Home TvFictionEnzo Decaro in “L’amore strappato”: «Questo ruolo mi è entrato nell’anima»

Enzo Decaro in “L’amore strappato”: «Questo ruolo mi è entrato nell’anima»

Erano gli Anni 70 quando portò alla ribalta la comicità napoletana formando, assieme a Massimo Troisi e Lello Arena, il gruppo teatrale “La Smorfia”. Ora, nella fiction di Canale 5, l'attore è un padre vittima di un errore giudiziario

Foto: Enzo Decaro

05 Aprile 2019 | 09:05 di Simona De Gregorio

Erano gli Anni 70 quando Enzo Decaro portò alla ribalta la comicità napoletana formando, assieme a Massimo Troisi e Lello Arena, il gruppo teatrale “La Smorfia”. E quando il trio si è sciolto l’attore partenopeo ha intrapreso una lunga carriera al cinema e soprattutto in tv, partecipando a tantissime fiction, tra cui "Una donna per amico" e "Provaci ancora Prof!".

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Ma, in linea di massima, si è trattato di ruoli più leggeri rispetto a quello in "L’amore strappato". Nella serie diretta da Simona Izzo e Ricky Tognazzi, liberamente ispirata a una vicenda reale raccontata nel libro "Rapita dalla giustizia" (Rizzoli editore), interpreta Rocco. L’uomo per un errore giudiziario viene accusato di molestie nei confronti della figlia di sette anni. La bimba viene strappata ai genitori mentre per il padre inizia un lungo calvario.

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Enzo, conosceva già la vicenda?
«L’avevo seguita e sapevo che c’era l’idea di farne, prima o poi, un racconto cinematografico o televisivo. Sono contento che arrivi in questo momento».

Cosa intende?
«Pochi giorni fa Angela Lucanto, la bambina protagonista di questa brutta vicenda e ora adulta, ha avuto un bambino. E questa nascita porta una grande gioia in una famiglia che è stata devastata dal dolore. È come vedere la luce all’uscita da un tunnel».

Come padre cosa ha provato?
«Ho avuto la percezione di trovarmi davanti a un romanzo dell’orrore. E un senso di angoscia all’idea che mi potessero essere strappati i miei figli».

Ci sono stati momenti di maggiore sofferenza durante le riprese?
«Dall’inizio alla fine della lavorazione ho provato dentro di me un sentimento di grande dolore perché i ruoli di questo tipo diventano una specie di compagni di vita e restano nel guardaroba dell’anima».

E che cosa le è rimasto in questo guardaroba?
«Ancora oggi mi indigna il fatto che nessuno abbia chiesto scusa a Salvatore (il protagonista reale della vicenda, ndr). Gli errori possono essere commessi ma vanno riconosciuti».

Lei ha conosciuto Salvatore?
«Ci siamo incontrati alla presentazione della fiction. Prima era rimasto nell’ombra. Solo dopo averla vista ha deciso di esporsi. E di venirmi a conoscere. È stato un momento molto toccante».

Ce lo racconti.
«Per entrambi è stato come guardarsi allo specchio. Una grande emozione e anche un sollievo perché mi ha detto che si è sentito rappresentato nel modo giusto. Per un attore questa è una grande soddisfazione. E un riconoscimento al lavoro che abbiamo fatto io e Sabrina Ferilli, che interpreta mia moglie».

A proposito, com’è andata tra voi?
«Ci siamo dedicati totalmente a questa storia per rendere giustizia a quello che hanno vissuto realmente i nostri personaggi e per restituire loro una dignità  E Sabrina è stata fantastica nella parte di questa madre e moglie coraggio che si fida del suo istinto e crede fermamente nell’innocenza del marito».

Lei che messaggio vorrebbe lanciare con questa fiction?
«Spero che arrivi alla coscienza delle persone e faccia scattare l’immedesimazione, perché “l’altro” puoi diventare “tu” in qualsiasi momento».