Home TvFiction“Il commissario Montalbano”, ecco come si girano gli episodi

“Il commissario Montalbano”, ecco come si girano gli episodi

Il regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri ci svelano tutte le regole per girare la fiction

Foto: Luca Zingaretti è "Il commissario Montalbano"

25 Aprile 2019 | 09:05 di Matteo Valsecchi

Nel 2019 compie vent’anni, ma "Il commissario Montalbano" mantiene il suo fascino intatto. E gli ascolti delle repliche in onda al lunedì su Raiuno lo dimostrano: ogni settimana quasi sei milioni di persone non perdono l’appuntamento con Luca Zingaretti. Più volte si è indagato sul segreto di un tale successo. Di certo c’è che per girare ogni scena di Montalbano si seguono regole precise. Come ci spiegano il regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri.

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favola moderna Il primo aspetto riguarda l’ambientazione. «Montalbano va pensato come una favola. Ha sì dei riferimenti alla realtà, ma poi sono storie di pura fantasia. A differenza di serie come Rocco Schiavone, ambientata in una città reale (Aosta, ndr), noi siamo in luogo immaginario e quindi dobbiamo essere più distaccati» spiega Sironi. Perciò si ricorre a una tecnica di ripresa particolare: «Per anni abbiamo usato una pellicola da 35 millimetri che donava alle immagini una sorta di sfarfallio e un colore seppiato. Questo comunica la percezione quasi di essere in un sogno. Adesso siamo dovuti passare alle macchine da presa digitali, ma riproduciamo quello stesso effetto a posteriori».

EFFETTI SPECIALI Il mondo di Montalbano, dunque, vive a parte. Anche ora che Ibla, il quartiere di Ragusa dove viene girato, è una meta turistica. Sottolinea Ricceri: «La piazza del Duomo oggi è piena di ristoranti e macchine. Noi non possiamo mostrarli perché nel nostro universo narrativo non esistono. Quindi studiamo delle inquadrature per “far sparire” i locali, mentre le automobili vengono fatte sgomberare». Nel contrasto tra realismo e immaginazione, dunque, vince la seconda. Per questo motivo lo stesso Montalbano a volte fa cose impossibili: «Per esempio in "Un diario del ‘43", solleva da solo un cadavere in spalla. Un uomo normale non potrebbe farlo. O ancora: mostriamo pochissimo sangue, anche negli omicidi più efferati. Una cosa completamente fasulla, perché il corpo perde tantissimo sangue» riprende Sironi.

TUTTI PER LUCA I movimenti di macchina sono ridotti al minimo. «La maggior parte delle nostre inquadrature sono fisse. Questo valorizza la grande capacità di Luca di muoversi nello spazio.  Le sue camminate con la macchina da presa ferma sono un nostro marchio di fabbrica» spiega il regista. Tutto deve ruotare attorno a Luca Zingaretti. «Non ci devono essere elementi che distraggono lo spettatore. Quindi, se ci fate caso, abbiamo pochissime comparse, si vedono al massimo delle figurine piccole sullo sfondo» prosegue Sironi. Gli stessi dialoghi difficilmente vedono coinvolti più personaggi alla volta: «Al massimo ce ne sono tre o quattro, Montalbano compreso. È una lezione dei giallisti inglesi che Andrea Camilleri e noi abbiamo fatta nostra». Infine c’è l’aspetto degli arredi degli interni. «Attingiamo tantissimo a quello che troviamo in Sicilia. A Ragusa, Porto Empedocle, nella stessa casa di Montalbano a Punta Secca ci sono palazzi con mobili d’epoca straordinari. Per cui, laddove è possibile, cerchiamo di sfruttarli» conclude Ricceri.