Home TvFiction«I Bastardi di Pizzofalcone», parla Carolina Crescentini: «Sul set si mangia sempre»

«I Bastardi di Pizzofalcone», parla Carolina Crescentini: «Sul set si mangia sempre»

L'attrice ride e si diverte ancora un mondo ripensando al periodo delle riprese della seconda stagione della serie in onda su Raiuno

Foto: Carolina Crescentini ne «I Bastardi di Pizzofalcone»

02 Novembre 2018 | 09:30 di Stefania Zizzari

«I Bastardi sembrano tutti seri ma non è vero niente: nella realtà eravamo una banda di matti!». Carolina Crescentini ride e si diverte ancora un mondo ripensando al periodo delle riprese della seconda stagione di «I bastardi di Pizzofalcone», la serie in onda su Raiuno. Lei interpreta Laura Piras, il magistrato che segue le indagini dei «Bastardi» e che ha una storia d’amore con Lojacono.

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Perché una gabbia di matti?
«La vita sul set è una vita da pazzi: ci svegliamo alle 5 di mattina per girare di giorno, oppure ci svegliamo di pomeriggio per girare di notte. È una vita meravigliosamente strampalata, viviamo dentro a dei camper in giro per la città. E nel caso dei “Bastardi”...eravamo degli esagitati (ride)».

Cosa intende?
«La mattina al trucco già dalle 5.30 c’era in sottofondo una colonna sonora dei neomelodici napoletani, un mondo incredibile che io non conoscevo e che ho imparato ad amare. Chiunque arrivava portava i babà, poi si passava alla pizza fritta. A pranzo il catering, che sui set non è mai così ricco, offriva invece salsicce e friarielli, pasta, patate e provola e ogni genere di specialità napoletane. Io protestavo: “Ragazzi, non entro più nei vestiti!”. Per non parlare delle pause con i colleghi del cast».

Cosa succedeva?
«Si prendevano fogli, penne e... via col gioco dell’impiccato. Ma in napoletano. Il copyright è di Massimiliano Gallo, il commissario Palma».

In cosa consiste?
«Si deve indovinare, lettera dopo lettera, una parola napoletana: “friariello”, “pupatella”, “purpetiello”... per una romana come me era praticamente impossibile indovinare. Andavo a tentativi».

Sembra che Napoli le sia entrata nel cuore...
«Sì, è un mondo a parte. Ti offrono cibo in continuazione. Per le riprese di questa seconda serie ho affittato una casetta per cucinarmi qualcosa la sera e perché dopo mesi hai voglia, anche banalmente, di un bel minestrone».

Invece?
«Invece ho subito fatto amicizia con tutto il quartiere e nel tragitto per tornare a casa mi facevano assaggiare qualunque cosa, mi invitavano a mangiare. Per alcune cose poetiche Napoli è ferma agli Anni 50».

Cosa intende?
«Andando sul set a via dei Tribunali incontravo Topolino».

Topolino?
«Un signore che si fa chiamare così. Lui è tutto il giorno sul balcone e canta col microfono e le casse. Poi cala il cestino per le offerte. La musica a Napoli è meravigliosamente prepotente. E comunque mi sono comprata un disco di Maria Nazionale e ogni tanto mi ascolto il pezzo “Ragione e sentimento”».

Maurizio de Giovanni, l’autore dei romanzi, cosa le ha detto del personaggio di Laura Piras?
«Abbiamo parlato molto del carattere di Laura, una solitaria, che con Lojacono per la prima volta riapre il suo cuore a qualcuno, dopo un grande dolore. Ma se Laura fosse amica nostra le diremmo: attenta, stai con un uomo che ha già una figlia grande e non è in grado di prendersi la responsabilità di presentartela... Una cosa che non c’è nella serie tv e che invece è bellissima nei libri di de Giovanni sono quei monologhi interni dei personaggi. Monologhi che servono a capire cosa c’è dietro. Monologhi meravigliosi e spesso scorretti. Ma in fondo, chi non è scorretto ogni tanto?».