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Daniele Liotti, il bello della fiction italiana

In attesa di rivederlo in "Un passo dal cielo", lo abbiamo incontrato. In questo periodo l’attore si gode la famiglia: «Veder crescere i miei figli è il film più bello che si possa girare» dice

Foto: Daniele Liotti in un bel ritratto scattato in esclusiva per Sorrisi. L’attore si è preso una pausa dal lavoro per godersi la figlia Beatrice, nata un anno e mezzo fa  - Credit: © Pigi Cipelli

02 Maggio 2019 | 09:00 di Stefania Zizzari

L̕'ultima intervista che ho fatto a Daniele Liotti cominciava così: «Daniele Liotti è un uomo felice». Era nata la sua seconda figlia Beatrice da appena due settimane. Oggi Beatrice ha un anno e mezzo e lui dice: «Sono un uomo, se possibile, ancora più felice» (sorride). È una gioia ascoltare i racconti del Daniele-papà. Quando cerca di dissimulare l’orgoglio per suo figlio Francesco, vent’anni, musicista, attore e una sensibilità fuori dal comune, e quando gli sorridono gli occhi raccontando di sua figlia che camminando per la strada mano nella mano con lui, si guarda intorno e saluta i passanti.

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Siamo a Villa Celimontana, nel cuore di Roma. È il tardo pomeriggio di una bellissima giornata di primavera. Daniele sceglie una panchina al sole, si mette comodo e comincia a raccontare.

Daniele, ha terminato le riprese di «Un passo dal cielo 5»?
«Sì, a fine gennaio. È stato un lavoro lungo, durato tanti mesi. Ma girare in luoghi così belli tra le montagne, i laghi, i boschi del Trentino-Alto Adige è stato appagante. E poi la mia compagna Cristina e mia figlia Beatrice sono state con me. Non sono stato lontano fisicamente, certo, però quando lavoro la qualità del tempo passato insieme non è il massimo. Io sono un attore disciplinato, che vuole approfondire, non sono mai soddisfatto, torno a casa e mi metto sui copioni… non stacco mai».

È la seconda serie per Francesco Neri, il suo personaggio.
«Francesco Neri mi piace perché non ha delle certezze, è sempre alla ricerca di un equilibrio che non ha per via del suo passato duro: ha perso un figlio e alla fine della quarta serie ha perso anche la moglie. È un uomo onesto, un personaggio che riesce ad arricchirmi come persona oltre che, spero, come attore».

Quali novità ci saranno nelle dieci puntate che vedremo da settembre?
«Le linee sentimentali sono due e saranno il piatto principale della nuova serie: quella tra Francesco ed Emma (Pilar Fogliati, ndr) e quella tra il commissario Nappi (Enrico Ianniello) ed Eva (Rocío Muñoz Morales). Cresce l’amicizia e la confidenza tra Francesco e il commissario Nappi, proprio sull’onda delle rispettive vicende amorose, e questo genera dei momenti anche molto divertenti. Non ci saranno casi gialli di puntata, ma uno che si apre nella prima e prosegue, tra mille appendici, situazioni di pericolo e tanta azione, fino all’ultima. Ma prima di “Un passo dal cielo”, a maggio sarò su Raiuno con il film tv “Duisburg - Linea di sangue”» (vedi riquadro nella pagina successiva).

In questo periodo la si vede poco sui giornali.
«Mi piace poter scegliere di non avere visibilità, non ho mai avuto l’ansia di dover apparire. Mia madre mi ripete: fatti vedere un po’ di più, falla quell’intervista, non dire sempre di no. La verità è che sono un po’ orso. Sto spesso per conto mio».

Suo figlio Francesco è stato uno dei protagonisti della serie «La compagnia del cigno». Che impressione le ha fatto guardarlo in tv?
«Le confesso una cosa: io non riesco mai a guardarmi in tv o al cinema. Mi tappo un occhio, mi metto di sguincio... non devo vedere fino in fondo quello che ho fatto. La stessa cosa è successa con mio figlio, era un po’ come se guardassi me. Ero emozionato, un po’ in tensione, però devo dire che se l’è cavata benissimo».

Come è nata la carriera di attore di Francesco?
«La sua partecipazione a “La compagnia del cigno” è arrivata per caso perché Francesco nasce come musicista. Suona la chitarra da quando aveva 12 anni, è la sua compagna di vita e soprattutto scrive molto bene. È andato a fare il provino, gli hanno chiesto di portare la chitarra e di fare un pezzo: ha proposto un brano scritto da lui e la sua energia è arrivata dritta a tutti. Che fosse un bravo musicista e cantante lo sapevo già, ma come attore sono rimasto di stucco: mi è piaciuto. Ha margini di miglioramento infiniti, essendo al suo debutto, e ora sta studiando in una accademia di teatro».

La musica è una costante della sua famiglia?
«Mia madre e mio padre ascoltavano la musica Anni 50 e 60, ballavano, cantavano bene tutti e due. Poi arrivavano i miei fratelli Roberto e Marco con batterie, bassi, chitarre… casa mia è sempre stata una sala da concerto in pratica. Tranne che per me…».

Però ha strimpellato per un po’ la chitarra anche lei…
«Sì, ma è una cosa che non mi ha mai preso. Quando i miei fratelli suonavano a me facevano fare solo i pezzi parlati, recitati».

E sua figlia Beatrice ha ereditato la passione per la musica della sua famiglia?
«La prima cosa che fa la mattina quando si alza ed entriamo in salone è accendere il lettore cd con il suo ditino, selezionare un brano e cominciare a ondeggiare e ballare. È una cosa meravigliosa: sente la musica. È una bambina gioiosa, mai nome fu più azzeccato: Beatrice ha una solarità incredibile ed è portatrice di gioia».

I suoi figli li ha avuti in età molto diverse…
«È vero. Mi fa ridere che ho un figlio di 20 anni e una figlia di un anno e mezzo… potrei essere il fratello maggiore di uno e il nonno dell’altra! (ride). È bellissimo vederli insieme, quando Beatrice spalanca le braccia a Francesco, felice come se vedesse l’arcangelo, e lui se la prende, la sbaciucchia e la tira in aria, per me è un momento di felicità».

E per godersi questi momenti ha rallentato con il lavoro?  
«Io non sono mai stato uno stacanovista del lavoro, ho sempre voluto ritagliarmi del tempo per la mia vita, gli amici, la famiglia. A maggior ragione oggi che ho la fortuna di avere una bambina di neanche due anni: sono felice di poter decidere di fermarmi qualche mese per stare vicino a lei. Svegliarla la mattina, portarla a giocare al parco, insegnarle quello che c’è da insegnarle e allo stesso tempo imparare da lei, dal suo candore: è il film più bello che si possa girare, no? E mi va anche di stare con la mia compagna Cristina, noi siamo una coppia giovane, abbiamo ancora tante cose da fare, tanti momenti belli da vivere. In tre più spesso che in due, ma così è ancora più bello».

Quando non lavora cosa le piace fare?
«Lo sport è sempre stata una grande valvola di sfogo, sia fisica che mentale. Leggo molto e poi mi piace cucinare. Ma questo viene dalla mamma: siamo tre fratelli maschi e tutti e tre sappiamo cucinare. Mamma è una grandissima cuoca ed è anche una pasticciera: ai compleanni si comprano solo le candeline, le torte le fa sempre lei».

Un suo piatto forte?
«I classici e poi la pasta vongole e carciofi che non è niente male, così come i peperoni gratinati con capperi e olive: un contorno che mi riesce bene».

È il tipo che torna a casa e anche se stanco si mette a cucinare?
«Sì, non è una cosa che mi pesa. Che poi sono rompiscatole in cucina: quando entro io, gli altri devono uscire. Allora Cristina dice: “Bravo, pensaci tu!”».

Daniele, lei è un compagno affettuoso e presente, un padre meraviglioso, un uomo affascinante ed è pure uno chef... ce l’ha qualcosa di strano?  
«Quando mangio tanto… starnutisco. Alle cene formali devo stare attento a non saziarmi perché potrebbe essere imbarazzante dal momento che quando ho la pancia piena sento il naso che comincia a prudermi e parte una raffica di starnuti. A quel punto ho digerito e potrei ricominciare il pasto. Ho gli starnuti digestivi... (ride fino alle lacrime)».

Il sole è andato via, la temperatura è scesa e sulla panchina ci stiamo congelando. Lo “chef” propone sorridendo: «Cioccolata calda di aprile?».