Home TvFictionCarlotta Natoli: «Che bello, adesso mi chiedono i selfie»

Carlotta Natoli: «Che bello, adesso mi chiedono i selfie»

Parla l’attrice interprete di tante fiction: «Ho iniziato al cinema, ma è stata la tv a darmi la notorietà. E dopo 17 anni ancora mi fermano per Angela di Distretto di polizia!»

Foto: Carlotta Natoli è nata a Roma il 29 maggio 1971. È legata sentimentalmente all’attore Thomas Trabacchi, con cui ha recitato in varie serie tv. Hanno un figlio, Teo, di 13 anni

04 Aprile 2019 | 13:52 di Barbara Mosconi

Carlotta Natoli ha esordito davanti alla macchina da presa a otto anni nel film “Con... fusione”. Dietro c’era suo padre, il regista e attore Piero Natoli. Lui se n’è andato all’improvviso un giorno di maggio del 2001, lasciando un gran dolore e un gran vuoto. Che lei, Carlotta, ha riempito interpretando anno dopo anno decine di ruoli diversissimi, a volte ingombranti, a volte solo qualche posa, così che il suo volto, incorniciato da una massa di capelli, ricci o lisci, biondi o scuri, a seconda dei copioni, è diventato familiare al pubblico.

Ricapitolando: in una ventina d’anni lei ha girato 22 serie per la tv.
«Davvero? Non le ho mai contate. Non me ne sono accorta. Ho sempre l’impressione di fare troppo poco, di dover fare di più. Forse sono un’eterna insoddisfatta, sarà lo spirito artistico».

Beh, non sempre è stata la protagonista.
«Pur di partecipare a progetti che mi interessavano ho fatto parti minori. La tv ti permette di fare personaggi diversi. Al cinema non c’è grande possibilità: Margherita Buy, per esempio, è stata inchiodata per anni allo stesso personaggio».

Le persone hanno cominciato a riconoscerla quando ha interpretato “Distretto di polizia”.
«Ancora oggi mi fermano per Angela, la psicologa di “Distretto”, e io mi stupisco: “Ma come fate a riconoscermi?”».

Non la fermano per la dottoressa Lisandri di “Braccialetti rossi”?
«I ragazzi sì. All’inizio, quando la gente iniziava a riconoscermi, mi vergognavo e scappavo via. Avevo fatto cinema e questa cosa della tv, che ti rende popolare, mi imbarazzava da morire. Mio padre diceva: “Carlotta vieni, ti vogliono fare una foto!”».

Ora è assediata per i selfie?
«Negli anni ho imparato a simpatizzare con i miei fan. Questo lavoro in fondo lo facciamo per gli altri, per emozionarli, altrimenti sarebbe solo narcisistico».

C’è qualche personaggio che non rifarebbe?
«Direi di no».

Qualcuno che rifarebbe diversamente?
«Tanti anni fa, quando giravo “Distretto di polizia”, dicevo a Giorgio Tirabassi: “Quella scena dovevamo farla così, quell’altra così”. E lui mi rispondeva: “A Carlo’, il giorno dopo siamo tutti gli attori più bravi del mondo!”. Ho la sindrome del perfezionismo».

Intanto ad aprile la vedremo su Raiuno nella serie “L’Aquila Grandi speranze”.
«La serie ha un valore sociale. Anche noi attori, nel nostro piccolo, possiamo riportare l’attenzione su cose che non funzionano. E volevo partecipare anche per un motivo sentimentale».

Quale motivo?
«Mio padre aveva recitato per Marco Risi (il regista della fiction, ndr) ne “L’ultimo Capodanno”. Quando ho saputo che Risi cercava protagoniste con una fisicità scura gli ho detto: “Ma non c’è un’amica? Una sorella? Fammi fare un provino!”».

Suo papà, Piero Natoli. A chi non lo conosce come lo descriverebbe?
«Era un sognatore, un uomo libero, amava l’amore e le persone. Era un uomo appassionato».

La passione per il cinema l’ha ereditata da lui?
«Per il cinema e per l’umanità. E anche l’ironia, anche se io ho tinte più fosche».

Ironica anche sullo schermo.
«Una volta Maurizio Costanzo mi intervistò e mi disse: “Tu puoi fare solo personaggi comici”. Non ho mai capito se si riferisse al fatto che li facevo bene o se mi considerasse un’attrice limitata».

Una volta ha detto: «Mi piacerebbe interpretare una cattiva».
«Quanto tempo fa l’ho detto? Con il tempo si cambia idea».

Ora che personaggio le piacerebbe?
«Forse sono pronta per una Nikita, che va e combatte. O un western, sono cresciuta guardandoli con mio papà. Sono stufa di donne nevrotiche».