Home TvFictionGiorgio Pasotti: «Ho un punto debole: è la matematica»

Giorgio Pasotti: «Ho un punto debole: è la matematica»

L'attoe recita in "Il silenzio dell’acqua 2" e appena può ritorna dalla sua piccola Maria. «Sul set io e Ambra parlavamo spesso dei nostri figli» racconta. «E di quanto sia bello stare con loro, persino quando c’è da fare i compiti...»

Foto: Giorgio Pasotti in "Il silenzio dell’acqua 2"

26 Novembre 2020 | 8:40 di Giusy Cascio

Giorgio Pasotti torna “sul luogo del delitto” per la seconda stagione di “Il silenzio dell’acqua”, al via il 27 novembre su Canale 5 per quattro prime serate. Così lo ritroviamo nell’immaginario paese di Castel Marciano, nei panni del vicequestore Andrea Baldini. Al suo fianco nella serie c’è Ambra Angiolini, alias la collega Luisa Ferrari. Anche stavolta i due indagheranno insieme su un caso misterioso e lei gli dirà: «Sei in un mare di guai, Baldini».

Che guai dovrà affrontare stavolta il suo personaggio?
«Eravamo rimasti che a casa sua andava tutto bene e che per il suo impegno otteneva anche una promozione. Andrea doveva trasferirsi da Luisa, alla Omicidi di Trieste. Invece torna di nuovo lei in paese, per risolvere l’enigma di un duplice omicidio: madre e figlio adolescente uccisi in modi diversi. Le cose si complicano ulteriormente quando nel bosco viene ritrovata la figlia più piccola della donna, sperduta, indifesa e in stato di choc. Ma non c’è solo il lavoro a preoccupare Baldini».

Anche questioni di cuore?
«L’amore sembra andare a gonfie vele. Andrea chiede alla sua compagna Roberta (l’attrice Camilla Filippi, ndr) di sposarlo, ma all’improvviso dopo 18 anni d’assenza torna a farsi vedere il padre biologico di suo figlio Matteo (Riccardo Maria Manera, ndr), Elio (Stefano Pesce, ndr), e rivendica il suo ruolo. Prima in modo tranquillo, poi in maniera insistente, invadente. Tanto che l’equilibrio familiare si incrina perché Andrea ama moltissimo Matteo, che ha cresciuto dal primo momento come se fosse suo».

E dopo questa crisi nascerà del tenero tra Andrea e Luisa?
«Diciamo che ci sarà un certo avvicinamento, sì, oltre alla complicità professionale».

Baldini è un padre adottivo. In “Io, Arlecchino”, del 2015, lei interpretava invece un figlio con un papà malato. Le piacciono le storie di paternità complesse?
«Molto. Ho trattato il rapporto padre-figlio anche quando ho scritto il soggetto del film “Mio papà”. La paternità è sempre stata un sentimento forte che ho sentito e voluto analizzare. Credo di esserci riuscito bene anche con “Il silenzio dell’acqua”, a giudicare dall’apprezzamento del pubblico. Ha avuto successo anche all’estero: in Francia la prima stagione è stata trasmessa sulla loro terza rete e ha ottenuto ascolti più alti di Montalbano».

Deve tanto al suo papà, Mario, gran maestro di arti marziali?
«Tutto. Se non fosse stato per lui, una volta finita la mia parentesi da sportivo, da giovane cintura nera di karate e poi campione di wushu (disciplina cinese, ndr), non sarei andato a Pechino a studiare quando ancora pensavo di voler fare il medico sportivo. Ed è stato proprio in Cina che ho fatto il mio primo provino da attore. Mio padre, antiquario e musicista, mi ha insegnato anche il valore della bellezza, dell’arte, degli oggetti antichi. Vive tuttora con mia mamma a Bergamo, la mia città, di cui vado orgoglioso per la fierezza e la dignità con cui ha reagito alla tragedia della pandemia. Io ho perso una zia per il Covid e ho nel cuore tutti gli amici, i parenti, chiunque abbia vissuto e stia vivendo con l’incubo della malattia».

A Bergamo ha dedicato “Abbi fede”, il suo secondo film da regista che è disponibile su RaiPlay, dove interpreta un prete. La fede l’aiuta in questo momento storico?
«Sì, è un conforto. Io credo anche se non sono praticante. “Abbi fede” è un lavoro a cui tengo moltissimo, perché la storia esprime il nostro attuale bisogno di solidarietà. Il messaggio è che Dio lo si può incontrare non solo in chiesa, ma nel prossimo, negli altri. E solo rispettandoci e aiutandoci gli uni con gli altri possiamo superare i momenti di difficoltà».

Lei vive a Roma con sua figlia. Che tipo di papà è?
«Sono un papà separato, con tutti i sensi di colpa che questo comporta. Con Ambra sul set parlavamo spesso dei nostri figli e della nostra esperienza di famiglie allargate. Dopo le riprese, ci mettevamo in viaggio la notte pur di poter passare con loro qualche ora, per una cena, un gioco insieme, per aiutarli a studiare... Mia figlia Maria (avuta dall’attrice Nicoletta Romanoff, ndr) ha 10 anni e per me è tutto. Vederla serena è la gioia più grande».

Che classe fa Maria?
«La prima media, per fortuna rientra tra quelli che possono andare a scuola e fare lezione in presenza, pur con la mascherina come è giusto che sia».

La aiuta con i compiti?
«Per forza! Me la cavo abbastanza, tranne che in matematica. E devo dire che anche in questo mia figlia mi somiglia: da me ha preso, oltre ai colori chiari, la mancanza del gene dell’algebra (ride)».

A casa guarderà la serie insieme con la sua compagna Claudia Tosoni e con Maria?
«Con Claudia sì, lei è la mia consigliera, la prima giudice, la confidente. Mia figlia invece di ogni cosa che faccio dice: “Bello!”... ma poi in tv non mi guarda. Credo che sia gelosa, non le va di “condividere” il papà con gli spettatori di tutta Italia».

Come dobbiamo immaginarla mentre veste gli abiti “casalinghi”?
«A casa cerco di fare del mio meglio. Ma Claudia non mi lascia cucinare perché sono un vero disastro».

Almeno i piatti li lava?
«No, ma ci provo. Sui piatti siamo ancora in fase di negoziazione».