Home TvFictionI segreti di “Elisa di Rivombrosa”, ritornata in tv a 17 anni dal debutto

I segreti di “Elisa di Rivombrosa”, ritornata in tv a 17 anni dal debutto

La storica fiction di Canale 5 è ritornata in tv e i protagonisti ci svelano i suoi segreti

Foto: Alessandro Preziosi e Vittoria Puccini in una foto di scena

02 Luglio 2020 | 8:40 di Stefania Zizzari

Era il 17 dicembre 2003 quando per la prima volta su Canale 5 si affacciava, accompagnato da un fruscio di crinoline, lo sguardo timido di Elisa di Rivombrosa, interpretata da Vittoria Puccini. Uno sguardo che si sarebbe trasformato in quello fiero di una eroina settecentesca, in grado di lottare (e vincere) per il proprio amore, il conte Fabrizio Ristori (alias Alessandro Preziosi). Uno sguardo che incassò consensi e ascolti con numeri da capogiro, fino a 12 milioni di spettatori.

Ma “Elisa di Rivombrosa” divenne molto più che un successo televisivo. Divenne un fenomeno di costume, tra vestiti disegnati sulle linee del guardaroba della protagonista, bambole con le sue fattezze, album di figurine. Generò pure una straordinaria ricaduta economica con tour turistici in Piemonte sui luoghi della fiction e alberghi, pizzerie, gelaterie nate per accogliere i fan. Anche noi di Sorrisi siamo rimasti coinvolti dalla magia di quel mondo: il nostro direttore Aldo Vitali trascorse una giornata sul set della seconda stagione, interpretando un avventore di una sala da gioco: ne parla nell’editoriale del numero 26 di TV Sorrisi e Canzoni.

Tutto è nato così
«L’idea iniziale era di fare una serie tratta dal romanzo “Pamela, o la virtù premiata” di Samuel Richardson» spiega la regista Cinzia TH Torrini, «Si sarebbe dovuta chiamare “Pàmela”, con l’accento sulla prima a… Avremmo dovuto girare in inglese, in Irlanda. Cominciai a fare provini in inglese ad attori italiani ma mi rendevo conto che mi orientavo più sulla pronuncia che sull’interpretazione: non funzionava. Abbiamo allora deciso di girare in italiano. Per il titolo ci fu un braccio di ferro tra me e Maurizio Costanzo (allora capo della fiction Mediaset, ndr): lui non voleva aggiungere “di Rivombrosa” sostenendo fosse troppo complicato, ma “Elisa” sembrava il nome di una soap qualsiasi, io la volevo nobilitare. Quella volta la spuntai io. Per l’ultima puntata Costanzo mi inviò una bellissima composizione di fiori con un biglietto: “Avevi ragione”».

Un fan inaspettato
«Erano andate in onda solo due puntate quando un giorno suonò il telefono» racconta la Torrini. «“Pronto, sono Franco Zeffirelli” disse una voce. “E io sono Federico Fellini!” risposi. “Sul serio, sono Franco, volevo complimentarmi con te perché la serie mi piace moltissimo!”».

La coppia perfetta
«Il protagonista maschile avrebbe dovuto essere Alessio Boni» prosegue la Torrini. «Ma poi Marco Tullio Giordana lo scelse per “La meglio gioventù” e lui decise di andare, perché era un ruolo più nelle sue corde. Ricominciai allora con i provini e scelsi Alessandro Preziosi: aveva la fisicità e la personalità giuste. Per Vittoria ci ho messo di più. L’avevo vista già una volta ma era troppo acerba, con poche sfumature nello sguardo. Dopo sei mesi l’ho cercata di nuovo ed era cambiata nel modo giusto: era sbocciata come donna ma manteneva quella ingenuità giusta della ragazza. Ricordo il momento in cui capii di aver scelto la coppia perfetta. Eravamo a cena a casa mia. Alessandro sfiorò il braccio di Vittoria, lei diventò rossa come un peperone e lui prese la scossa…». Non a caso i due protagonisti si innamorarono davvero e dal loro legame 14 anni fa nacque la figlia Elena.

A proposito di provini
«Per interpretare il governatore Ranieri» ricorda Luca Ward «Cinzia mi fece fare il provino in italiano e poi in romanesco, per capire se riuscivo a mantenere l’eleganza del personaggio, che era un duca, anche parlando in dialetto». «Lucrezia Lante della Rovere avrebbe dovuto interpretare Lucrezia Van Necker ma non voleva un personaggio col suo stesso nome» spiega la regista. «Lo modificammo in Virginia. A dieci giorni dalle riprese, però, Lucrezia rinunciò per motivi familiari. Si presentò Jane Alexander, una ragazza un po’ pazzerella, con i capelli corti mezzo centimetro e le scarpe da ginnastica. La portai al trucco e dissi: “Mettetele una parrucca rossa con tanti capelli”. Fece il provino: la perfida e affascinante marchesa Van Necker era proprio lei. E così si tornò al nome Lucrezia».

Che cavalcata!
Le riprese iniziarono il 17 febbraio 2002 a Roma e proseguirono in Piemonte. «Dissi, mentendo, che sapevo andare a cavallo» ricorda Alessandro Preziosi. «E in effetti sembrava che avessi dimestichezza. Ho sempre trascorso i mesi estivi a Capri, sono abituato a muovermi sulla roccia e ho piedi e gambe forti, con le quali agganciavo saldamente il cavallo. Un volta in una discesa impegnativa ho sbagliato intensità di stoccata al fianco del cavallo e prima di partire l’animale si è “impennato”. Io mi arpionai e quando il cavallo prese la fuga, mi feci una lunga cavalcata ricevendo poi l’applauso come alla finale dei 100 metri di una gara olimpionica. Era la quarta volta che andavo a cavallo...». Kaspar Capparoni interpretava il conte Giulio Drago: «Indossavamo il costume per l’80% della nostra giornata, sembrava di vivere in un quadro settecentesco. E quando non avevamo scene da girare c’erano lezioni di equitazione, di scherma e di balli d’epoca». Nella seconda serie è arrivato Sergio Assisi nei panni del barone di Conegliano: «È stato uno dei momenti più felici della mia vita: ero bello, giovane e mentre tutti mettevano le parrucche io avevo i miei capelli lunghi, fluenti e biondi. Adesso invece sono corti e brizzolati».

E quante lacrime...
«Quando girammo la scena in cui Elisa aveva perso il bambino Vittoria doveva piangere» ricorda la regista. «Non riusciva più a fermarsi. Dovemmo interrompere tutto, non poteva smettere di singhiozzare». Le emozioni si sono susseguite nelle 50 settimane di lavorazione. «La scena più toccante» dice Cesare Bocci, alias dottor Ceppi «è stata la morte di Fabrizio. La pioggia forte, le urla di disperazione, io che corro giù per le scale: una scena epica. Ancora adesso a raccontarla mi viene la pelle d’oca».