Home TvFictionDaniele Liotti: «Queste montagne mi danno la carica»

Daniele Liotti: «Queste montagne mi danno la carica»

L'attore torna nei panni del forestale Francesco Neri in "Un passo dal cielo 5" in onda su Raiuno dal 12 settembre

Foto: Daniele Liotti è nato a Roma il 1° aprile 1971

06 Settembre 2019 | 11:04 di Tiziana Lupi

In questi giorni Daniele Liotti si sta godendo un po’ di meritato riposo. Da un paio di settimane è tornato da una lunga trasferta di lavoro a Lisbona, in Portogallo, e sta approfittando dell’ultima parte dell’estate per trascorrere un po’ di tempo con la sua famiglia. Non sperate, però, di vedere sui social una sua foto mentre passeggia in spiaggia con la compagna Cristina, porta la figlia Beatrice (2 anni tra pochi giorni) al parco o ride e scherza con il figlio ventenne Francesco, musicista e ora anche attore, dopo avere fatto parte del cast della fiction “La compagnia del cigno”.

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A Daniele queste cose proprio non piacciono: «Preferisco difendere la mia privacy e l’intimità dei miei affetti. Ma non pensiate che sia un orso. Anzi, sono un tipo generoso, mi piace il contatto con il pubblico, parlo volentieri con chi mi ferma per strada o al supermercato. A volte mi capita anche di raccontare aneddoti dei set. Ma deve essere un contatto umano, quello dei social non fa per me. Tanto che non ci entro neppure, con grande disappunto del mio agente e del mio ufficio stampa!».

Che cosa l’ha portata a Lisbona?
«Un film che ho interpretato con Luca e Paolo e Ricky Memphis, per la regia di Alberto Ferrari. È la storia di quattro uomini che 20 anni dopo l’Erasmus (l’anno di università trascorso all’estero, ndr), che hanno fatto appunto a Lisbona, tornano nella capitale portoghese per partecipare al funerale di una ragazza con cui erano stati tutti e quattro. Arrivati lì, un avvocato comunica che la donna ha lasciato loro un’eredità decisamente inaspettata: un figlio che ormai ha 20 anni. Il problema è che non si sa chi dei quattro amici sia il padre… La ricerca del ragazzo, in attesa dei risultati del test del Dna, diventa l’occasione per mettere in discussione le loro vite e le loro decisioni, in una sorta di viaggio catartico. Sul set ci siamo divertiti moltissimo, in certe situazioni è stato davvero difficile riuscire a rimanere seri».

È tornato giusto in tempo per vedere in onda “Un passo dal cielo 5”. Gli ascolti della quarta stagione, la prima con lei e senza Terence Hill, hanno dimostrato che si è trattato di una sostituzione azzeccata.
«Quando mi hanno proposto di prendere il posto di Terence, la prima sensazione è stata quella di un salto nel vuoto. Sostituire un personaggio così amato dal pubblico era una grande responsabilità. Per fortuna è andata bene, con il mio arrivo la serie è anche un po’ cambiata. Adesso posso dirlo: a convincermi ad accettare il ruolo di Francesco Neri in “Un passo dal cielo” è stata soprattutto la bellezza dei luoghi in cui la serie viene girata».

È un amante della montagna?
«Prima di “Un passo dal cielo” decisamente no. Non ho mai fatto una settimana bianca né messo ai piedi un paio di sci. Poi, grazie alla fiction, ho conosciuto le Dolomiti. Inizialmente non è stato facile: diverse volte mi è capitato di sentirmi intrappolato nelle montagne, di provare la stessa sensazione di paura e di impotenza di fronte alla forza della natura che ha avuto anche il mio personaggio quando è arrivato in Val Pusteria. Ora penso che per un attore sia una fortuna girare in luoghi così belli, andare a cavallo su quelle montagne o intorno al lago di Braies. La partecipazione emotiva costante che ti danno è unica».

Non ha mai sciato ma lo sport è una delle sue passioni. E, da ragazzino, sognava di diventare un calciatore.
«Ho iniziato a giocare a calcio a 6 anni e ho continuato fino a 18, quando ero arrivato nel settore giovanile della Roma. È stato un periodo bello e anche formativo, oggi affronto il lavoro con quel tipo di disciplina».

Perché ha smesso?
«Ho avuto un problema a un ginocchio che mi ha tenuto fuori dal campo per più di sei mesi. Ero arrivato a un livello medio-alto e per recuperare sarebbe servita una testa che, forse, non era più quella di prima».

È rimasto un tifoso della Roma?
«Assolutamente sì, anche se talvolta è una fonte di sofferenza (ride). Però quelli sono i miei colori e li ho sposati perché li amo, non per i trofei».