Home TvFictionDottoressa Giò, Eleonora d’Urso: «Recitare con te è stato un sogno, cara Barbara!»

Dottoressa Giò, Eleonora d’Urso: «Recitare con te è stato un sogno, cara Barbara!»

Parla l'attrice che abbiamo appena visto nella fiction di Canale 5 accanto alla popolarissima sorella

Foto: Eleonora d’Urso ha iniziato a studiare recitazione a 14 anni. È stata nel cast di diverse fiction e ora si dedica al teatro e alla comicità

25 Gennaio 2019 | 09:25 di Solange Savagnone

Una risata se non allunga la vita almeno la rende migliore. Ne sa qualcosa Eleonora d’Urso, sorella minore di Barbara, che abbiamo appena visto su Canale 5 in un episodio della fiction “Dottoressa Giò”. «Ho accettato questo ruolo, anche se molto drammatico, perché c’era mia sorella. Ma io sono e resto un’attrice comica e a questo ho dedicato tutta la mia vita: a Genova, oltre a dirigere un importante teatro, insegno teatro comico e studio all’università per poter lavorare sulla comicità come strumento educativo e pedagogico».

È stata la prima volta che lei e Barbara avete lavorato assieme?
«Sì, ed è stato strano ed emozionante. Già il contesto era particolare, perché giravamo in un reparto dove nascono i bambini e tu sei lì con tua sorella che ti fa un’ecografia… Ma oltre all’emozione di lavorare insieme, abbiamo affrontato tematiche che mi hanno toccato molto».

Com’è stato recitare con lei?
«Sono rimasta molto colpita perché non la conoscevo da questo punto di vista: è una professionista molto preparata, che ha sempre tutto sotto controllo. Per questo è stato facile affidarmi a lei e lasciarmi andare. Una cosa non facile perché anch’io sono una maniaca del controllo. C’era una scena in cui dovevo piangere e ci sono riuscita senza usare trucchi. Mi è bastato pensare a cose che riguardavano la nostra famiglia».

Lei ha recitato in varie fiction: “Rex”, “Carabinieri”, “Don Matteo”, “Stiamo bene insieme”, ma poi ha scelto il teatro.  
«Il teatro richiede una dedizione totale e i progetti sono spesso a lunga scadenza. Quindi solo se arriva una proposta da sogno metti in discussione quello che stai facendo. Ho fatto delle “cosine” quando si incastravano con la mia priorità, che resta il teatro. Ho ritmi di vita intensi, mi sveglio alle sei del mattino per studiare. Mi sto impegnando tanto e non è il momento di sottrarre del tempo ai miei progetti».

Stacanovista come Barbara…
«È vero, non so da dove venga questa “malattia per il lavoro”, non mi posso fermare mai. In questo, tra tutti noi sei fratelli, siamo quelle che si somigliano di più. Per noi il lavoro è sopra tutto. Abbiamo la fortuna di fare quello che amiamo e questo ci dà una grande energia».

Com’è nato il suo amore per la recitazione?
«Chi mi conosce, quindi i familiari stretti, dice che sono nata così. Ho iniziato a studiare recitazione a 14 anni e mezzo, ma già da prima facevo delle mini recite con le amiche. È una passione che mi ha travolta e mi ha aiutata tantissimo».

Può spiegarci meglio?
«Sono cresciuta senza un padre e con una mamma che si è fatta in quattro per tirarci su. Mio papà, che ha sposato mia madre quando è rimasto vedovo con tre figli, se ne è andato di casa quando mamma era incinta di me di otto mesi. Lei è rimasta con me, Riccardo e Fabiana, mentre per un certo periodo papà si è portato via Barbara e gli altri due figli avuti dalla prima moglie. Oggi che mi occupo di sociologia e psicologia posso dire che il mio è stato un pessimo padre, incapace di prendersi delle responsabilità. L’ho visto pochissimo e certe volte non si ricordava neanche il mio nome. È morto quando avevo 18 anni. Il teatro mi ha fornito una nuova prospettiva, mi ha fatto sentire libera, mi ha aiutata a tirare fuori il dolore. Ho scelto il sorriso come antidoto al male».

Anche i vostri fratelli sono stati “contagiati” dalla febbre dell’arte: Alessandro è fotografo e regista di video musicali, Riccardo ha lavorato in tv in Giappone e ora fa l’imprenditore nel mondo dell’arte. Fabiana è sceneggiatrice e Daniela si occupa di produzioni cinematografiche.  Solo una coincidenza?
«Mamma era insegnante, papà avvocato. Chi lavora nel nostro mondo spesso ha storie molto dolorose. Noi abbiamo sublimato il dolore attraverso l’arte e il gioco. L’ambiente dello spettacolo ti porta a mettere una maschera dietro la quale è più facile nascondersi e celare le proprie sofferenze. Da piccola ricordo che quando Barbara, che era legata a Memo Remigi, veniva a trovarci con una pelliccia finta, bianca e gonfia, mi portava delle bambole e ci raccontava del mondo dello spettacolo come fosse una favola. Per osmosi noi più piccoli abbiamo assorbito la sua esperienza».

Barbara dice che voi fratelli siete legatissimi e tutti matti come lei…
«Siamo matti in senso positivo, anche questo è un modo per fuggire dal dolore. Mia mamma Wanda ci ha unito tanto, ha sempre voluto che trascorressimo il Natale tutti assieme. È un momento magico, un’iniezione di adrenalina. Purtroppo capita di rado di riunirci perché siamo sparsi per il mondo».

Com’è avere una sorella come Barbara?
«Impegnativo. Perché è una donna di cui si sente sempre parlare e perché io conosco tutte e due le sue verità: la donna che è in privato e quella che indossa la maschera. La gente vive di luoghi comuni e conosce solo il 20% di quello che è lei veramente».

In cosa vi somigliate?
«Purtroppo non abbiamo la stessa misura di seno (ride), mi avrebbe agevolato e mio marito sarebbe più felice! Lei, anni fa, aveva i capelli lunghi, ricci e mori come i miei. Di carattere siamo molto determinate e sappiamo che solo con il sacrificio si ottengono i risultati. E poi amiamo il bello, tant’è che ho un marito molto affascinante e più giovane».

Ce lo presenti, allora…
«Si chiama Michele Olmo, fa l’ingegnere e viaggia molto per lavoro. Ci siamo  conosciuti a Genova durante l’alluvione del 2014: era uno spalatore del fango. È stato amore a prima vista. Per lui ho lasciato tutto, compreso un compagno con cui stavo da 12 anni. È buono, legato alla famiglia, generoso, onesto. Ci siamo sposati tre anni fa».

Lei e Barbara riuscite a ritagliarvi dei momenti soltanto per voi?
«Pochi, ma ci sentiamo tanto, siamo molto legate. È la sorella con la quale ho più affinità. Abbiamo la stessa visione delle cose, siamo esigenti, molto combattive. Da piccola, lei è stata il papà che non ho avuto. Ora che sono grande e non ho più bisogno dei genitori, ho trovato in lei un punto di riferimento. È molto importante in questo momento della mia vita. Barbara ha sviluppato negli anni una tale forza di carattere che quando le chiedo un consiglio, di rado sbaglia. In più è l’unica persona, e lei lo sa, che c’è stata quando avevo realmente bisogno di qualcuno. Quando ci vediamo è pazzesco, perché riviviamo tutto il nostro passato. E se mi prende per mano, riaffiora tutto il mio vissuto. Dovremmo stringerci così forte più spesso».