Home TvFictionGiorgio Marchesi: «Vi svelo le follie della mia vita”

Giorgio Marchesi: «Vi svelo le follie della mia vita”

Parla il magistrato di "Oltre la soglia", “sedotto” dalla psichiatra Pession. L’attore bergamasco asseconda il nostro gioco e non ha paura di raccontarci le “pazzie” della sua vita

Foto: Nella serie di Canale 5 Giorgio Marchesi interpreta un pubblico ministero un po’ burbero. Fino al 1° dicembre l’attore è al Teatro della Cometa di Roma con lo spettacolo “7 anni”. Poi a gennaio da Caserta inizierà la tournée di “Mine vaganti”, spettacolo diretto (come il film) da Ferzan Ozpetek

20 Novembre 2019 | 17:14 di Solange Savagnone

In Giorgio Marchesi c’è una vena di (sana) follia. L’attore bergamasco, che interpreta il magistrato Di Muro nella fiction “Oltre la soglia”, asseconda il nostro gioco e non ha paura di raccontarci le “pazzie” della sua vita. Ma prima di scoprirle, non possiamo non chiedergli lumi sulla scena in cui il suo personaggio e la neuropsichiatra Tosca (Gabriella Pession) hanno un incontro passionale nel bagno di un locale: «In realtà la scena è stata edulcorata rispetto all’originale».

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Magari era pure la prima scena che giravate insieme?
«Per fortuna no! Ma ce la saremmo cavata, anche se era la prima volta che lavoravamo insieme. Lei è famosa per parlare sempre, non sta mai zitta. Anche dopo lo stop dei registi. E pure io non scherzo. Insieme siamo micidiali. Ci dovevano ordinare di smetterla per poter girare».

Una coppia sopra le righe…
«La cosa interessante è il rapporto non banale che si crea tra i nostri personaggi, molto simili. Il mio pubblico ministero non è un buonista. Mi è piaciuta una sua frase: “Dobbiamo dare giustizia a chi il reato lo subisce”. Anch’io sono convinto che bisogna aiutare chi sbaglia, ma punire a volte è utile per il recupero. L’ho declinato anche nella vita reale: ogni tanto un bel “no” o una punizione possono servire. I miei due figli (Giacomo, 13 anni, e Pietro, 6, avuti dall’attrice Simonetta Solder, ndr) se superano “la soglia” vengono subito sgridati. Non sono un amico, sono un padre severo, a volte duro, su alcune regole non transigo».

Per esempio?
«Sull’uso intelligente e limitato di tablet e cellulari, anche se so che quando io non ci sono magari sgarrano. Il rispetto per gli altri. Dire “grazie” e “prego”. Finire le cose che si iniziano. Cose per me normali, ma che purtroppo si fa fatica a ottenere. L’esempio dei genitori è fondamentale ma ormai non basta: oggi la famiglia è meno influente rispetto agli amici».

Veniamo al nostro gioco sulle “follie”. Il fatto che lei sia dei Pesci, un segno doppio, comporta qualche dualismo nella sua personalità?
«Assolutamente, sì (ride). Non so se sia dovuto al segno o a un mix di cose. Sono cresciuto in un quartiere popolare ma in una famiglia medio borghese. Facevo le vacanze con gli amici in sacco a pelo e senza soldi, poi andavo a St. Moritz. Sono “bipolare” tra la mattina e la sera. Mi alzo salutista, con la voglia di fare sport ed eliminare il fumo. Poi nell’arco della giornata le sigarette aumentano e mi addormento “tossico”».

Lasciare l’università per amore della recitazione è stata una follia?
«Ero uno studente meraviglioso fino a 16 anni, poi è iniziato il declino. Ho iniziato Scienze politiche ma in due anni non ho dato esami e sono partito per il militare. Al ritorno mi sono iscritto a Giurisprudenza e ho dato il mio unico esame, Economia politica, passato con il 19. Ho fatto una fotocopia del libretto pensando che un giorno lo avrei mostrato con orgoglio ai miei figli. Invece oggi ovviamente tacerò e inventerò qualche drammatico evento che mi ha costretto a lasciare gli studi per andare a Londra a fare il cameriere. Quei sette mesi all’estero, però, mi sono serviti per capire che la mia strada era la recitazione».

Da ragazzo ha mai indossato qualcosa di eccentrico?
«Mi sono vestito male per molti anni, però mi piaceva avere qualcosa di particolare. Negli Anni 80 mio padre lavorava in Libia e ogni volta ci portava a casa tuniche e cappelli bizzarri. Ne avevo uno coloratissimo che mettevo con gli occhiali da sole rosa shocking o a goccia enormi, e il giubbotto di pelle. Mi guardavano tutti, però un cappello così l’avevo soltanto io!».

Lei è tifosissimo dell’Atalanta. Pazzie per la sua squadra ne ha fatte?
«Fare crescere due figli atalantini a Roma è una follia, o forse una cattiveria. Per ora resistono, anche se ogni tanto soffrono. Ho un gruppo di amici bergamaschi a Roma con cui vediamo le partite oppure organizziamo le trasferte. Allo stadio canto e mi scateno come Vittorio Gassman (nel film “I mostri”, ndr)».

Per i suoi figli quale follia ha fatto?
«Lo scorso luglio ho portato il grande in un parco divertimenti vicino Roma: stare in coda per ore, al caldo, senza farmi riconoscere è stata una vera pazzia!».

Ha perso la testa quando sono nati?
«Sì, il primo mi ha distrutto psicologicamente. Non avevo idea di come affrontare la paternità, non ero pronto e ho dovuto imparare. Ma è stata un’emozione stupenda. All’epoca io e mia moglie avevamo pochi soldi e nessun aiuto. Con il secondo figlio è stato fantastico. Ha dato equilibrio alla famiglia ed è stato più facile perché eravamo preparati e più sereni, anche lavorativamente parlando».

In amore ha fatto qualche follia?
«Per tre settimane ho vissuto a Bergamo Alta con una ragazza facendole credere di trovarci in una favola».

Oscar Wilde ha detto: «Le follie sono le uniche cose che non si rimpiangono mai». Lei ha rimpianti?
«Sì, qualcuno. A volte sono troppo educato e mi preoccupo di essere ipercorretto con le persone. Invece ogni tanto dovrei mandarle a quel paese e fare quello che sento. Sto migliorando, ma non ho ancora quella libertà mentale, quella dose di follia per farlo».

Allora provi a pensare a una follia che vorrebbe concedersi in futuro.
«Vorrei partire all’improvviso, avvisando tutti dall’aeroporto».