Home TvFiction“Gli orologi del diavolo”, Giuseppe Fiorello: «Sono diventato un mago dei motoscafi»

“Gli orologi del diavolo”, Giuseppe Fiorello: «Sono diventato un mago dei motoscafi»

L'attore si infiltra tra i narcos spagnoli nella nuova fiction di Raiuno al via il 9 novembre

Foto: Giuseppe Fiorello: «Mi sono allenato duramente in palestra per questo ruolo e ho fatto 18 settimane di riprese. È stato emozionante, non ho usato controfigure e ho imparato a guidare i motoscafi da gara»

29 Ottobre 2020 | 9:19 di Giusy Cascio

Se vi piacciono le serie d’azione non perdete la nuova fiction “Gli orologi del diavolo”, al via il 9 novembre per quattro lunedì su Raiuno. Girata tra Italia e Spagna, è ispirata alla storia vera di Gianfranco (“Gianni”) Franciosi, raccontata dallo stesso Franciosi, insieme con Federico Ruffo, nell’omonimo libro (Rizzoli, 19,50 euro).

Il protagonista, interpretato da Giuseppe Fiorello, è un bravo meccanico nautico che, dopo essersi trovato invischiato in un traffico di droga internazionale, farà da infiltrato tra i narcotrafficanti spagnoli per aiutare la polizia a catturarli. E questo cambierà il suo destino...

Giuseppe, è a suo agio in una fiction di azione?
«Da sempre avevo il desiderio di recitare in una serie con tanta adrenalina e tanta suspense. Al tempo stesso è una storia delle mie. L’eroe ispirato a Gianni Franciosi, che nella fiction si chiama Marco Merani, è un uomo comune che però ha fatto qualcosa di unico: è un civile che si è infiltrato nei narcos!».

Nella fiction la vediamo guidare i motoscafi: ha preso la patente nautica?
«No, avevo una licenza speciale per le riprese. Ho guidato io, senza usare controfigure, e Gianni mi ha dato tutte le dritte. Mi ha insegnato le manovre della barca da off-shore e mi ha suggerito nelle scene dove montavo e smontavo motori».

Se ne intende di motori?
«Abbastanza, perché questo è un mestiere in cui devi saper fare di tutto. Stavolta mi sono allenato molto, avevo due braccia muscolose di cui, ahimè, ormai si sono perse le tracce (ride). In passato mi sono trasformato in pugile, o in cantante... Insomma, se c’è da pilotare una moto da corsa, lo faccio. L’unica cosa che un po’ mi intimidisce è andare a cavallo. Forse perché quando giravo la fiction su Joe Petrosino una carrozza si è ribaltata e io mi sono rotto il naso, lussato l’omero e ci è mancato poco che rimanessi schiacciato. Ho ancora in mente i cavalli che nitrivano spaventati, pazzesco».

Le piacciono gli orologi di lusso, che nella serie sono il simbolo della fedeltà al clan dei narcos?
«Ho degli orologi belli, classici, che mi sono stati regalati, ma al polso porto modelli più sportivi».

E con il tempo che passa che rapporto ha?
«Non vedo l’ora di invecchiare, per ritirarmi in una casetta in campagna e mandare a quel paese chi mi pare (scherza, ndr). Adesso serve un po’ di diplomazia per il quieto vivere, ma agli anziani, si sa, tutto è concesso».

Il suo personaggio viene catapultato in un contesto pericoloso. Potendo scegliere, lei dove si “infiltrerebbe” volentieri?
«Fra i tavoli della politica, per scoprire se tutto quello che ci dicono è pensato, voluto o... dettato».

Nicole Grimaudo e Claudia Pandolfi interpretano la moglie di Marco e la donna che gli starà vicino quando il matrimonio finirà.
«Ho amato questo avvicendamento di colleghe di grande valore. Con Nicole parlavamo della nostra Sicilia, di quanto sarebbe bello tornarci a vivere. E Claudia, la sera, quando ero stremato dalla fatica di 18 settimane consecutive di riprese, mi incoraggiava: “Dai, Giuseppe, è solo un gioco!”. E pensare che è stata l’ultima cosa che ho girato prima del Covid...».

Ai tempi della quarantena, lei sui social invitava la gente a stare a casa. Nella situazione attuale, molto critica, auspicherebbe un altro lockdown?
«No, sarebbe un disastro».

Lei continua a lavorare, tra mille precauzioni?
«Ho appena finito di girare l’opera prima di Mario Vitale, “L’afide e la formica”, un film che di certo si farà strada nei festival e che spero esca presto nelle sale. Così come mi auguro che la Rai mandi in onda “Tutto il mondo è paese”, la mia fiction sulla storia dell’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, rimandata per troppo tempo».

Nella serie, il suo Marco non può confidare nulla della sua missione segreta alla figlia. Lei e i suoi ragazzi parlate di tutto?
«Anita e Nicola sono grandi, hanno 17 e 15 anni. Sanno che a casa con me possono parlare di tutto. Ma c’è “un metro di distanza” da rispettare: io sono il padre, non sarò mai un loro amico. Però guardiamo insieme le mie cose in tv e spesso mi prendono in giro».

E i suoi fratelli Rosario, Catena e Anna la chiameranno anche stavolta alla vigilia della prima puntata?
«Teniamo fede alle nostre piccole scaramanzie, sì».

L’idea di passare dall’altra parte della macchina da presa la tenta?
«Sto lavorando al mio primo film da regista: “Stranizza d’amuri”, come la canzone di Franco Battiato. È la storia di due ragazzi, due maschi, che si amano negli Anni 70. Non posso rivelare il cast, ma la cosa certa è che io non ci sarò, dirigerò e basta».

E da futuro regista chi le piacerebbe dirigere tra gli attori di Hollywood?
«Ryan Gosling e Jennifer Lawrence. Ma prima vorrei essere diretto io da una regista bravissima, la mia amica Valeria Golino».