Home TvFictionGianni Morandi: «Se fossi il re del mondo io vorrei…»

Gianni Morandi: «Se fossi il re del mondo io vorrei…»

Viaggio in treno da Bologna a Milano con Morandi, presto in tv con "L’isola di Pietro 3" e “live” nella sua Bologna. Quasi 60 anni di carriera non hanno cambiato il suo stile: «Sogno la fine di tutte le guerre, una Terra pulita e niente cellulari a tavola»

Foto: Gianni Morandi a Carloforte, in Sardegna. Nella fiction “L’isola di Pietro”, giunta alla terza stagione, il cantante interpreta il pediatra Pietro Sereni  - Credit: © Fabrizio de Blasio

17 Ottobre 2019 | 8:30 di Giusy Cascio

Mentre il treno ad alta velocità sta per partire, lo fermano tutti: i pendolari, i baristi, i netturbini, i bigliettai e chiunque graviti alla stazione di Bologna. «Ciao, Gianni!». E poi chiedono un selfie e un autografo per la mamma, la zia, la figlia. Morandi è omaggiato dalla gente come un re.

Per questo, ora che torna in tv su Canale 5 con la terza stagione della fiction “L’isola di Pietro” (e a pochi giorni da uno speciale ciclo di concerti al Teatro Duse nella sua città) noi di Sorrisi gli abbiamo dedicato una copertina dal titolo “King Gianni”, vestendolo con corona e scettro.

Al binario 4, in attesa di salire nella carrozza che ci porterà a Milano assieme a lui e alla moglie Anna Dan gli chiediamo...

...Gianni, se lei fosse il sovrano assoluto del mondo cosa cambierebbe per il bene dell’umanità?
«Più che uno scettro servirebbe la bacchetta magica. Io vorrei cambiare il sentimento di diversità che scatena l’odio. Se gli individui si sentissero tutti fratelli e uguali non ci sarebbero guerre. Se comprendessimo che siamo figli dello stesso Dio e dello stesso Pianeta si risolverebbe anche la questione ambientale che tanto ci preoccupa».

Le piace l’idea della cover regale?
«Quando la vedranno sui social, gli “hater”, gli odiatori dei social, mi prenderanno in giro. Meglio così: la mia pagina Facebook senza hater è noiosa. Mi mancano, se non vengono a trovarmi. Io rispondo a tutti, come sanno bene i politici che hanno imparato da me a gestire le polemiche sui social mandando agli avversari baci e bacioni».

Di certo, per fiction, lei è il “re” di Carloforte.
«Ormai ho la cittadinanza onoraria e lì conosco tutti. Mi vogliono bene, ma non mi prendono sul serio come medico: non mi mandano i bambini (ride). Non si fidano di me come pediatra. Quello bravo è solo Pietro Sereni, il mio personaggio».

Il pediatra dei suoi figli era bravo come Pietro?
«La pediatra di mio figlio Pietro è una donna straordinaria. Dà pochi farmaci e molti consigli “psicologici” sui bisogni affettivi dei bambini. Mi sono ispirato a lei».

Tornato per la terza volta all’isola di San Pietro, ha scoperto nuovi scorci?
«Sì, posti splendidi. Abbiamo girato in tutto il Sulcis: a Calasetta, a Sant’Antioco. Certo, quando siamo in più di 100 persone, tra troupe e attori, siamo “pesanti”: chiudi la strada là, di lì nessuno deve passare... Speriamo che siano sempre pazienti con tutti noi».

In tanti mesi di riprese, ha mai pensato di prendere casa in Sardegna?
«I ragazzi del cast la prendono. Io preferisco stare in albergo».

E comprarne una per le vacanze?
«No, in vacanza è bello girare, cambiare località».

L’episodio più divertente che è capitato sul set?
«Quando giriamo e io sbaglio a pronunciare qualche parola si ride sempre. Ma anche nella storia ci sono momenti di leggerezza. Per esempio, quando il giardiniere Nbil (l’attore Hassani Shapi, ndr) riesce a far mangiare il piccolino, nuovo arrivato in casa, mio nipote Giacomo. A me invece il bambino sputa le pappe...!».

Pietro è un’ancora di salvezza per tutti. Nella vita reale lei è il punto di riferimento della sua famiglia allargata?
«Macché, non mi danno retta! Da cinque anni ormai continuo a fare la stessa battuta a tavola o nelle riunioni di famiglia: “Da quando ho compiuto 70 anni non mi ascolta più nessuno”. Insomma, “il vecchietto dove lo metto” di Modugno» (la moglie Anna però non è d’accordo e interviene dicendo che Gianni è il perno della famiglia. E che ci sono cose su cui proprio non transige).

Gianni, su cosa il suo parere diventa legge?
«A tavola tutti insieme quando si mangia non si telefona. Magari usiamo il cellulare per farci una foto, ma poi i telefonini vanno spenti. Una regola per tutti, grandi e ragazzi».

Lavorare con i giovani cosa le dà?
«Una grande energia. Il loro entusiasmo è quello che avevo io a quell’età, quando giravo i “musicarelli”. Alma Noce, Chiara Baschetti, Erasmo Genzini. Si impegnano tanto e sono sempre più bravi. Ma anche con i giovani musicisti è lo stesso. Quando ho lavorato con Rovazzi ammiravo il suo guizzo, le sue intuizioni».

Nel cast quest’anno ci sono alcuni nuovi ingressi interessanti.
«Francesco Arca interpreta un enigmatico vicecommissario che seguirà il nuovo giallo. Con Francesco abbiamo in comune la passione per il calcio. Ma lui è romanista, come mio figlio Marco. Per fortuna quando il Bologna perde mi consola anziché prendermi in giro. E poi c’è Francesca Chillemi, che interpreta Monica, un’insegnante di educazione fisica. Lei però di calcio non capisce molto. Anche se dovrebbe, visto che il suo compagno è il presidente del Vicenza (Stefano Rosso, ndr). E io la bacchetto: “Francesca, non sai chi è il vostro allenatore?”».

Non rivedremo Lorella Cuccarini nel ruolo di Isabella. Ora per chi batterà il cuore di Pietro?
«Con Teresa, un nuovo personaggio interpretato da Caterina Murino, Pietro avrà qualche momento di cedimento».

Sua moglie è mai stata gelosa delle sue partner sul set?
«Gelosissima!»

(anche stavolta Anna smentisce: «Gianni non mi ha mai dato motivo di essere gelosa». Ma Morandi scherza ancora: «Racconta di quella volta con Monica Bellucci...». Non mi resta che intervenire).

Gianni! Che c’entra la Bellucci?
«Sono pazzo di lei e mia moglie lo sa».

A interrompere il siparietto, interviene una telefonata sul cellulare di Gianni. Sul display leggiamo: “Al Bano Carrisi”. «Fratello!» gli urla Morandi. Che, alla fine della conversazione con il cantante di Cellino San Marco riepiloga così: «Ogni volta che Al Bano è all’estero mi chiama per dirmi che mi vogliono lì. È in Uzbekistan? Mi chiama. Ora è a Melbourne. Quasi quasi andrei».

Si avvicina il 1° novembre, data in cui nella sua Bologna inizierà una serie di concerti molto speciali.
«Al Teatro Duse, sì (vedi sotto, ndr). Ho un po’ paura perché è più di un anno che non canto. Ed è diverso da un tour nei Palasport: nei palazzetti non si sente se stoni. In teatro, invece, cantando solo voce e chitarra o piano, se ne accorgono. Devo allenarmi, iniziare le prove, fare i vocalizzi e tenere sotto controllo la dieta evitando il vino e il ragù. Mangerò pasta al pomodoro, che mi piace tanto. Come quando mi alleno per correre le maratone, insomma».

È più difficile allenarsi per la maratona di New York o per una maratona di concerti a Bologna?
«Si equivalgono, perché conta molto la testa. Ma la maratona è un problema solo tuo, mentre se sgarri ai concerti ci va di mezzo il pubblico che magari ha preso i biglietti mesi prima».

Sul palco con lei al Teatro Duse chiamerà a duettare colleghi e amici?
«Io sono lì, chi vuol venire è benvenuto. Sul palco c’è anche un frigo con dell’acqua da offrire. Ogni sera farò uno show diverso. E chiunque potrà chiedermi anche brani che non faccio da tempo, come un juke box “umano”».

C’è un’artista che ammira con cui le piacerebbe duettare?
«Annie Lennox, la trovo incredibile».

Gianni, andrà al prossimo Festival come superospite?
«Ma non ci sono già stato abbastanza? Certo, se le dicessi che andrò il titolo non sarebbe più “King Gianni”, vero?».

Ha inciso oltre 600 canzoni nella sua vita, quale le somiglia di più?
«Se la giocano “C’era un ragazzo...” e, ultimamente sempre di più, “Uno su mille”... ce la fa».

Anagrammi della parola Morandi: “mirando” e “rimando”.
«Belli, interessanti! Io sto “mirando” a conservare a lungo la salute. E “rimando” all’infinito la fine del lavoro.»

E nel favoloso regno di Gianni per cosa c’è ancora posto?
«Basta aggiungere, dai: ho già fatto tanto. Semmai, bisogna togliere qualcosina. E restituire ciò che ho avuto dalla vita, soprattutto il grande affetto ricevuto dal pubblico».

Ed è proprio per questo che Gianni, arrivato a Milano, non fa in tempo a scendere dal treno che viene travolto dall’amore della gente. Un passeggero saluta allegro: «Ciao Gianni, sono romagnolo!». Morandi sorride, stringe mani, si confonde tra la folla e poi... Perché guarda i cartelli delle partenze? Ma è chiaro: a un certo punto è lui che dà le informazioni ai viaggiatori...

Una maratona musicale diversa ogni sera

Non si ferma un attimo Gianni Morandi. Mentre va in onda la fiction, lui si “allena” per il suo ultimo progetto: “Stasera gioco in casa Una vita di canzoni”, 16 serate (ma se ne aggiungeranno presto delle altre) al via dal 1° novembre al Teatro Duse di Bologna, un palco storico da cui sono passati i più grandi artisti italiani, da Anna Magnani a Vittorio Gassman, da Eduardo a Totò, da Maria Callas a Giorgio Gaber.

«Ho girato il mondo, ma ora sento il bisogno di tracciare un bilancio e ho il desiderio di farlo nel posto in cui tutto è cominciato: nella mia città, in un teatro che ha 200 anni di vita, in compagnia di amici» spiega Morandi. Saranno concerti molto intimi in cui Gianni canterà i suoi grandi successi, da “In ginocchio da te” a “Fatti mandare dalla mamma”, passando per “C’era un ragazzo...” e “Canzoni stonate”.

«Ma mi cimenterò anche con le canzoni di Lucio Dalla, che è un simbolo di Bologna, un grande amico con cui ho fatto più di 130 spettacoli nella mia vita. E vorrei presentare anche un inedito, chissà. Sarà il pubblico a decidere: nella seconda parte dello spettacolo potranno chiedere i brani che vogliono del mio repertorio, anche quelli che non suono da tempo. Spero di ricordarmi le parole!».

Dodici date saranno prima di Natale, altre quattro tra fine dicembre, Capodanno e i primi di gennaio; la maggior parte alle 21, le altre di pomeriggio. Per informazioni sui biglietti, www.morandimania.it e www.vivaticket.it.