Home TvFictionLa compagnia del cigno, Leonardo Mazzarotto: «Se va male ho il violino»

La compagnia del cigno, Leonardo Mazzarotto: «Se va male ho il violino»

Nella fiction si chiama Matteo, ha 17 anni e studia violino al Conservatorio di Milano. Nella vita reale di anni ne ha 20 e studia davvero violino e pianoforte al conservatorio

Foto: Leonardo Mazzarotto

21 Gennaio 2019 | 09:05 di Giulia Ausani

Nella fiction «La compagnia del cigno» si chiama Matteo, ha 17 anni e studia violino al Conservatorio di Milano. Nella vita reale si chiama Leonardo Mazzarotto, di anni ne ha 20 e studia davvero violino e pianoforte al conservatorio.

In queste settimane ti vediamo in tv, ma dove sei stato finora?
«Sono uscito dal liceo musicale meno di due anni fa e ora continuo gli studi».

La passione per la musica quando è nata?
«Già dai primi mesi di vita. Mio padre è un musicista e da subito mi ha guidato all’ascolto musicale con un repertorio che andava dalla classica al jazz e al pop».

Quando hai iniziato a suonare il violino?
«Alle medie. Ho fatto le scuole musicali e il violino era la mia ultima scelta, ma gli insegnanti me l’hanno consigliato perché secondo loro avevo l’orecchio adatto. Ho iniziato un po’ a malincuore ma poi me ne sono innamorato e ho capito che era davvero lo strumento giusto per me».

Come sei entrato nel mondo della recitazione?
«Per caso. Avevo fatto qualche spettacolo musicale ma niente di più. Avendo già intrapreso la strada del violino, pensare di dedicarmi anche alla recitazione mi sembrava impossibile».

Qual è l’aspetto migliore di questo mestiere?
«La possibilità di essere sempre qualcuno di diverso».

Cos’è più facile, la musica o la recitazione?
«Nessuna delle due è facile, ma forse la musica richiede una maggiore base tecnica, senza quella non puoi esprimerti. La recitazione può essere più spontanea, almeno all’inizio. Anche se poi per diventare grandi bisogna studiare».

Vuoi fare l’attore o il musicista?
«Sto cercando di tenere il piede in due scarpe. Ho bisogno ancora di un po’ di tempo per capire ma non mi sento di abbandonare completamente nessuna delle due».

Come stai vivendo la popolarità?
«Per ora bene, soprattutto perché tanti musicisti mi hanno fatto i complimenti. È una cosa rara in un ambiente così competitivo, significa tantissimo per me».

Cosa diresti al te stesso di cinque anni fa?
«“Non mollare assolutamente: la musica ti porterà dove neanche ti immagini”».