Home TvFictionDavide Devenuto, il cattivo di “Rosy Abate”: «Il bravo ragazzo e il cattivo, le mie due facce»

Davide Devenuto, il cattivo di “Rosy Abate”: «Il bravo ragazzo e il cattivo, le mie due facce»

Anche se interpreta un boss della malavita come Antonio Costello, è quasi impossibile non essere affascinati dai suoi modi garbati: «Dopo oltre 15 anni a "Un posto al sole" è bello cambiare»

Foto: Davide Devenuto nei panni di Antonio Costello in “Rosy Abate 2”

04 Ottobre 2019 | 9:15 di Matteo Valsecchi

Anche se interpreta un boss della malavita come Antonio Costello, il cattivo della seconda stagione di “Rosy Abate”, è quasi impossibile non essere affascinati dai modi garbati di Davide Devenuto. Perché il suo sorriso e il suo sguardo sono gli stessi di sempre: solari, seducenti, sornioni.

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Insomma quelli del bravo ragazzo della porta accanto che da anni ci accompagnano anche a “Un posto al sole” su Raitre, dove interpreta Andrea: «Non credo mi toglierò mai quel personaggio di dosso, ormai io e Andrea siamo la stessa persona» ci racconta sorridendo. Intanto però la fiction di cui è protagonista con Giulia Michelini sta per vivere il suo capitolo conclusivo e il “suo” Costello, naturalmente, sarà l’uomo chiave.

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Davide, senza anticipare troppo, cosa dobbiamo aspettarci per le ultime puntate?
«Diciamo che piano piano arriverà la guerra vera. Non sarà uno scontro a fucili spianati ma una battaglia psicologica. Con Rosy che cerca di non cadere nelle tentazioni ordite da Costello, mentre è spinta dal desiderio di salvare il figlio Leonardo».

Quanto le è piaciuto interpretare un cattivo?
«Molto, anche perché Antonio non è un criminale sanguinario. È un essere umano “possibile”, uno che tiene in mano la situazione attraverso il controllo e senza alzare mai la voce. Abbiamo tentato di rinnovare un po’ la tipologia dell’antagonista classico».

C’è un personaggio a cui si è ispirato?
«Sì. Gus Fring, il proprietario del ristorante Los Pollos Hermanos di “Breaking Bad” interpretato da Giancarlo Esposito. Anche lui all’apparenza realizza cose meravigliose per la comunità. Ma quando lo fanno arrabbiare, è capace di ordinare la morte di 20 persone con uno sguardo».

È stato difficile togliersi la maschera di Andrea di “Un posto al sole”?
«Tanti spettatori mi hanno scritto perché non si abituano all’idea che possa calarmi in altri ruoli. Lo capisco, perché interpreto Andrea da più di 15 anni. Ma sono un attore e mi piace dimostrare di poter essere anche qualcun altro».

Nel 2018 aveva già recitato in un episodio di “Rocco Schiavone”, quest’anno è protagonista di “Rosy Abate”. Ha voglia di cambiamento...
«Sì, e infatti ho deciso di prendermi una pausa da “Un posto al sole”».

Una scelta coraggiosa. Non ha avuto timori?
«Sono terrorizzato (ride). Mi sveglio nel cuore della notte e mi dico: “Ma cosa diavolo sto facendo?”. Però dopo così tanto tempo credo di averne bisogno».

Giulia Michelini ci ha raccontato che forse le storie di Rosy finiranno con questa stagione. Magari potrebbe nascere uno spin-off con protagonista Costello?
«Perché no? Potremmo girare un antefatto e spiegare come è diventato un boss. Di sicuro avrei più tempo per prepararmi, conoscendo già il personaggio. Scherzi a parte, capisco la scelta di Giulia. Anche se sappiamo che Rosy mancherà a tutti».

Ha paura del tempo che passa e dei 50 anni in arrivo?
«Il primo giorno sul set di “Rosy Abate” ho incontrato Maria Vera Ratti, che interpreta Nina, la figlia di Antonio. Venendomi incontro mi ha detto: “Ciao papà”. So che può sembrare strano per un quasi 50enne, ma avere davanti una ragazza adolescente che potrebbe essere mia figlia mi ha fatto rendere conto di non essere più un ragazzo, ma un adulto. E confesso che mi sono spaventato (ride)».

Quando si cerca il suo nome su Internet, oltre a essere citato come attore, lei appare anche vicino alla parola “golf”.
«Il golf è una passione, quando posso vado a giocare anche due volte a settimana. Persino se sono in vacanza costringo Serena (Rossi, l’attrice sua compagna, conosciuta sul set di “Un posto al sole”, ndr) ad accompagnarmi sui campi. In realtà è più un pretesto per stare con gli amici che uno sport vero e proprio. Anche se poi lo swing, ossia il colpo della mazza sulla pallina, è un gesto sportivo che richiede un’enorme coordinazione muscolare».

È più difficile fare il golfista, il padre o l’attore?
«L’attore, perché devi imparare a coordinare le emozioni: è molto più complicato che coordinare i muscoli. Poi, ecco, anche essere papà è un gran bel “mestiere”. Qualunque linea-guida tu possa seguire, ci vuole sempre un po’ di fortuna. Io col mio Diego, che ha quasi tre anni, ci provo. E spero di azzeccarci».

E come compagno “ci azzecca”?
«Anche lì cerco di fare il massimo. Io e Serena stiamo insieme da dieci anni, ormai. Anche se ancora non siamo ufficialmente sposati, io sono suo marito e lei è mia moglie, abbiamo una famiglia e un figlio bellissimo. In molti mi chiedono: “Ma perché non vi sposate?”. La verità è che in fondo non cambierebbe nulla. E a noi va benissimo così!».