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Il ritorno di Montalbano, la parola a Luca Zingaretti

A tu per tu con l'interprete del commissario più amato dagli italiani

Foto: Luca Zingaretti  - Credit: © Fabrizio Di Giulio

29 Febbraio 2016 | 18:17 di Paolo Fiorelli

Luca Zingaretti è un tipo roccioso. Seduto alla scrivania del suo studio romano sembra Montalbano al commissariato: gentile, ma duro come un mattone. Capisci subito che non c'è verso di tirarlo per la giacchetta o di farlo parlare di quel che non vuole (la vita privata, per esempio). E quando si incavola, si incavola proprio come il suo commissario. Ma cos'è che, per dirla con Camilleri, gli ha fatto «girare i cabasisi»? «Mi sono stufato di tutte queste repliche! La Rai usa Montalbano come il jolly acchiappatutto. La concorrenza ha il "Grande Fratello"? Mettiamo Montalbano. C'è la partita di Champions? Mettiamo Montalbano. Poi finisce che il personaggio perde freschezza, no?»

Per fortuna che adesso arrivano due episodi nuovi, il 29 febbraio e il 7 marzo...
«Era ora. Ma non mi chieda di scegliere, perché li amo molto entrambi».

Nel primo, «Una faccenda delicata», la vittima è una prostituta settantenne. E spunta anche un sospetto pedofilo. Non sarà troppo per il pubblico di Rai1?
«Mah, a me la figura della prostituta settantenne fa tenerezza. Poi mio nonno diceva sempre: "Ricordati che una donna di strada, prima di essere una prostituta, è una donna". Tutto dipende dal tono con cui si raccontano le cose. E quello di Camilleri è un tono rispettoso, letterario, addirittura poetico».

È questo il segreto del successo?
«Di una cosa cono convinto. "Montalbano" è più che tv. È letteratura e filosofia. L'elemento giallo è solo un espediente per raccontare il mondo con gli occhi di un grande scrittore. E poi, vede, se gli inglesi hanno "Downton Abbey", da noi c'è Montalbano. Ormai siamo un prodotto tipico, siamo Docg, Dop, Igp... Siamo come la bresaola della Valtellina o il Brunello di Montalcino. Per questo andiamo fortissimo anche all'estero. E vogliamo dimenticare il lavoro del regista Alberto Sironi, degli altri attori e di tutte le maestranze? La nostra è una grande squadra».

Ma il bomber è lei.
«Questo è un dato di fatto. Ci ho messo l'anima, e del resto ogni attore regala un po' di sé al personaggio che interpreta. Ma più che il bomber mi sento lo skipper. Ha mai sentito uno skipper a fine regata dire "ho vinto" anziché "abbiamo vinto"? Io faccio così, e mi sa che sono l'unico, in Italia».

A proposito, nella squadra c'è una nuova Livia.
«Sono così felice che Sonia Bergamasco si sia unita a noi. Con lei il personaggio avrà finalmente lo spazio che merita. Livia l'avevamo un po' trascurata, ridotta al ruolo di dolce impiccio E io dicevo: "Ma insomma, perché un commissario così figo si deve portare dietro questa rompi...?" Ora si capirà».

Invece Catarella continua a far sfracelli. Nell'Italia «meritocratica» non dovrebbe licenziarlo?
«Scherza? Catarè fa parte della squadra. E sarà anche una squadra Brancaleone, ma funziona, perciò non si tocca. Una delle mie scene preferite è quando Montalbano alza il telefono e chiama un pari grado che aveva maltrattato il povero Catarella. "Non azzardarti mai più a trattarlo così...". Gli fa un cazziatone da paura».

Anche Augello, via, sempre lì a fare il dongiovanni... Nel nuovo episodio prende pure una bella cantonata.
«Ma allora insiste? Gliel'ho detto, quello che conta è la squadra».

È lei che insiste con le metafore sportive. Mi sa che qui parla il calciatore che a 18 anni lasciò la squadra del Rimini per fare l'attore. Dica la verità, fu una scelta sofferta?
«Soffertissima».

Ci pensa mai a cosa sarebbe successo se...
«Tutti i giorni».

E allora?
«È con quelle scelte che si diventa adulti. E poi gioco ancora nella Rappresentativa Italiana Attori. Solo che adesso mi vogliono spostare sulla tre quarti, dove arrivano pochi palloni... Non mi va. Io mi sento un mediano: voglio sporcarmi di fango, buttarmi sempre nella mischia. Anche nella vita».

Anche a casa sua «Montalbano» si guarda in famiglia, tutti seduti sul divano in religioso silenzio?
«Beh, guardi che quando la puntata arriva in tv io l'ho già vista 72 volte. Però sì. E mi appassiono anche molto. Lo capisco dal fatto che, quando arriva la pubblicità, mi girano davvero i... cabasisi».