Claudio Amendola: «Anche io nella vita mi sento un po’… “Il Patriarca”»

Nella nuova fiction di Canale 5 è un boss malato di Alzheimer

6 Aprile 2023 alle 08:07

«Prego, si accomodi. Ho preparato la macchinetta, vuole un caffè?». Sono le 10 e 30 di mattina e fissare l’intervista con Claudio Amendola a quest’ora è stato un clamoroso errore. Dopo capirete perché... Dal 14 aprile Claudio sarà il protagonista di “Il Patriarca”, la nuova serie di Canale 5 da lui stesso diretta.

Claudio, chi è “Il Patriarca”?
«Nemo Bandera è un boss, un abile imprenditore pugliese e allo stesso tempo un criminale. È un uomo tutto d’un pezzo che un giorno capisce che da lì in poi niente potrà essere più lo stesso».

Come mai?
«Nella prima scena lui è seduto davanti alla dottoressa che gli comunica: “Mi dispiace, lei ha l’Alzheimer”. Quella scena è il motivo per cui ho deciso di interpretare questo bellissimo personaggio».

Bellissimo e difficile allo stesso tempo.
«Già. Ma proprio il percorso psicologico che può fare una persona in una situazione del genere è la chiave che mi ha spinto ad accettare. In Nemo subentra la vergogna: lui, un uomo potente, si ritrova con una malattia che lo renderà fragile e indifeso, per questo nasconde la verità a tutti. Ma mi lasci dire una cosa».

Prego.
«Sento una grande responsabilità, e spero di non aver mancato di rispetto mai e in nessuno modo a chi questo problema lo vive in prima persona».

Claudio, lei è anche il regista della serie. Come si fa a dirigere se stessi?
«Non a caso ho iniziato a fare il regista tardi. Ci vuole una certa consapevolezza e bisogna aver superato quel momento di super ego dell’attore. Io oggi sono molto, anzi abbastanza (ride) pronto a sentirmi dire: “Claudio rifacciamola, la battuta non era chiara”».

Quanto sono durate le riprese di “Il Patriarca”?
«Sei mesi, tra Roma e la Puglia, a Monopoli e Bari».

Ha imparato qualche espressione in pugliese?
«Non esattamente, ma la frase che ho sentito più spesso è stata: “Facciamo una fóto?” (lo dice con una perfetta pronuncia pugliese, ndr)».

Quando si riguarda... si piace?
«Abbastanza. Il mio grande problema è l’effetto fisarmonica».

Che cosa intende?
«Di solito inizio i lavori magro e li finisco con tre, quattro chili di più (se va bene). Oppure il contrario: inizio sovrappeso, mi pento, mi metto a dieta e durante le riprese dimagrisco. Però magari ho girato all’inizio una scena del sesto episodio e c’è l’effetto porta».

Cioè?
«Entro da una porta con la faccia tonda ed esco con la faccia scavata (ride). Per “I Cesaroni”, che giravamo in nove mesi, sono arrivato a prendere anche 13 chili in una stagione: in pratica facevo un altro personaggio!».

E per “Il Patriarca”?
«Ho iniziato in forma, poi ho ceduto alla cucina pugliese, ho preso peso e infine sono dimagrito di nuovo».

Se non avesse fatto l’attore cosa avrebbe voluto fare nella vita?
«Oggi è facile rispondere perché faccio anche il ristoratore (ha due ristoranti, ndr). Ma allora non ho avuto il tempo di chiedermelo perché ho cominciato a 18 anni».

In cos’altro è bravo nella vita?
«Sarò onesto: le vede le mie mani? Con queste non so fare nulla. Ma intendo proprio niente. Non so avvitare una vite, non so mettere un chiodo. In casa non c’è un quadro appeso e non perché ami lo stile minimal, è che ho paura di buttare giù la parete se prendo un martello in mano. Mi è successo di fare buchi grandi come una palla da tennis per piantare un chiodino!».

Nella vita che passioni ha?
«Il tifo per la Roma oggi riesco a gestirlo in maniera sana, e quindi è una bella passione, mentre prima mi sconquassava la vita, mi condizionava l’umore per giorni: non andava bene. Poi mi piace giocare a golf, a bridge, frequentare pochissimi amici. E ho una passione per mangiare e bere bene».

Sa cucinare?
«Se andiamo avanti a chiacchierare fino all’ora di pranzo io un’amatriciana la potrei preparare (ride). Quella è il mio cavallo di battaglia ma anche sui secondi come l’arrosto non vado male».

Ecco, purtroppo è ancora presto e come dicevo all’inizio dell’intervista... ho sbagliato orario! Torniamo a Nemo.

Lui è un patriarca: anche lei, con i tre figli e i due nipoti, si sente un po’ così?
«Sì, ma sono un patriarca... che si lascia pezzi indietro (ride). Diciamo che sono piuttosto un “padriarca”: mi piace avere i figli intorno. Allo stesso tempo però ho rispetto della mia vita privata e dei miei spazi. Ho i figli grandi e sono un nonno troppo giovane e troppo attivo per essere il “depositario” dei nipoti al pomeriggio. In quel senso non sono un nonno su cui contare. Come del resto non sono neanche un padre su cui contare. Anche se ammetto che Rocco in questo... mi frega».

In che senso?
«Se mi chiede una cosa trovo il tempo e il modo di farla. Perché è “il piccolo” e perché io con lui ho vissuto 23 anni, mentre con Alessia 6 anni e con Giulia solo 6 mesi».

Eppure lei sembra un padre affettuoso.
«Per me non c’è altro modo di esserlo. Mio padre è stato tenero con me. Mia mamma mi ha riempito di baci e di coccole».

E come nonno?
«I nipoti li vedo poco ma quando succede sono molto fisico anche con loro. Alessia ha due figli: Diego di 12 anni e Anna di 6. Diego è alto come me, mi saluta, mi stritola con un abbraccio, mi bacia, racconta due cose e poi se ne va a fare altro. Anna invece mi dice: “Vieni a giocare in camera mia”. Io lì mi butto per terra e lei mi tiene in ostaggio finché vuole: tira fuori tutto quello che ha nella camera e giochiamo».

Anche con le bambole?
«Soprattutto. Faccio tutte le voci, poi qualcuna la facciamo pure morire ogni tanto, in modo teatrale...».

Ci regala un ricordo di lei e suo papà Ferruccio?
«La tenerezza che mi faceva ogni volta (e sono state tante) che recitavamo insieme. Studiavamo le scene il giorno prima, poi quando eravamo sul set lui diceva la sua battuta e mentre io dicevo la mia, lui la ripeteva a mezza bocca come per suggerirmi ed essere sicuro che io me la ricordassi».

Lei da ragazzo era un po’... turbolento. Ha passato persino una notte in carcere.
«Avevo 18 anni ed ero con due amici. Una notte restiamo senza benzina e facciamo “un succhio” (un furto di benzina, ndr) a un motorino. Siamo stati sfortunati perché ci vede un metronotte, che chiama la polizia dicendo: “Ho arrestato tre furfanti”. Arriva la volante con due poliziotti che ci hanno accompagnato in commissariato, da lì è partito l’iter: le impronte, le foto e poi ci hanno portato a Regina Coeli. Ero in una cella da otto con altri detenuti. La sera abbiamo parlato con il magistrato che per fortuna ci ha fatto uscire».

Che esperienza è stata?
«Mi sono messo tanta paura, mi è servita».

Ha più fatto “succhi”?
«Mai più! Da allora quando restavo senza benzina... andavo a piedi. Mi sono fatto certe camminate (ride)!».

Nel 2017 ha avuto un infarto, cosa le ha insegnato?
«È stata una lezione importante: nei tre anni successivi ho smesso di fumare, sono dimagrito, ho fatto tutto quello che dovevo fare, poi, piano piano, più le visite di controllo andavano bene, più mollavo un po’ l’attenzione. Però ho sempre il “campanellino” e determinate cose non le faccio più».

Per esempio?
«Quando vado a sciare non salgo più in alto a 3.000 metri, mangio meno carne rossa, ho levato i superalcolici e poi... vede il tapis roulant?».

Funziona?
«Come no? Guardi! (si alza, lo accende e in effetti parte subito, ndr). Tutti i giorni cammino. Però ho ricominciato un po’ a fumare e il formaggio ogni tanto lo mangio. Non si può vivere senza formaggio!».

Ha fatto tanti ruoli nella sua carriera. Ce n’è uno che le manca?
«Fare un western: è il sogno della mia vita».

Sa andare a cavallo?
«Sì. L’ho imparato per lavoro come tante altre cose alle quali mi sono poi appassionato».

Quali?
«Andare in barca a vela, e mi sono anche tolto lo sfizio di avere una barca per un po’. Poi il golf: in una puntata di “I Cesaroni”, ambientata in un circolo di golf, mi misero questo bastone strano in mano e io me ne sono innamorato. Ora ho ripreso a giocare a bridge, che era la grande passione di papà».

L’ha imparato per lavoro?
«No, il bridge me l’ha insegnato papà. Avrò avuto 25 anni ed eravamo in vacanza in montagna. Lui odiava la neve, l’abbiamo messo su uno skilift e dopo due metri è caduto e si è “accartocciato” con la fune. Ha detto: “Non scio più!”. Dopo due giorni che era in albergo da solo gli ho detto “Oggi non vado a sciare e resto con te”. E lui: “Ti insegno a giocare a bridge?”. E sono impazzito per quel gioco».

Veniamo a oggi. I suoi progetti?
«In estate girerò il seguito della mia commedia “I cassamortari”. Poi, se “Il Patriarca” piace, siamo già pronti per partire con la seconda stagione in autunno».

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