“Il commissario Montalbano”, Luca Zingaretti: «Con “Il metodo Catalanotti” cambia tutto». La trama

Il protagonista e regista ci svela i segreti del nuovo episodio in onda l’8 marzo: «Potrebbe essere l’ultimo, ma non è detto»

6 Marzo 2021 alle 17:21

È con un’emozione particolare che Luca Zingaretti parla dell’ultimo giorno di lavorazione de "Il metodo Catalanotti": «Ricordo che abbiamo improvvisato un brindisi sul set, ed eravamo insieme contenti e sgomenti. Contenti per la qualità dell’episodio, che secondo me è uno dei migliori di tutta la serie. Sgomenti per l’assenza di Andrea Camilleri e Alberto Sironi, che erano gravemente ammalati».

Lo scrittore e il regista storico de "Il commissario Montalbano", poi, non ce l’hanno fatta. E così "Il metodo Catalanotti" vede alla regia Zingaretti affiancato a Sironi. «Da un giorno all’altro mi sono trovato a sostituirlo. All’inizio speravo per poco, poi ho capito che non sarebbe tornato più. Nei giorni feriali dirigevo e recitavo e nei weekend lo sentivo al telefono per raccontargli tutto, sperando di non affaticarlo. E Sironi era molto contento del taglio nuovo che abbiamo dato a questo episodio» spiega ancora l’attore nella nostra intervista che anticipa la messa in onda dell’8 marzo.

Perché parla di un taglio “nuovo”?
«Perché con "Il metodo Catalanotti" cambia tutto. In questo romanzo Camilleri ha giocato un bello scherzetto a Salvo, e a tutti noi. Eravamo abituati a pensarlo con certezze granitiche. Per esempio l’amore per Vigata, così forte da spingerlo ad attribuire ad altri i suoi meriti pur di non “rischiare” di essere promosso e trasferito altrove. O il legame con Livia, che era un po’ la sua coscienza, l’unica che potesse fargli certe critiche. E ora il commissario è pronto a rinunciare a entrambe le cose».

Perché?
«Ma per amore, è chiaro. Salvo perde completamente la testa per una poliziotta (Greta Scarano). La sua freschezza e sensualità lo travolgono. E quando lei gli ricorda che dovrà tornare al Nord, lui è pronto a lasciare tutto per seguirla».

Proprio quello che non ha mai fatto per Livia...
«Tra Salvo e Livia ci sarà un dialogo telefonico davvero intenso. È una delle scene di cui sono più orgoglioso. Una di quelle dove, come dicevo, dovevamo cambiare tutto. Perché i toni di Montalbano sono quelli della commedia dell’arte, pensate solo al personaggio di Catarella... Questa volta ci voleva un tocco più drammatico. Vediamo se alla gente piacerà o se mi correranno dietro per picchiarmi! (ride)».

Per ora sono tutti spaventati che questo sia l’ultimo episodio della serie. Il sindaco di Noto (la fiction viene girata nel ragusano e nel siracusano) ha lanciato un appello perché la saga de "Il commissario Montalbano" continui.
«La verità è che tra la perdita di Sironi e Camilleri e poi la pandemia siamo sotto shock. Non c’è stato il tempo di prendere una decisione definitiva. Certo, tutto questo affetto potrebbe anche spingerci a continuare. Ci sono ancora due libri di Camilleri che non sono stati portati sullo schermo ("Il cuoco dell’Alcyon" e il capitolo finale della saga, "Riccardino", ndr)... Cominciamo a vedere come viene accolto questo episodio. Poi decideremo».

Il metodo Catalanotti - La trama

Carmelo Catalanotti è stato assassinato con una pugnalata al petto, ma quest’ammazzatina, fosse anche solo per la strana compostezza della salma e l’assenza di sangue, presenta subito qualcosa di strano. Presto Montalbano scopre che la vittima era uno strozzino, benché a suo modo “equo” o almeno non particolarmente esoso. Ma Catalanotti non era solo un usuraio, era anzitutto un fervente e originale artista di teatro, anima e fondatore della Trinacriarte, attivissima compagnia di teatro amatoriale di Vigàta.

La Trinacriarte non è una semplice filodrammatica, buona parte dei suoi soci sono letteralmente posseduti, quando non addirittura invasati dalla passione per il teatro. Carmelo Catalanotti era il guru di questo gruppo, un guru che sapeva essere geniale, ma anche crudele e sadico. Tanto che Montalbano si rende conto che proprio nella sua concezione dell’arte tragica e del suo personalissimo e inquietante Metodo è la soluzione del mistero della sua morte.

A complicare questo già non facile caso ci si metterà l’incorreggibile Mimì Augello che, nel tentativo di sfuggire al marito cornuto della sua ennesima amante, si imbatterà in un cadavere che sorprendentemente non riuscirà più a ritrovare.

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