“Buongiorno, mamma! 2”: le anticipazioni da Raoul Bova e Maria Chiara Giannetta

La serie si apre con un colpo di scena. «Ma ce ne saranno tanti» annuncia Bova. E la Giannetta: «Io sarò ancora in coma ma a modo mio darò delle risposte!»

19 Gennaio 2023 alle 08:06

Ricordate il colpo di scena con cui si è chiusa la prima stagione di “Buongiorno, mamma!”? Aprendo la porta di casa Anna si era trovata davanti Maurizia, che aveva creduto morta in un incendio. Il malore seguito allo shock di vedersela davanti viva e vegeta l’aveva fatta finire in coma. Ed è così che la ritroveremo nella seconda stagione, che prende il via il 15 febbraio su Canale 5.

Anna (Maria Chiara Giannetta) è ancora a letto, circondata dall’affetto di Guido (Raoul Bova) e dei loro quattro figli ma, soprattutto, dai misteri che riguardano il passato suo e del marito. «Quel colpo di scena è solo uno dei tanti che vedrete nelle nuove puntate» anticipa Raoul Bova «uno tirerà l’altro con un continuo capovolgimento di fronte. In questa stagione ci saranno molte sorprese che riguardano i nostri figli ma anche noi due. Una per tutte: a un certo punto della storia Guido sarà arrestato». Maria Chiara Giannetta conferma: «La seconda stagione è ancora più avvincente della prima. Devo dire che recitare il ruolo di una persona in coma è davvero faticoso: devi dare sempre l’impressione di non stare dormendo perché la donna in quel letto è viva. Poi, nel nostro caso, Anna in un certo qual modo ascolta quello che viene detto e dà delle risposte pur senza rispondere».

Al di là dei misteri, la protagonista di “Buongiorno, mamma!” è la famiglia.
Bova: «Io ho avuto una famiglia fantastica, con un padre e una madre meravigliosi: lei aveva uno spirito napoletano, divertente, leggero, mentre lui, calabrese, era più rigido, autoritario. Io sono stato un figlio un po’ ribelle e con mio padre ho avuto diversi scontri, ma poi siamo cresciuti insieme e lui ha imparato a darmi sempre più fiducia. Da quando si era trasferito in campagna, poi, era diventato una persona meravigliosa: mi confidavo e a lui bastavano uno sguardo o un abbraccio per rispondermi».
Giannetta: «Nella vita la famiglia è tutto. La mia è allargata come quella di Anna e Guido e ognuno ha il suo ruolo, per questo mi riconosco molto nella serie. Da quando vivo a Roma per lavoro la lontananza ha aumentato il bisogno di vedersi, non si dà più niente per scontato».

A proposito di figli, Anna e Guido ne hanno quattro…
Bova: «Proprio come me (ride, ndr). Con loro sono un misto di quello che sono stati i miei con me. Soprattutto mi piace ascoltare le loro esigenze e, grazie anche a Guido, ho scoperto la forza dell’attesa: a volte, quando magari sto per incavolarmi con uno dei miei figli più grandi, mi trattengo e mi dico che è meglio aspettare, che hanno bisogno di sfogarsi e che è inutile fare prove di forza. Poi cerco sempre di essere presente con loro, seguirli nelle diverse fasi della crescita senza essere ingombrante perché devono imparare a cadere e a rialzarsi. In generale penso che un genitore debba stare dietro al figlio e rimetterlo in carreggiata quando perde l’equilibrio».
Giannetta: «Io non ho figli ma siamo quattro fratelli, va bene lo stesso (ride)? A parte gli scherzi, so cosa vuol dire essere una famiglia numerosa anche perché, pur essendo la maggiore, praticamente non sono mai stata figlia unica, mia sorella è nata poco dopo di me».

Oltre al numero quattro, che siano figli o fratelli, avete in comune anche altre cose. Per esempio, siete entrambi sportivi.
Bova: «Mio padre mi portava a fare sport perché diceva che non fare niente per un giovane è deleterio. Io la penso come lui: le mie figlie fanno nuoto e ginnastica ritmica, e a mio figlio grande, che ora vive a Berlino, ho detto che dovremo trovare una palestra perché sennò rischia di passare il tempo libero sui social. Lo sport, nel mio caso il nuoto, mi ha formato il carattere, mi ha insegnato il valore della vittoria, ma anche della sconfitta e del sacrificio. E poi non dimentichiamo che lo sport tiene i ragazzi lontano dai guai: se ti stanchi in palestra o in piscina, quando torni a casa mangi e dormi, non hai voglia di fare altro».
Giannetta: «Io mi sono innamorata del tennis leggendo “Open”, l’autobiografia di Andre Agassi. E ho scoperto tante cose in comune con il mio lavoro: la solitudine che lui descrive è la stessa dell’attore che si prepara ad andare in scena o quando si chiude nel mondo del suo personaggio. E poi, nel tennis come nella recitazione, se giochi o reciti male non puoi dare la colpa all’altro, devi prenderti le tue responsabilità. In questo senso è una bella scuola di disciplina. Purtroppo durante il lockdown mi sono un po’ impigrita, mentre il tennis richiede prestazioni abbastanza impegnative. Per questo per il momento evito di scendere in campo, sono sicura che mi mancherebbe il fiato!».

A unirvi c’è anche il gossip. Non c’è giorno che un sito o un social non ci informi sulla vostra vita privata, vera o presunta: uno si separa, l’altra si fidanza…
Bova: «Io sono molto a favore dei social. Penso che sia lo strumento più democratico per chi ha un talento nascosto e può farlo vedere senza bisogno di alcuna raccomandazione. Penso anche però che, una volta che l’hai usato per il tuo lavoro, se hai una vita piena, una famiglia, dei figli, non ti resta tanto tempo per leggere certe notizie. Detto questo, a volte è capitato che certe cose uscite in determinati momenti mi abbiano un po’ infastidito: però, come si dice, non si può piacere a tutti. L’importante è coltivare i rapporti con le persone che ti vogliono bene».
Giannetta: «Lo dico in francese: non me ne frega niente! Non leggo certe cose, mi arrabbio solo se c’è qualcuno che cerca di fotografarmi mentre mi sto cambiando perché quella non è violazione della privacy ma della persona».

Concludiamo l’elenco delle cose che avete in comune: il set di “Don Matteo” vi aspetta entrambi per la 14a stagione.
Bova: «Affronterò il set con un po’ meno ansia perché ormai ho incontrato don Massimo, l’ho conosciuto. Sono contento di ritrovare anche lì Maria Chiara perché è una entusiasta del lavoro. A volte nelle serie, soprattutto se vanno bene, si tende a mettere il pilota automatico: lei, invece, ti sorprende sempre e lo shock della sorpresa ti provoca una reazione sincera che si riflette nella recitazione».
Giannetta: «“Don Matteo” è un parco giochi, con un gruppo di attori che sono diventati amici. Purtroppo lì io e Raoul ci vediamo pochissimo. La prima volta che ci siamo incontrati avevamo già fatto la prima stagione di “Buongiorno, mamma!”. Ci siamo guardati e gli ho detto: “Avresti potuto dirmelo che eri un prete!” e siamo scoppiati a ridere».

Torniamo a “Buongiorno, mamma!”: uno dei temi che solleva la fiction è quello, assai delicato, del fine vita.
Bova: «Nella serie sono rappresentate entrambe le posizioni: a favore e contro. Io penso che siano situazioni che devi affrontare quando ti ci trovi. Tante persone che erano in coma si sono risvegliate, altre sono lì da anni. Quello che noto è che ci sono altre malattie che costringono a stare immobili a letto ma le persone in questione vogliono vivere, vedere i figli sposarsi, i nipoti crescere, quasi senza considerare la malattia».
Giannetta: «Io sono a favore del fine vita. Penso che ciascuno di noi abbia il diritto di scegliere. La vita va vissuta e non sopravvissuta. Sottolineo che, per certi versi, “Buongiorno, mamma!” è una favola: il tempo non è dilatato, Anna viene vissuta come una donna che, nonostante le sue condizioni, riesce a dare delle risposte. E inoltre non facciamo vedere le cure. La realtà, ahinoi, è un po’ diversa».

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