori della giornalista, ma la trasmissione ne ha guadagnato e la versione Sciarelli è oggi fra i programmi più stimati del piccolo schermo: grazie a lei molti casi anche celebri, come quello del rapimento di Emanuela Orlandi, si sono arricchiti di particolari decisivi...

11 Gennaio 2010 | 06:35 di Redazione

Federica Sciarelli (foto Dario Orlandi/Massimo Sestini)
Federica Sciarelli (foto Dario Orlandi/Massimo Sestini)

di ALBERTO ANILE

Federica Sciarelli ha 51 anni e quattro «b»: brava, bella, bionda e battagliera. Quando stava al Tg3, giornalista parlamentare sotto la direzione di Sandro Curzi, aveva già una solida base di fan, incluso il presidente Cossiga. Il passaggio a «Chi l’ha visto?» nel 2004 ha un po’ spiazzato gli ammiratori della giornalista, ma la trasmissione ne ha guadagnato e la versione Sciarelli è oggi fra i programmi più stimati del piccolo schermo: grazie a lei molti casi anche celebri, come quello del rapimento di Emanuela Orlandi, si sono arricchiti di particolari decisivi.
«Una cosa vorrei dirla subito» esordisce. «“Chi l’ha visto?” è soprattutto una trasmissione utile, vero servizio pubblico. C’è gente che per ritrovare un congiunto paga un sacco di soldi in investigatori privati: chi si rivolge a noi  viene aiutato gratuitamente. Se non ci fosse “Chi l’ha visto?”, poi, di certi casi non parlerebbe nessuno».
Qual è quello di cui è più orgogliosa?
«Me lo chiedono spesso. Diciamo che siamo orgogliosi quando riportiamo qualcuno a casa, come il signore con problemi psichici che si era perduto andando in gita a Siena. Poi è anche vero che siamo stati gli unici a riparlare di Andrea Ghira, uno dei tre assassini del Circeo, mostrando la sua foto che nessuno aveva visto mentre tutti conoscevano quella agghiacciante delle due ragazze massacrate dentro il cofano dell’auto. E poi le puntate su Provenzano e sul rapimento Orlandi».
Lei racconta omicidi e sparizioni per due ore: come si sopporta tutto questo carico di dolore?
«Il dolore c’è, ma si trasforma in rabbia, perché in molti casi le ricerche degli scomparsi non sono state fatte bene, lasciando spesso in libertà gente pericolosa. Mi ha sempre colpito l’alto di numero di donne e ragazze scomparse. Ma chiamiamoli col loro nome: omicidi con occultamento di cadavere. Prenda il caso recente di Sonia Marra, la ragazza andata a studiare a Perugia che tutte le sere chiamava la mamma: le pare possibile che sia scomparsa senza neanche un bigliettino?».
Perché «Chi l’ha visto?» è sempre stato condotto da donne?
«Forse si pensa che la presenza femminile possa addolcire tanto sangue».
Cosa pensa delle conduttrici precedenti?
«Quando rivedo le vecchie puntate mi accorgo di quanto era brava la Raffai. Ma ognuna ha portato la propria sensibilità: la Poggi era sempre molto sobria e garbata, la Milella più d’attacco, la Di Palma dolcissima».
Lei ha dato al programma un’impronta ancora più giornalistica.
«Paolo Ruffini, l’ex direttore di Raitre, mi disse solo che gli piacevo come giornalista e che voleva portassi la mia esperienza. Cerco di fare un programma aperto fino all’ultimo minuto, anche a costo di buttare all’aria tutto. Come quando il mio collaboratore Giuseppe Rinaldi mi disse che avevano trovato i fratellini di Gravina. Erano le 19.15: la puntata si costruì in diretta. In certi casi la scaletta va cambiata o eliminata, in fondo vengo da una scuola formidabile come il tg di Sandro Curzi».
Nostalgia del Tg3?
«Sì. Formalmente ne faccio sempre parte, sono ancora in distacco. Ma qui mi sembra di avere ancora qualcosa da finire. Il caso della Orlandi, per esempio, lo vorrei concludere».
Ha visto Lucia Ocone che la imita a «Quelli che il calcio»?
«È bravissima, mi sono molto divertita. E mi sono rivista con i miei difetti: la sua imitazione è molto utile perché così cerco di eliminarli. Per esempio ora sto attenta a non usare troppo l’intercalare “pensate”. Chi si è arrabbiata invece è Luana, la mia truccatrice: “Io gli occhi non te li faccio così, quella la truccano malissimo!”».