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Ana Caterina Morariu, sorella nell’ombra

Nella fiction di Rai1 è la ribelle, l’artista, la seduttrice. Strappata alla vita e alla famiglia, non esce mai davvero di scena. E resta avvolta nel mistero

23 Marzo 2017 | 17:40 di Giusy Cascio

«Ho amato molto Elena, perché è una donna forte e indipendente». Ana Caterina Morariu, nata 36 anni fa in Romania, è orgogliosa del suo ultimo ruolo nella fiction «Sorelle», scritta da Ivan Cotroneo con Monica Rametta e prodotta da Endemol Shine Italy. In onda il giovedì su Raiuno, sta registrando ascolti da record. Il personaggio di Elena è circondato da un alone di mistero: muore nel primo episodio, i giornali e la polizia sospettano che sia stata uccisa e il primo indiziato è il padre dei suoi figli. «Man mano che vanno avanti le puntate, si aggiungono importanti tasselli al suo carattere sfaccettato» spiega l’attrice. «La verità è che Elena ha sempre desiderato essere se stessa fino in fondo».

Un desiderio pagato a caro prezzo.
«Elena inseguiva la felicità, voleva solo divertirsi e gridare al mondo che essere una donna libera non è peccato».

In questo vi somigliate?

«Il tratto che più ci accomuna è l’indecifrabilità, Elena è indecifrabile. E lo è anche Antonia (Loretta Goggi, ndr). Tale madre, tale figlia».

Elena è una madre un po’ bizzarra.

«Questo è ciò che pensa all’inizio la sorella Chiara (Anna Valle, ndr), quando vede che i nipoti, i figli di Elena, sono costretti ad arrangiarsi con il frigo vuoto e la casa in disordine. In realtà Elena è una mamma leonessa: ama in modo viscerale i suoi bambini, ma li lascia liberi di seguire l’istinto».

È la sua stessa filosofia di vita?
«Non ho figli, ma concordo perché anch’io sono un’artista come Elena. L’arte si impara da piccoli, con il disegno a scuola; poi magari si incontrano la musica, la danza, la recitazione. Non saprei immaginarmi una vita senza arte».

Tra le sorelle della serie ci sono conflitti, ma anche un amore fortissimo. È stata dura calarsi nel ruolo?
«Io ho due fratelli più piccoli, Emanuele e Alessandro, ma il rapporto tra sorelle è profondamente diverso. Ho amiche che considero sorelle perché, quando ho bisogno di aiuto, lo intuiscono senza che debba chiederlo. E mi accettano così come sono, non tentano di cambiarmi».

L’emozione più grande sul set?
«Lavorare con una regista donna. Era già capitato con Liliana Cavani (nella fiction “De Gasperi, l’uomo della speranza”, ndr) e anche con Cinzia TH Torrini è scattata subito la complicità femminile. Le donne (quando sono intelligenti) si capiscono al volo».

«Sorelle» è ambientata a Matera. L’ha trovata una città suggestiva?
«Matera è un personaggio a tutti gli effetti, ha un magnetismo unico. Con Giorgio Marchesi e Anna Valle a un certo punto abbiamo girato una scena in cima a una rupe. Eravamo col fiato sospeso per il panorama... e la paura».

Anche il suo personaggio a tratti qualche brivido lo mette.
«Mi piace che Elena “torni” nei ricordi e nei sogni dei familiari che ne sentono la presenza in certi “segni” in casa e per strane coincidenze».

Lei crede che ci sia qualcosa dopo la morte?
«Non so, spero che ci sia qualcosa in questa vita! (ride, ndr). Di chi ci lascia, però, restano senz’altro gli insegnamenti».

Secondo lei perché questa fiction ha tanto successo?
«Perché è una storia anticonformista. Cosa succede se una madre come Antonia o come Elena cresce i propri figli da sola? Si scontra con la cattiveria della gente che la considera una poco di buono. Sappiamo bene quanto possano ferire le parole taglienti scagliate contro le donne... Ecco, questa fiction allena a sconfiggere molti pregiudizi».