Home TvFictionAlessio Boni in “La strada di casa 2”: «Ho messo i miei sogni in cascina»

Alessio Boni in “La strada di casa 2”: «Ho messo i miei sogni in cascina»

Proprio come Fausto Morra, il personaggio che interpreta nella fiction, l'attore abita in un posto da sogno. Una cascina che, anziché in Piemonte, si trova nella campagna toscana

Foto: Alessio Boni interpreta di nuovo il proprietario terriero Fausto Morra: «Un personaggio che adoro. Ma stavolta la storia, molto più gialla e misteriosa, non è ispirata a un caso vero».

13 Settembre 2019 | 17:50 di Solange Savagnone

Proprio come Fausto Morra, il personaggio che interpreta in “La strada di casa 2”, Alessio Boni abita in un posto da sogno. Una sorta di vera cascina Morra che, anziché in Piemonte, si trova nella campagna toscana: «Vivo in un casale del 1600 che ho comprato 15 anni fa. L’ho ristrutturato e ci sono entrato nel 2006, esattamente il 18 agosto, giorno in cui è nata mia nonna Maddalena, che non c’è più. Mia mamma mi ha ricordato che già a 10 anni le dicevo che avrei voluto vivere in una bella casa in campagna per farci venire tutti gli amici. E alla fine l’ho fatto sul serio».

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Per lei casa è…?
«Il posto dove non hai maschere, ti spogli di tutto e ti senti accolto, come quando entri in un bosco, o in un fiume».

La prima cosa che fa appena entra nella sua dimora di campagna?
«Mi tolgo tutto: orologio, scarpe, mi metto una tuta o in calzoncini e maglietta. Capisco l’ora guardando il sole e mi trasformo in una sorta di boscaiolo».

L’aroma che la accoglie?
«Un misto di profumi di cucina: zuppa, salsa, pollo. Sono gli odori che sentivo quando andavo da mia nonna. Il cuore della casa per me è il focolare dove si fa da mangiare. Infatti ho una cucina con un grande tavolo dove possono stare anche 15 persone. Mi piace l’accoglienza, chiacchierare, ridere ma anche fare discorsi profondi fino a tardi con gli amici. In questa casa ho anche creato tanti personaggi che poi ho interpretato in tv o a teatro. Si può urlare, suonare o cantare anche di notte perché tanto non ti sente nessuno. La casa più vicina è a 500 metri dalla mia».

Quando è solo dove mangia?
«Sempre sul tavolone in cucina. Apparecchio anche se mi preparo una cosa minima. Altrimenti vado in paese a mangiare e a chiacchierare. Adoro farlo. Mi sento accolto, appunto. Mi conoscono tutti, è come se andassi a pranzo da mia zia. Mi rigenera dentro».

Le piace avere musica di sottofondo oppure preferisce il silenzio?
«Sto in silenzio a guardare il panorama o a leggere. Oppure ascolto musica classica sul divano, anche alle tre di notte, a volume altissimo, soprattutto quando studio e mi concentro. Ma a seconda dello stato d’animo ascolto anche Bob Dylan, Supertramp, Pink Floyd, Clash, Jimi Hentrix, Lou Reed, Queen, musica blues, jazz e quella dei miei amici Jovanotti e Giusy Ferreri».

Dove guarda la televisione?
«In salotto ho una bella tv dove vedo film, magari anche vecchi. Non la accendo spesso se non quando decido di sentire le notizie, guardare il campionato e la MotoGP: forza Valentino Rossi, sempre! Lo so che è strano ma davanti ai tg in genere faccio un’ora di yoga».

Colore delle pareti?
«Bianco avorio. Ho appeso dei quadri che ho comprato in giro per il mondo, ci sono alcune opere d’arte e delle sculture. È arredata con mobili rustici ma con un tocco di moderno post industriale: ferro, vetro e legno».

Ha altri ricordi di viaggio?
«Oltre ai quadri ho dei tappeti, una collezione di bilance antiche da tutto il mondo, una seggiolina e uno specchio indiani, dei cuscini della Cappadocia. Ogni volta che faccio un viaggio all’estero ritorno con qualcosa. E se non posso portarmelo me lo faccio spedire».

Ha fotografie sparse per le stanze?
«No, nessuna, ho tutto nella testa. Magari un domani le metterò. Ho un poster di Walter Chiari appeso nel mio studio, che mi ricorda quando l’ho interpretato. Ma non ho foto mie. Ho soltanto una cornice antica con una foto in bianco e nero della famiglia di mia madre quando aveva tre anni. Di quella di mio padre invece non ho niente: erano troppo poveri per potersi permettere di fare una foto».

Le piace fare i lavori domestici?
«Faccio di tutto: la spesa, le lavatrici, mi piace cucinare, anche se quando ho tanti ospiti mi faccio aiutare da una signora, una cuoca prelibata. Non pulisco per terra e non stiro: troppo noioso!».

Che rapporto ha con l’ordine?
«Non sono disordinato ma neanche un maniaco dell’ordine. Da mia madre però ho ereditato la fissazione per la pulizia: non riesco a vivere nella sporcizia. Casa mia deve essere pulita».

Sul suo comodino cosa c’è?
«Un sacco di libri. Anche di poesie, che amo leggere prima di addormentarmi perché non sono troppo lunghe. E poi dell’acqua e l’abat jour» .

Cosa si capisce del suo carattere guardando casa sua?
«Dovrebbe entrare per capirlo. I ricordi importanti della mia esistenza sono qui. Ho uno scudo attaccato sopra il camino nell’ingresso che serviva per un messaggero. Si tratta del primo ruolo che ho interpretato a 20 anni, quando studiavo in una scuola privata prima di entrare in accademia. Da lì è partito tutto».

Se dovesse mettere un cartello all’ingresso cosa scriverebbe?
«Ho davvero un cartello. C’è scritto: “Qui è vietato calpestare i sogni”».