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11 Maggio 2018 | 11:48

«Il confine»: una fiction per ricordare la Grande Guerra

A 100 anni dalla fine del Primo conflitto mondiale una serie su Raiuno racconta il dramma di tre giovani amici di Trieste

 di Paolo Fiorelli

«Il confine»: una fiction per ricordare la Grande Guerra

A 100 anni dalla fine del Primo conflitto mondiale una serie su Raiuno racconta il dramma di tre giovani amici di Trieste

Foto: Filippo Schicchitano con Caterina Shulha in una scena de «Il confine»

11 Maggio 2018 | 11:48 di Paolo Fiorelli

Sono passati cento anni, ma a Trieste e dintorni è ancora vivo il ricordo della guerra combattuta sul confine tra l’Italia e l’Impero Austro-Ungarico che lasciò sul campo più di un milione di soldati. Quel conflitto sconvolse la vita di tutti, militari e civili, compresi migliaia di giovanissimi che si ritrovarono in trincea a soli 18 anni. Ora una fiction di Raiuno (in onda il 15 e il 16 maggio alle ore 21.25) racconta la storia di questa «generazione perduta». Si intitola «Il confine» ed è ambientata proprio a Trieste, il luogo che (assieme a Trento) fu al centro delle rivendicazioni italiane durante la Prima guerra mondiale: roccaforte degli Austriaci all’inizio delle ostilità, passò all’Italia dopo tre anni di combattimenti che insanguinarono un fronte che andava dal mare della città fino alle vette innevate delle Dolomiti.

Foto: Massimo Popolizio, con il cappello in mano: è il generale Cadorna

Trieste era (ed è ancora) un crogiuolo di lingue, culture e nazionalità diverse, rappresentate nella fiction dai tre giovani protagonisti. Bruno Furlan (interpretato da Filippo Scicchitano) è un ragazzo spensierato, figlio di un lavoratore del porto, innamorato dell’ebrea Emma (Caterina Shulha). Benché italianissimo, si ritroverà a combattere nelle file dell’esercito austriaco, arruolato a forza e come tanti altri ragazzi costretto a sparare sui propri connazionali; poi, a rischio della vita, diserterà e passerà all’esercito italiano, spronato anche dall’esempio del fratello Ruggero (Alessandro Sperduti). Bruno però è anche legato da una sincera e profonda amicizia a Franz (Alan Cappelli Goetz), il figlio di un ufficiale austriaco, avversato dal padre per il suo animo pacifico. Amante dell’arte e della poesia, Franz sarà costretto a combattere una guerra in cui non crede. A complicare ulteriormente l’intrigo di passioni e contrasti c’è il fatto che anche Franz è innamorato di Emma...

«So bene che questo conflitto è già stato raccontato da capolavori come “La grande guerra” di Mario Monicelli e “Orizzonti di gloria” di Stanley Kubrick. Ma l’originalità di “Il confine” è nel concentrarsi sull’innocenza dei giovani protagonisti, ragazzi con tutta una vita davanti, i cui sogni e speranze furono spezzati per sempre da una carneficina decisa da capi inadeguati e impreparati» spiega il regista Carlo Carlei. Che, per ottenere la massima accuratezza nella ricostruzione di armi, uniformi e trincee, ha chiesto la collaborazione dell’Esercito italiano e in particolare di Stefano Rossi, ufficiale degli Alpini, saggista e scrittore. E dei tre protagonisti Carlei dice: «Li ringrazio per il talento e la sensibilità che hanno infuso nella mia storia. Sono ragazzi di cui si parlerà molto in futuro e per me è stato un piacere e un privilegio dirigerli all’alba delle loro carriere: sono certo che saranno luminose».

Per capire meglio la storia fate un ripasso di... storia

Foto: Ecco come cambiò il confine dell’Italia dopo tre anni di combattimenti della Prima guerra mondiale. Attenzione, però: il confine cambiò ancora alla fine della Seconda. Caporetto, per esempio, oggi è in Slovenia

Dopo aver rotto l’alleanza che li univa, l’Italia dichiarò guerra all’Impero Austro-Ungarico il 23 maggio 1915.
Gli obiettivi principali erano la «riconquista» di Trento, Trieste, Gorizia, Fiume e dei loro territori, considerati italiani di fatto.
La linea del fronte si sviluppava per 655 chilometri: dal Passo dello Stelvio a nord-ovest fino alla foce del fiume Isonzo a est.
Dopo 11 sanguinose offensive con conquiste modeste (le «battaglie dell’Isonzo»), dal 24 ottobre 1917 l’esercito italiano fu travolto a Caporetto e ripiegò sul Piave, dove resistette eroicamente al rischio di una disfatta definitiva.
L’offensiva decisiva cominciò il 24 ottobre 1918 (battaglia di Vittorio Veneto) e portò alla resa degli Austro-Ungarici il 4 novembre.
In tre anni di guerra Italia e Austria ebbero un numero di perdite militari quasi uguale: circa 650 mila morti per parte.  
Le vittime civili (comprese quelle dovute a carestie ed epidemie innescate dalla guerra) furono oltre un milione tra gli italiani e oltre 460 mila tra gli austriaci.
Grazie a una legge del 2001, molte trincee, forti e camminamenti sul fronte sono stati recuperati e si possono oggi visitare. Per non dimenticare.