Home TvFictionAlessandro Preziosi: «Credetemi, le bugie non sono il mio forte»

Alessandro Preziosi: «Credetemi, le bugie non sono il mio forte»

«In Non mentire finisco nei guai, e non sarà facile scoprire la verità. Nella vita invece mi beccano sempre!». La questione sul rapporto tra verità e menzogna è al centro della nuova serie tv di Canale 5 diretta da Gianluca Maria Tavarelli, di cui è protagonista accanto a Greta Scarano

Foto: Preziosi in posa per Sorrisi. L’attore sta preparando come regista e produttore il documentario “La legge del terremoto”, che racconta 50 anni d’Italia attraverso i grandi terremoti. «Con i terremoti si perdono le case, le persone, le loro storie, il loro futuro. Il Belice (la zona della Sicilia colpita dal sisma nel 1968, ndr) è l’emblema delle difficoltà della ricostruzione. Vorrei proporre la creazione di un gigantesco centro studi a Gibellina, dove studiare gli eventi sismici»  - Credit: © Fabrizio Di Giulio

21 Febbraio 2019 | 11:41 di Stefania Zizzari

Ore 11.30, piazza del Popolo a Roma. L’appuntamento con Alessandro Preziosi è in un bar. Lui non si vede. «Pronto Alessandro? Io sono arrivata, tu dove sei?». «Anch’io sono arrivato ma non ti vedo. Sono all’ingresso della redazione di Sorrisi a Segrate, accanto al laghetto con le anatre...». C’è un attimo di silenzio (il mio) e poi una fragorosa risata (la sua): «Sto scherzando, sono qui fuori, ti vedo dal vetro del bar».

Lo scherzo ha un precedente. Nel 2005 Alessandro mi invitò sul set di “Elisa di Rivombrosa” ad Agliè, vicino a Torino, per raccontare la lavorazione della fiction. Peccato che si fosse sbagliato facendomi andare in un giorno in cui lui non girava. «Non è vero» interviene lui ridendo. «Io ti avevo detto il giorno giusto, ti ricordi male». La mia versione è diversa, ovviamente. Ma il punto è: chi ha ragione? In fondo, è la parola dell’uno contro la parola dell’altra. Come si fa a stabilire la verità? Questo aneddoto è solo un piccolo esempio sul quale ancora scherziamo divertiti, ma la questione sul rapporto tra verità e menzogna è al centro della nuova serie tv di Canale 5 “Non mentire”, diretta da Gianluca Maria Tavarelli, di cui Preziosi è protagonista accanto a Greta Scarano.

Alessandro, in questo caso la vicenda è ben più seria.
«Sì. Si tratta di un uomo, un noto cardiochirurgo, e una donna, la professoressa di italiano del figlio di lui, che escono a cena, si piacciono, passano una bella serata. Sembra un appuntamento perfetto. La mattina dopo lui è così contento che manda un messaggio alla donna chiedendole di rivederla presto, mentre lei, stordita e confusa, va alla polizia e lo denuncia per stupro. Lui non nega la relazione della notte precedente, ma sostiene che sia stato un rapporto consensuale. Non ci sono prove, solo le due testimonianze a confronto. Ognuno con la sua verità. Spetta alla polizia scoprire come sono andate veramente le cose».

È un thriller psicologico.
«Questa fiction è un’indagine sulla capacità dell’essere umano di dire la verità e credo che il dubbio più grande nasca da come ognuno di noi vede la realtà. È come se in quell’incontro ci fosse stato un cortocircuito e non si capisca realmente che cosa sia accaduto. Come se ne esce? Arrivi a un punto in cui puoi farla franca, ma non con la tua coscienza».

Ti viene facile raccontare le bugie? In fondo sei un attore...
«No, io coloro la realtà. Se vedo un tramonto e te lo voglio raccontare, quel tramonto diventa una sinfonia, la dimostrazione dell’esistenza di Dio. Ho sempre amato, nel racconto, amplificare le cose. Questo dal punto di vista romantico è molto bello, ma nella vita di tutti i giorni mi sono reso conto nel tempo che era un modo per non vedere la realtà per quello che era davvero, ma sempre con una luce migliore. E così anche per le persone».

E non è un bene?
«No, non sempre. Ti rendi conto che il racconto che fai a te stesso poi finisce per farti del male».

La prima bugia che hai detto ai tuoi genitori?
«Avevo 18 anni e per la seconda volta fui bocciato all’esame per la patente. Veniva giù una pioggia molto forte. Tornai a casa dicendo che il temporale aveva fatto “volatilizzare” il capannone della motorizzazione e non ero riuscito a fare l’esame. E per spostare l’attenzione da un’altra parte ho anche aggiunto che mi avevano rubato il motorino».

La reazione dei tuoi?
«Prima la risata, poi le mazzate. Con la fantasia del capannone “volatilizzato” diciamo che ho guadagnato 10 secondi prima dell’arrivo delle mazzate e dello tsunami vero che mi travolse (ride)».

Quando racconti una bugia ti scoprono?
«Sempre. Non ricordo una volta in cui sia riuscito a farla franca».

Perché?
«Non lo so. Ma in fondo mi piace la verità e alla fine il destino mi porta sempre lì».

E in amore?
«Sono sempre stato scoperto. Per fortuna. Le bugie in amore sono un modo per fare chiarezza, possono essere una svolta perché a quel punto impari il perdono. Soppesi di più il sentimento che hai per quella persona perché se sei disposto a perdonare una bugia capisci quanto vale il rapporto».

Hai mai scoperto una bugia della tua compagna?
«Sì. E ho perdonato. Ma anche sulla base del fatto che avendone dette, perché non dovrei perdonare? Ma non sempre ho fatto bene».

Quindi non sei un professionista della bugia...
«Macché, io mi scordo le cose che ho detto. A volte dico di essere in un posto e invece mi trovo in un altro. “Ma non mi avevi detto che eri a Milano?”. E io: “Perché, questa non è Milano?” (ride)».

La tua bugia più grande?
«A 16 anni presi la carta di identità di mio fratello che ne aveva 18 per fare il provino al “Bandiera Gialla” come imitatore. Avevo preparato un mix tra Verdone, Troisi, Benigni, Ornella Vanoni, Gino Paoli, Maradona, Aldo Fabrizi e Paperino. Cominciai a esibirmi spacciandomi per mio fratello». 

Almeno vi somigliate tu e tuo fratello?
«Siamo diversissimi. Ero proprio un incosciente totale, infatti mi scoprirono subito. E mi cacciarono».

Hai due figli di 12 e di 23 anni, ti raccontano bugie?
«Sì, ma me ne accorgo subito e non mi piace per niente. Loro mi dicono: “Ricordati di quando eri ragazzo, anche tu le raccontavi”. Io me lo ricordo, ma le ho dovute dire perché vivevo in una situazione di grande severità».

Erano così severi i tuoi?
«Sì, ma l’eccessiva severità l’avevano a loro volta ereditata. Poi ammetto che avevo un bel caratterino. Davo fuoco ai tappeti, tagliavo i divani col taglierino. Quando mia madre invitava gli amici la risposta era: “Sì, però Alessandro non è in casa, vero?”. Mio fratello non mi voleva prestare le sue cose ed era costretto a chiuderle nei cassetti col lucchetto. Non mi dava il motorino, una volta gliel’ho preso rompendo la catena con le tenaglie. E me l’hanno rubato... Sfortunato, eh?». 

Mai bluffato ai provini?
«Per “Elisa di Rivombrosa” dissi che sapevo andare a cavallo e non era vero (ride)».

Quante bugie mi hai detto in questa intervista?
«Se te le ho dette non me ne sono accorto. Bisognerebbe mettere un numero verde qui sotto e chiedere: “Secondo voi Alessandro Preziosi ha raccontato bugie? Trovatele!”».

UN ESPERTO DI INTERROGATORI CI SPIEGA COME CAPIRE CHI MENTE

Carlo Barbieri, come si capisce se una persona è sincera in un interrogatorio?
«Esistono degli indicatori non verbali, ma vanno associati alle domande che si fanno, perché indicano una situazione di disagio della persona, che non è necessariamente legata al fatto che stia mentendo».

E allora?
«Per interrogare una persona prima di tutto devo metterla a suo agio per capire come è nella normalità: quella è una linea base di riferimento».

E poi?
«Poi si osservano gli indicatori non verbali esaminando il viso, le braccia, le gambe, i piedi. Li possiamo radunare in tre gruppi: aperto-chiuso, vicino-lontano, alto-basso. Quello che è negativo è chiuso, lontano, basso mentre quello positivo è aperto, vicino, alto».

Per esempio?
«La pupilla che si stringe, gli occhi che sbattono più velocemente, le braccia conserte, le gambe accavallate, i piedi intrecciati, il gesticolare che rallenta, la mano davanti alla bocca o che stringe il bracciolo della sedia sono indicatori di tensione. Che non vuol dire però che la persona stia mentendo». 

Come si capisce se mente?
«Dalle reazioni alle domande che faccio sulla base delle ipotesi investigative. Se la persona è tranquilla e quando io le faccio una certa domanda è a disagio, poi a una domanda neutra torna tranquilla, allora è possibile che abbia mentito, ma serve un insieme di elementi».

Ce ne sono altri?
«Sì. I cosiddetti paraverbali: l’intonazione, il volume della voce, la velocità nell’esposizione, le pause. E poi le risposte: se sono evasive o ricche di particolari. E ancora, i gesti autoconsolatori per allentare la tensione come accarezzarsi la testa, toccarsi il lobo dell’orecchio o la punta del naso, allargare il collo della camicia».

Esiste un segreto?
«No, ma a differenza di quello che si vede spesso nei film, mettere subito sotto pressione l’interrogato non paga: è il rilassamento che abbassa le difese e favorisce la confessione».