Home TvFictionGigi Proietti torna nei panni del cronista in «Una pallottola nel cuore»

Gigi Proietti torna nei panni del cronista in «Una pallottola nel cuore»

«E dire che il pubblico tv preferisce preti, carabinieri e dottori...». Martedì 11 settembre arriva su Raiuno la terza stagione della fiction con il protagonista ancora alle prese con vecchi casi irrisolti, su cui indaga convinto che la verità prima o poi venga sempre a galla

Foto: Gigi Proietti ha debuttato nel 1955 a 14 anni come comparsa nel film «Il nostro campione»

06 Settembre 2018 | 12:34 di Tiziana Lupi

Nell’ultima puntata della seconda stagione la «pallottola nel cuore» del protagonista è stata finalmente estratta (nel senso vero del termine, con intervento chirurgico). E, in quel preciso momento, i fan della fiction interpretata da Gigi Proietti hanno temuto che la storia del giornalista di cronaca nera Bruno Palmieri fosse finita. Sbagliato: martedì 11 settembre arriva su Raiuno «La pallottola nel cuore 3» con il protagonista ancora alle prese con vecchi casi irrisolti, su cui indaga convinto che la verità prima o poi venga sempre a galla.

Proietti, alla fine della seconda stagione aveva detto che per farne una terza sarebbe servita un’idea forte: evidentemente l’avete trovata.
«Direi di sì, e siamo anche riusciti a bilanciare la commedia con il giallo. Quando qualche anno fa abbiamo iniziato a lavorare a questa serie non immaginavo che sarebbe stata così fertile, e invece siamo arrivati già alla terza stagione. E sì che nelle fiction i giornalisti non sono i personaggi più amati, forse perché il pubblico fa fatica a identificarsi, preferisce preti, carabinieri e medici. Noi, invece, abbiamo dato una mano alla vostra categoria. Forse perché Bruno Palmieri è uno che cerca la verità e chissà quante persone sentono di avere bisogno di giustizia».

Ha mai pensato in un momento della sua vita di fare il giornalista davvero?
«No, e in ogni caso non sarei stato bravo. Per fare il vostro mestiere ci vuole anche un bel fegato, io avrei avuto paura di disturbare, di essere inopportuno. Soprattutto se avessi dovuto occuparmi di cronaca nera».

Magari avrebbe potuto scrivere di spettacolo.
«Per carità, sapesse il rapporto che ho avuto con certi critici! Con alcuni adesso siamo diventati amici, ma in passato ci siamo fatti di quelle litigate... Non è sempre facile accettare una stroncatura, soprattutto all’inizio della carriera».

Per la sua città faccia un’eccezione: si metta nei panni di un giornalista che deve descrivere Roma.
«Da un po’ di tempo, come tutti i romani, non sono contento delle condizioni in cui si trova: è sempre più nervosa. Ma Roma non è una città come le altre, avrebbe bisogno di un grande progetto internazionale, di risorse e sostegni eccezionali. Qualcosa si è iniziato a fare, hanno pure tappato un po’ di buche, a qualcuna mi ero persino affezionato... Pur conoscendo questi problemi, però, non mi fa piacere che si ironizzi sulla mia città. Non vivrei in nessun altro posto e ho sempre fatto per Roma quello che potevo: ho aperto tre teatri, non è proprio pochissimo».

Uno di questi è il Globe Theatre che, dal 2003, propone Shakespeare nel verde di Villa Borghese.
«L’altra sera abbiamo avuto 500 persone sotto una pioggia torrenziale. La maggior parte del nostro pubblico è costituito da giovani che si siedono per terra e guardano “Re Lear” o “La tempesta”. Vogliamo far conoscere loro questi capolavori. Di “Amleto” spesso si sa solo “Essere o non essere” e poco altro. Sono 63 anni che faccio questo mestiere e ogni volta che parlavo di Shakespeare mi guardavano tutti perplessi. I risultati del Globe sono la certificazione che ci fidiamo troppo poco del pubblico».

Torni a fare il giornalista, stavolta sportivo. È appena iniziato il campionato di calcio…
«E per la Roma credo ci sia ancora da lavorare, anche se certi momenti mi fanno ben sperare. Il gol di Džeko nella prima partita è stata una boccata d’ossigeno per tutta la giornata. Per ora mi sembra una squadra che fa divertire. Non vorrei ricominciare a soffrire...».

Torniamo alla fiction: la Rai le ha già chiesto di fare «Una pallottola nel cuore 4»?
«No, di solito si aspettano gli ascolti almeno delle prime puntate. Vuole sapere se la farei? Non lo so, la verità è che io ormai vorrei fare “più poco”, come si dice a Roma».

Lo ha già detto altre volte…
«E lei me lo faccia dire, così mi illudo di riuscirci».